PD. Cicero, rientro “federalista”

RICEVIAMO DAL SINDACO, E PUBBLICHIAMO INTEGRALMENTE, IL DOCUMENTO SOTTOPOSTO DALLO STESSO ALLA SEGRETERIA DELLA SEZIONE LOCALE DEL PD.

Qualche mese fa ho trasmesso agli organi di informazione due lettere rese note all?opinione pubblica.?
La prima dal titolo ?Gli anni che verranno? poneva l?attenzione sulle idee e i progetti per il futuro della nostra terra, la Sicilia, partendo da una riflessione sulle attivit? svolte nelle Madonie; nella seconda ?- ?Ho un sogno? – annunciavo la mia uscita dal P.D. e ponevo delle domande al segretario? Veltroni sull?organizzazione del partito democratico e sui progetti che? il gruppo dirigente della Sicilia avesse per dare una reale possibilit? alternativa al governo di centro destra.?

Nelle due lettere facevo le mie considerazioni senza enfatizzare sulla questione? etica e morale in politica denunciando un atteggiamento molto permeabile della societ? siciliana e della classe politica su tali questioni.
Ripropongo di seguito alcuni passaggi: -? ?i politici e i gruppi dirigenti dei partiti stanno vivendo una crisi mai vista prima, si sono arroccati a gestire poltrone e sottogoverni non ascoltando pi? le domande dei territori, impegnati a elargire solo clientele, cercando di omologare i nostri cervelli alla cultura del favore; non arrendiamoci, abbiamo le capacit? di presentarci al confronto con idee, progetti, proposte, per dare l?opportunit? alle nuove generazioni di decidere e scegliere liberamente dove vivere ed investire il proprio sapere? – e ancora -? ci rendiamo conto che o ti rimbocchi le maniche e costruisci il tuo futuro o rimarrai prigioniero di un sistema clientelare e affaristico che certa politica, in modo trasversale e consociativo, porta ancora avanti. Andando avanti cos?, si arriver? di certo al capolinea e sicuramente esploder? un’altra stagione di ?mani pulite?-.

Oggi che la questione ? esplosa anche a livello Nazionale, ritengo doveroso esprimere le mie riflessioni invitando altri individui a intervenire al dibattito evidenziando anche il ritardo dell?attuale gruppo dirigente nazionale del P.D. nell?affrontare tale questione, prigioniero com?? dei tatticismi per conservare il potere individuale, favorendo il proliferare di tanti ?capobastoni? che agiscono incontrollati l?uno contro l?altro disorientando e mortificando le intelligenze e risorse umane? che il P.D. possiede al suo interno.

In Italia, in questo preciso momento storico, si avverte? fortemente l?esigenza di una forza politica riformatrice che metta insieme i valori del cattolicesimo sociale e popolare, dell?ambientalismo del fare, del socialismo europeo e degli eredi del comunismo di Berlinguer.
Questo stare insieme non deve essere rappresentato da una sommatoria di ?generali? chiusi nei loro fortini da dove esercitano comandi (indifferenti? alle richieste che giungono dai territori), diventando attori protagonisti di lobby o occupati a rincorrere i sogni che altri leader esprimono nel Mondo.
Un leader ? tale se riesce a stare un passo avanti dal popolo che governa e se riesce a esprimere il proprio sogno, la propria utopia, la cui funzione serva da stimolo all?azione politica per dare risposte concrete e speranze? ai bisogni di quel popolo.

Oggi, a mio modo di pensare, il P.D.,? nato dalla spinta che veniva dai territori (4.300.000 partecipanti alle primarie) che avevano maturato tante esperienze positive nel governo della cosa pubblica locale, deve ritrovare lo spirito originario.?

E proprio i territori devono imporre ai ?generali? di riorganizzare il partito? privilegiando tutte quelle esperienze positive che l?Italia dei mille campanili sa esprimere, tagliando i ponti con una gestione salottiera della politica, imponendo agli eletti e ?designati?? di confrontarsi periodicamente con i territori, ?sporcandosi? le mani per dare soluzioni, non promesse, ai mille problemi che la casalinga, il professionista, l?imprenditore, l?operaio, incontrano nella quotidianit? di una societ? ?contaminata? da messaggi e stili di vita dove prevalgono arrivismo e individualismo.? ? ?

Se il P.D. sar? capace di dettare l?agenda politica, diventer? punto di riferimento dei tanti portatori di interessi collettivi e potr? rappresentare la vera sfida per uscire con dignit? da una crisi economica globale che se saputa governare, non? degeneri in crisi sociale.
Consapevoli dei?ritardi dell?attuale gruppo dirigente, tutti coloro che ogni giorno, animati dalla passione, portano avanti battaglie sociali e culturali e dare risposte alle richieste quotidiane dei propri? territori? devono pretendere il confronto e il dialogo con chi in vario modo rappresenta il P.D. nelle varie istituzioni e portare a conoscenza? le problematiche, partecipare alle decisioni, non lasciandosi irretire dalla logica di ?capi corrente? anzi, esercitando un controllo democratico sull?attivit? svolta.?

Si ritorni alle sezioni, agli incontri periodici con i vari rappresentanti istituzionali, ci si confronti, si decida insieme in uno spirito di apprezzamento, senza invidia e ipocrisia, coscienti che ognuno di noi incide nelle scelte solo se riesce a socializzare le proprie idee con gli altri.

Voglio richiamare l?attenzione del lettore a una riflessione.

Oggi in Italia le forze politiche pi? rappresentative sono cinque: PdL., Lega, IdV, i cui leader sono anche detentori di tutta l?organizzazione (cadono loro, si sfalda il partito). Il P.D. e l?U.D.C. hanno una gestione collegiale.?
Tutto ci? oggi rappresenta una debolezza. A parer mio deve costituire piuttosto un punto di forza, garanzia della continuit? politica che si fonda sulle idee che camminano con le gambe degli uomini e non solo con quelle del capo indiscusso.?

Quanto sinora detto non ? solo? critica ma richiesta di presa di coscienza generale per? uscire da questa crisi politica che vede solo la rappresentazione di un teatrino di polemiche e scontri dentro i partiti, nelle coalizioni e tra i partiti.?

Queste mie riflessioni mi spingono a fare alcune proposte: rivedere i privilegi (e sono tanti) riservati ai Deputati, Senatori, Magistrati, Consiglieri regionali, Burocrati. E? giusto riconoscere loro una indennit? o stipendio adeguato durante lo svolgimento dell?attivit? politica amministrativa, assicurando una retribuzione dignitosa in et? di? pensione che non offenda i? tanti cittadini che vivono con pensioni al di sotto di cinquecento euro e se sopravvivono solo perch? hanno fatto le formichine durante la loro vita pensando? all?anzianit?.?

Diano esempio gli uomini delle ?caste?; imparino dalle formichine? se vogliono mantenere? stili di vita dignitosi, per condurre una vita meno sobria potrebbero? scegliere di svolgere la professione privata affrontando le sfide del mercato stesso. Nessuno ha imposto Loro questo lavoro, quindi che non si lamentino perch? servire la collettivit? ? una libera scelta.

Basta con gli incentivi alla rottamazione automobilistica: in Italia si comprano macchine di qualsiasi marca, finanziando cosi anche le industrie straniere. Queste risorse si impieghino per i? recuperare i nostri centri storici, per i comuni montani, le aree protette, i parchi, favorendo cos? la crescita di attivit? artigianali e un virtuoso processo economico.

Si lanci una politica di ?austerit??, risparmio energetico ?LED?, controllo nei consumi della pubblica amministrazione (luci accese dimenticate, riscaldamento ad alta temperatura anche in Parlamento), targhe alterne la domenica (l?economia turistica non si blocca, si favorisce il risparmio energetico, si impone un utilizzo pi? razionale dell?automobile).? ? ? ? ? ? ? ? ? ?

Si impegnino a dare certezze alle imprese, ai professionisti, all?imprenditoria giovanile applicando? incentivi economici per le aziende che investono e operano nei territori attraverso politiche di integrazione fra salvaguardia ambientale e sviluppo. Cerchino di prevedere premialit? per i comuni virtuosi che determinano una migliore vivibilit? in termini ambientali, culturali e produttive per una crescita sostenibile ?

Il P.D. non rimanga dietro l?agenda politica dettata dal centro destra rincorrendolo? in polemiche sterili. Ponga la questione etica e morale come prioritaria e imponga ai propri rappresentanti regole certe, sobriet?, trasparenza, rispetti i vari poteri dello stato.?

Da queste riflessioni il primo a trarre le dovute considerazioni sono io.?

Infatti, malgrado abbia lasciato il P.D. gi? dal mese di Ottobre 2008, sento? il bisogno di dare il mio contributo e intraprendere con quanti condividono questa mia analisi a tracciare un? nuovo percorso comune, sempre dentro il solco del centro sinistra.

Non aspettiamo che scoppi il ?caso? (oltretutto non penso si possa cadere pi? in basso di cos?), invitiamo i dirigenti nazionali a intervenire tempestivamente anche in Sicilia.

A livello regionale non esiste un gruppo dirigente, ognuno fa quello che vuole, non si ha una proposta politica su niente.?

Il centro destra ? attraversato da uno scontro di potere devastante su temi fondamentali quali la sanit? (due proposte), rifiuti (due proposte), la politica sull?ambiente e sui parchi non esiste, manca la politica turistica, si perdono milioni di euro di finanziamento della programmazione politica comunitaria per incapacit? della burocrazia e i veti della politica.

Dov?? e cosa fa? il P.D.?
Nella lotta contro i poteri criminali e mafiosi, il P.D. non riesce pi? a incidere, infatti, non ha partecipato nessuna idea tranne enunciazioni di rito e, cosa pi? grave, assistiamo al fatto che non funge nemmeno da interlocutore di? coloro che con coraggio conducono un?esemplare battaglia per affrancare dal condizionamento mafioso interi territori e settori economici.

Cari amici del P.D, risvegliamo il nostro orgoglio riaffermando con forza la nostra fiducia nelle Istituzioni. Blocchiamo subito questo congresso falso, chiediamo un commissario Nazionale che azzeri tutti gli incarichi di partito, coinvolgiamo la base elettorale non solo del P.D. ma dell?intero centro sinistra della Sicilia.?

Inauguriamo una stagione di riforme ?federaliste? che dia una prospettiva non teorica ma pratica alla nostra Sicilia; lavoriamo per fare della Sicilia una Regione ?Stato?, coinvolgendo tutti coloro che credono in questo percorso.

Le nuove generazioni (i nostri figli) meritano di avere un futuro ricco di prospettive e tutto ci? ? possibile solo se noi lo vogliamo e a ?schiena dritta? affermiamo le nostre ragioni. Questa terra sa esprimere tante intelligenze e professionalit? che non dobbiamo vendere per la promessa di un ?probabile? posto di lavoro o un favore.?

Costruiamo insieme le condizioni migliori del nostro domani, tutto ci? si pu? fare se riusciamo a costruire partiti che siano laboratori di formazione e di partecipazione, e riescano a trasmettere veri valori culturali.?

Castelbuono? 20.01.2009.?

Mario Cicero

Sindaco di Castelbuono