“Pasqua e vita nuova”. Il significato cristiano del passaggio, a cura di Fr. Domenico Costanzo

Nel contesto del pensiero augurale di Pasqua (ndr: su Facebook, 12.04), ho parlato del cammino naturale del cristiano nella dinamica del suo essere legato a Cristo Gesù e chiamato a riproporre l’immagine di Lui, nella esperienza della propria vita, in seno alla società. Però, nel concreto, bisogna riconoscerlo, la vita cristiana, come viene vissuta, non esprime, oltre il passaggio, la soddisfazione di una vita più impegnata ed entusiasmante dal sapore tipicamente Pasquale. Per questo ho voluto evidenziare il passaggio pasquale, rappresentato dalle tre esperienze di passaggi tipici e rivoluzionari e significativi, che, nella realtà cristiana, hanno il loro peso e significanza: Pasqua-passaggio del popolo Ebraico, dalla schiavitù dell’Egittto, alla pienezza di popolo libero; Pasqua-passaggio di Gesù, dalla morte alla Risurrezione e glorificazione; Pasqua-passaggio del cristiano, dal peccato alla Grazia, a una vita più significativa ed esultante. 

Ogni Pasqua, quindi, vissuta col criterio di passaggio consapevole verso una situazione migliore, suppone una esperienza che comporta l’impegno di raggiungere il meglio possibile, rispetto alla situazione precedente. Infatti, una esperienza pasquale che non comunica niente di nuovo, se non un gesto o passaggio muto, dove è chiaro che sono state poste le condizioni: Confessione, Messa, Comunione e altre pratiche, ma, tutto sommato, non se ne avverte, né il senso, né il valore di un passaggio deludente, che ha lasciato il tempo che ha trovato, quindi nessun elemento di novità, quasi che si fosse fatto un passaggio di forma, di abitudine, un gesto di tradizione, freddo e per niente efficace, oltre che privo di quella luminosità di una Pasqua di freschezza e di crescita di fede, che fa trasparire una carica di grande tripudio e di entusiasmo 

E’ un discorso, questo, che va puntualizzato … un tema da ritrattare con molta diligenza, in una catechesi rinnovata e puntuale. Infatti, mi è capitato di fare diversi sondaggi, in diverse situazioni e luoghi, con una domanda semplice e netta.
D/ Tu sei cristiana/o? R/ Sì, certo. D/ E che cosa significa per te essere cristiana/o? R/ Andare a Messa, dire la preghiere, comportarsi bene, fare elemosina … D/ Ma la parola cristiana/o, cosa vuol dire … a quale parola si riferisce? … E’ inutile insistere … si fa grande fatica per arrivare alla parola chiave che è Cristo … Quindi cristiana/o … sì … Ma, senza Cristo. 

Purtroppo nella tradizionale pratica della vita cristiana, c’è grande confusione e una grave assenza di segni comportamentali e modi di essere ed operare, da cui si possa individuare il cristiano da chi non lo è. E’ Provvidenziale, in merito, l’esempio che ha portato Gesù stesso quando ha detto: “da questo vi riconosceranno, che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri“. L’Amore reciproco, quindi è il segno tangibile del discepolo di Gesù, che ha voluto puntualizzare, il suo pensiero, con queste parole: “io vi ho dato l’esempio perché voi facciate altrettanto … imparate da me”. Il cristiano, quindi, è colui che ha l’orecchio teso a ciò che dice il Maestro, e l’occhio vivo per guardare che cosa fa e come si muove il Maestro. Ma, per essere più sicuri e sempre bene informati, ci ha lasciato un codice, che si chiama Vangelo, codice che non corrisponde agli altri codici costruiti dagli uomini ( civile, penale … ) che vanno interpretati dagli avvocati… Il Vangelo non va interpretato, perché è Parola di Dio, racconto dell’esperienza umana, vissuta dal Maestro, pubblicamente, nell’arco di tre anni, ed è quella che è. 

E diciamolo pure, come il Maestro stesso ci ha insegnato, il Vangelo va mangiato e digerito cosi, come si fa col pane, che viene mangiato e digerito e il risultato è che ti ha saziato e ti ha dato salute ed energia. Così il Vangelo, va mangiato e digerito per regalarti la vita in Cristo e la somiglianza con Lui. 

Troina, 15/04/2020 

Fr. Domenico Gius. Costanzo
Cappuccino consacrato alla SS.ma Trinità coi Voti privati di Povertà di Castità e Ubbidienza al Vangelo

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