Più di 300 morti nel Mediterrano. Di chi è la colpa?

Ci risiamo, altri quattro gommoni sono stati inghiottiti dal Mediterraneo. In oltre quattrocento sono partiti dalle coste della Libia. Venivano soprattutto da Mali, Senegal, Gambia e Costa d’Avorio. Pronti da mesi o da anni al momento opportuno per partire, a quell’ok dato dagli scafisti. Sono donne, uomini e bambini. Si aspettano di passare almeno qualche mese ancora rinchiusi nelle bettole di una spiaggia libica e invece arriva a sorpresa l’ordine degli scafisti: si parte. E’ febbraio, pieno inverno, le condizioni metereologiche sono molto scarse, partire così equivale a morire. Eppure si va lo stesso, perché decidono gli scafisti, e loro dicono che al largo il mare è calmo. Volenti e nolenti si imbarcano. I gommoni partono a distanza di mezz’ora l’uno dall’altro. Basta poco per capire che il viaggio sarà problematico. Più si va, più il mare è grosso, le onde sono alte come palazzi, i primi gommoni si ribaltano, in altri entra l’acqua, uno si sgonfia. Parte l’SOS alla capitaneria di porto di Roma. Quando arrivano i soccorsi la situazione è già più che disastrosa. Alla fine si contano duecento morti sicuri e un centinaio di dispersi.

Non si sa di chi sia la colpa. Anzi forse si sa. Perché le dichiarazione del portavoce dellUNHCR, l’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati, parla di “inadeguatezza” di Triton, il Consiglio d’Europa dice che “Triton non è all’altezza”. Dello stesso parere il Presidente della Camera Laura Boldrini e decine di organizzazioni umanitarie e associazioni. Per chi non lo sapesse, Triton è il programma di Frontex (agenzia dei Paesi membri dell’UE per la gestione delle frontiere e della cooperazione) che ha sostituito dal primo novembre 2014 Mare Nostrum.

Le differenze tra i due programmi sono notevoli. Innanzitutto i promotori: nel primo caso come già detto è Frontex, quindi l’UE, nel secondo è il Governo Italiano, allora guidato da Enrico Letta, che aprì il programma il 18 ottobre 2013, a seguito della strage dei 366 eritrei morti nei pressi della spiaggia dei conigli di Lampedusa.Poi è diverso anche l’investimento economico. Triton costa due terzi meno che Mare Nostrum. La distanza geografica coperta dal pattugliamento di Triton invece è a 30 miglia delle coste europee, limite che non esisteva con Mare Nostrum, che aveva come scopo il soccorso e poi il pattugliamento. Triton invece ha invertito le priorità e si occupa quasi esclusivamente del controllo delle frontiere. Il numero crescente di morti, a parità di periodo dell’anno e di barche partite dalle coste africane, ne è evidenza.

Abbiamo fatto un passo indietro. Come rimprovera Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, “tutti i 366 morti di Lampedusa non sono serviti a niente, le parole del Papa non sono servite a niente”. Il passaggio da Mare Nostrum a Triton è stato un imperdonabile errore politico che costa vite umane. I responsabili così adesso hanno nomi e cognomi. Sono i decisori politici europei, sempre molto distanti e disinteressati alla strage umana, che sta raggiungendo i numeri di un eccidio. Considero corresponsabili anche i politici italiani, specie quelli della Lega Nord, che non la loro campagna contro il programma Mare Nostrum si sono sporcati le mani di sangue. A volte la lotta politica, l’opposizione fine a se stessa, costruita per fini propagandistici, dovrebbe fermarsi e tener conto delle responsabilità che si hanno sugli altri, sulle vite degli altri.

Finisce qui l’OltreFiumara di oggi, alla settimana prossima.

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.”