Partito Democratico: “Una comunità si mobilita per il suo teatro e il suo futuro”

Il Partito democratico incontra l’assemblea cittadina promossa dal comitato Le Fontanelle per la restituzione alla città del suo storico Teatro e rivendicare la propria identità e la propria idea di futuro. Dell’intensa assemblea moderata da Francesca Cicero, riportiamo il testo di alcuni interventi che possono rappresentare efficacemente la volontà della città di tutelare e riaccendere una secolare tradizione culturale. Hanno aperto l’incontro i saluti del segretario del Circolo di Castelbuono Vincenzo Capuana, del presidente della Direzione regionale Antonio Ferrante e dell’on Antonello Cracolici e del . Nel corso dell’Assemblea sono intervenuti il segretario regionale Anthony Barbagallo e Manlio Mele responsabile del dipartimento cultura della Direzione regionale. Ha concluso i lavori il segretario provinciale Rosario Filoramo. Sul canale youtube del partito la registrazione dell’assemblea trasmessa in diretta la sera del 27 dicembre 2020.

LE FONTANELLE: UN VERO TEATRO PER UN CENTRO POLICULTURALE
di Paolo Cicero

Il Comitato per Le Fontanelle di cui faccio parte, condivide da sempre l’indirizzo poli-culturale per Le Fontanelle, in contrasto con l’indirizzo poli-funzionale voluto da Amministrazione e progettisti. Proverò a chiarire che non è un gioco di parole ma è una differenza sostanziale.

Fin dalla sua formazione nel 2016, il Comitato porta avanti l’obiettivo di un VERO TEATRO a Castelbuono. Il concetto di VERO TEATRO è poli-culturale per eccellenza nel senso che un luogo dove si può fare Teatro può ospitare a maggior ragione qualsiasi tipo di evento culturale e artistico. Ma un VERO TEATRO è tale se ha caratteristiche indispensabili. Non perché le reclama il Comitato o fumose destinazioni d’uso che non esistono, ma perché lo esigono i criteri oggettivi richiesti dalle attività artistiche che deve ospitare:

  1. Attrezzatura scenica con: sipario, arlecchino mobile per adattarsi alle scene, 3 americane (luci e scene) spazi e predisposizioni per le quinte, fondali, panorama scenico
  2. Palcoscenico con dimensioni minime di 9lu x 9la  x 5h 
  3. Camerini e bagni accettabili per gli artisti 
  4. Capienza adeguata per Castelbuono: 350 posti sono ottenibili mantenendo la galleria
  5. Pavimento della platea con adeguata inclinazione per garantire buona visibilità dal fondo
  6. Poltroncine fisse al pavimento. Questo lo richiedono anche le norme di sicurezza vigenti per qualsiasi evento al coperto.

Di contro un VERO TEATRO NON ha bisogno affatto di:

  1. Un foyer spropositato rispetto al corpo del teatro e fine a se stesso
  2. La strada progettata lato Madonna della Catena, per l’accesso al foyer 
  3. Una intera parete vetrata 

Queste ultime tre cose incidono notevolmente dal punto di vista economico e non hanno costrutto, non essendo funzionali al VERO TEATRO, 

Purtroppo il primo sguardo sul progetto esecutivo sembra confermare che non si sta perseguendo un VERO TEATRO. Ecco alcuni punti, non esaustivi dato che l’analisi non è ancora completa. 

L’attuale progetto prevede l’inclinazione del pavimento della platea, per migliorare la visibilità in fondo. Ma qui finiscono le notizie positive.

La galleria prevista è notevolmente ridimensionata e richiede il prezzo di servitù non sostenibili dato che la sua scala di accesso insiste sulla platea piuttosto che sul foyer, che sembra ancora più inutile se non vale come disimpegno di tutti gli ambienti. 

Il palco è pensato (progettato sarebbe una parola grossa al riguardo) con pedane modulari di tipo flexstage, con altezza massima di 1 m e 40, piedi obliqui regolabili in altezza, come i tavolinetti dei bar di una volta per intenderci. Su un palco così, capite bene che non c’è possibilità di impianto di attrezzature sceniche: niente sipario, niente arlecchino mobile, niente quinte, niente panorama scenico, niente americane, solo un traliccio a vista, da parete a parete, per le luci.

Niente di niente anche perché non sono previsti arredi in generale, nemmeno le poltroncine. Gli elaborati recitano testualmente e più volte: “La fornitura degli arredi non è compresa in questo progetto e quindi nell’appalto.”

Non sono previsti camerini per gli artisti: al loro posto, nel sottopalco, hanno preferito alloggiare bagni pubblici a cui si accede dalla fine di Via S. Anna. 

Di fronte al Castello è confermata la parete vetrata le cui infiltrazioni luminose, ostacoleranno le rappresentazioni e non potranno essere eliminate da nessun tendaggio. Senza pensare che l’esposizione a nord implica potenziali difficoltà di acustica, di climatizzazione e di condensa.

Il VERO TEATRO è alla base dell’IDEA di CULTURA POPOLARE del Comitato. Un’IDEA questa affatto vecchia, che sostiene che un progetto con i REQUISITI espressi sarà a suo agio nell’ospitare, oltre alle rappresentazioni teatrali, ciò che il panorama culturale richiede: eventi musicali, eventi coreografici, cinema, conferenze, mostre, kermesse popolari come il Veglione, spazi di supporto per il vicino Museo Civico o per altre manifestazioni di carattere culturale. Si parte dal Teatro per dare spazio a tutte le arti rappresentative e le esigenze espositive e di supporto aventi connotati culturali. Questa è l’essenza poli-culturale. 

La differenza di intenti, in sintesi, è tutta qui: Amministrazione e progettisti, con il loro poli-funzionale, hanno progettato un nuovo edificio costruito su un’anima culturale evanescente o peggio; il Comitato parte da un’anima poli-culturale precisa e vuole un edificio costruito attorno a questa anima. 

Concludo cercando di chiarire che se Amministrazione e progettisti andassero davvero verso il VERO TEATRO, il Comitato tornerebbe a condividere coerentemente. Il Comitato non si schiera CONTRO nessuno, come si vorrebbe far credere. Si schiera solo per il VERO TEATRO. Se questo richiede di contestare chi punta ad un’idea informe senza nemmeno motivarla, allora sì: il Comitato contesterà quell’idea, basandosi sui fatti, con tutta la dialettica di cui è capace, anche con toni veementi talvolta ma mai per partito preso e senza offendere alcuno, contando solo sulla forza delle idee, sentite, disinteressate e popolari.

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