Trasferimento di Padre Domenico. Padre Piergiovanni Sanfilippo ci risponde

Pubblichiamo la replica di Padre Piergiovanni alla nostra risposta, in cui con fermezza respingevamo le argomentazioni che motiverebbero il trasferimento di Padre Domenico. Apprezziamo i chiarimenti e la pacatezza e accogliamo l’invito ad approfondire alcuni passaggi della vicenda, cosa che tenteremo di fare al più presto direttamente con Padre Domenico, pubblicando la sua versione dei fatti sulle accuse che gli vengono mosse.


Caro Direttore,

ho letto la sua preannunciata replica alla mia lettera del 28 giugno u.s.

Con la presente voglio ribadire, nel rispetto del suo dissenso “ideologico”, che il motivo e il senso del mio intervento con la mia lettera del 28 giugno u.s. non era quello di darle lo spunto per le ormai reiterate accuse ai frati per i “presunti”(a tutt’oggi tutti da dimostrare con prove autentiche) abusi e ingiustizie commesse a S. Giovanni Rotondo, ma di rispondere ai vari messaggi riscontrati sul Web (facebook, Castelbuono.org, …) dove si utilizza anche il termine “punire” nella circostanza del trasferimento da Castelbuono di P.  Domenico.

Pertanto, con pacatezza e semplicità, per amore alla Verità e in difesa di persone innocenti  che continuano ad  essere calunniate e infangate, ribadisco:

  • Il motivo del lungo e “sofferto” silenzio dei Frati sulla vicenda è dovuto a scelta cristiana di prudenza, pazienza ecarità, e non certo a vigliaccheria, omertà o ammissione di colpa.
  • Il   trasferimento   di   P.   Domenico   non   è   dovuto   al   fatto   che   egli, fondandosi su   proprie   convinzioni personali, avesse difeso la sig.ra Anna Verde, ma alla circostanza di avere egli abusato della fiducia dei Superiori, riprendendo e registrando con telecamera nascosta il Ministro Generale, in maniera subdola e a sua insaputa, e poi consegnando il tutto  a emittenti televisive;
  • Inoltre P. Domenico ha rilasciato dichiarazioni ad emittenti televisive, mettendo i frati di s. Giovanni Rotondo in cattiva luce, gettando fango, recando sofferenza e smarrimento nell’Ordine, deturpandone efalsificandone   l’immagine   di   fronte  a   molti  telespettatori,   non   dimostrando   al   presente   alcuna resipiscenza.

(L’aggettivo “criminoso”, usato virgolettato, non era riferito alla persona di P. Domenico, quanto piuttosto al suo comportamento, ed applicato in senso tecnico-giuridico e non nell’accezione corrente, senza perciò alcuna volontà di giudizio e/o di condanna).

Oggi aggiungerò – circostanza “volutamente” omessa nella lettera precedente – che P. Domenico continua a lanciare, nei miei confronti  e nei confronti di altri, calunnie e falsità inimmaginabili, indicibili e semplicemente deliranti. In una mia lettera indirizzata allo stesso  P. Domenico, e, soprattutto, nel Memoriale che ho consegnato ai miei Superiori, sono elencate le insinuazioni, le falsità, le calunnie e i deliri di una persona che ho voluto bene,rispettata e stimata, e che  oggi anche a me riserva un comportamento immeritato. Infatti, sin da quando seppi del suo trasferimento a Reggio Calabria, gli sono stato vicino con l’affetto, mediante visite e  con continue telefonate.

Non so se lei, Direttore, sia a conoscenza che io in principio, credendo in buona fede alla versione dei fatti riferiti da P. Domenico (io non avevo visto la trasmissione scandalistica de “Le Iene”, né ero stato prima del febbraio 2016 a S. Giovanni Rotondo), mi sono schierato a favore della sig.ra Anna e delle sue sorelle. Ad esse ho offerto tutta la mia solidarietà, e il mio aiuto anche economico. Le ho ospitate nella mia Casa di Accoglienza, all’insaputa dei miei Superiori, ponendomi anche contro chi mi metteva in guardia, e che, oggi lo riconosco col senno del poi, aveva ragione. Io mi sono interessato, eludendo l‘invito dei Superiori che mi esortavano vivamente a non inserirmi in una vicenda che già troppa sofferenza aveva procurato al nostro Ordine, perché la sig.ra Anna  acquistasse casa aTroina; e se avesse voluto le avrei offerto anche il lavoro. Poi improvvisamente e inspiegabilmente sono diventato complice dei frati, “mafiosi e corrotti”, di S. Giovanni Rotondo, e sicario per la rovina di Anna Verde, con accuse e calunnie assurde e incredibili! Per il grande rispetto che nutro nei confronti di P. Domenico e della sig.ra Anna non aggiungerò altro. Ma se lei volesse, da uomo a uomo, e da solo a solo, le potrei dare elementi più particolareggiati.

La mia lettera del 28 u.s., inoltre, conteneva un passaggio importante, che avrebbe dovuto, a mio avviso, “stimolare” ancora la sua ricerca “sull’altra campana”, e così avere  elementi utili per un giudizio più equo sui fatti. Il passo della lettera recita: “Nelle settimane scorse, a seguito di alcune lettere inviate da P. Domenico Costanzo a me e ad altri, gli ho inviato in risposta una lettera da cui, indiscutibilmente e inequivocabilmente, si evincono verità e personalità ben diverse da quelle cheL’Espresso e/o altri hanno potuto riassumere”.

Relativamente alla misericordia “maltrattata o violata”(P. Domenico), sono sicuro che se lei fosse venuto a conoscenza dei documenti sopra accennati, mi avrebbe data la stessa risposta di una persona, cara a P. Domenico e a me, e che riferisco: “Caro Piergiovanni, solo una persona saggia come te ha potuto sopportare le angherie messe in campo…. La verità naturalmente sta emergendo e, quindi, anche gli inganni e i mezzucci. Ti sono profondamente vicino “. Un’altra persona, un familiare di P. Domenico, che su facebook accusava i frati di aver “punito” P. Domenico, a seguito di una mia lettera recapitatagli,  ne ha ritirato il messaggio. Molte persone coinvolte nella vicenda, calunniate e infangate ingiustamente, sono state da me a stento trattenute finora per non adire le vie legali. Ma sino a quando? Per quanto P. Domenico  ha scritto e detto contro di me, ho perdonato e rimetto la mia causa nelle mani di Dio; ma non ho potuto tacere sulle calunnie e falsità contro gli altri.

Sig. Direttore, anch’io “faccio fatica a credere”, e mi domando come mai Lei, di fronte ad un’accusa grave e decisiva per iltrasferimento di P. Domenico, quella cioè della telecamera nascosta che ha ripreso il Ministro Generale, non abbia sentito il “dovere” di indagare più approfonditamente, anziché liquidare la cosa semplicemente come “improbabile”. -“Perché non chiede a P. Domenico, che gli potrà rispondere?!”- mi ha fatto notare un ospite, uno dei tanti semplici della mia Casa di Accoglienza.

Per quanto riguarda, poi, le “capacità nell’operazione di spionaggio”, le posso assicurare che il “tecnico e consulente” di riferimento di P. Domenico è abbastanza abile in tali operazioni! Le dirò uno scoop: questo tecnico voleva coinvolgere anche me in una simile operazione!

Oggi vorrei anche rivolgere un appello: per l’amore e la stima che ci legano a questo “piccolo grande uomo”, nellaVerità e nella Carità, aiutiamolo a liberarsi “dalla sua stessa ragnatela, in cui è avvinto”.

Nel ringraziarla per la sua bontà e pazienza nel leggermi e ospitarmi nel suo giornale, desidero concludere con due dei tanti messaggi di solidarietà ricevuti in questi giorni a seguito della pubblicazione della mia lettera. Il primo (i nomi sono evidentemente di fantasia) così recita: ”Salve. Sono Lucia. Ho avuto il suo numero da Carmela. Grazie per quello che ha scritto su Castelbuono.org. In esse ho letto la verità. Le ho sempre dette a P. Domenico a cui io e mio marito siamo stati legati per vent’anni e che lui ha completamente dimenticato perché gli dicevamo queste cose. Grazie Padre. Lei sicuramente non si ricorda di noi, ma a Troina siamo venuti diverse volte col Padre. Un grazie ancora. Lucia e Pietro”. Il testo del secondo messaggio è il seguente: “Finalmente!!!!!!!(sic!)la verità nella carità con spirito evangelico. L’OFS (Terz’Ordine Francescano) di Castelbuono la ringrazia e apprezza molto il suo coraggio. A lei tutta la nostra solidarietà e la nostra stima. Pace e bene.

Sig. Direttore, sarò sempre a disposizione per quanto di buono e di utile potremo fare.

La saluto distintamente.

P. Piergiovanni Sanfilippo

P.S. E’ mia intenzione d’ora in poi di non rispondere né replicare ad alcuno, preferendo, secondo i “miei principi evangelici”, ritirarmi nel mio silenzio, “infranto” solo dal dolore e dalla sofferenza, dalla preghiera, dalla fiducia e dalla speranza.

Solamente la difesa della Verità e degli innocenti potrà richiamarmi.