Presentazione del libro “Il manager (er)etico”

(MADONIELIVE.COM – Giuseppe Spallino) Sabato 29 ottobre alle ore 18:30, nella Libreria Garibaldi in via Alessandro Paternostro 40-46 a Palermo, verrà presentato il libro ?Il manager (er)etico? di Lorenzo Palumbo, castelbuonese, da qualche anno docente a contratto di Etica degli affari presso l?Università di Palermo. Ne discuteranno con l?autore: Maximo Ismael Ghioldi (professore universitario ed esperto di economia) e Piero Vizzini (avvocato giuslavorista). Il libro tratta le qualità che dovrebbe avere un manager, cioè non avere come unico obiettivo il profitto ma anche la tutela degli operai.

2 Commenti

  1. Nonostante i non pochi tentativi di confutazione Il noto studio di Max Weber sulla “Etica protestante” non ha smesso di affascinare.Assunto come punto di partenza la domanda sullapecularietà o singolarità delle tendenze moderne occidentali, Max Weber incomincia la sua ricerca sulle premesse e sui principi del capitalismo, imbattendosi lungo il percorso in una etica specificamente protestante nella quale finisce per scoprire le radici di quella forma tipicamente occidentale del fare economia che venendo incontro al capitalismo gli offrì inoltre una base ideale. È possibile, oggi, alla luce della teoria marxista e dell’ esperienza legata alla Rvoluzione Industriale, prima, dei principi dell’ etica sociale cristiana, dei principi dottrinali dell’ incompiuto eperimento corporativista e dello Stato del Lavoro del Fascismo sino alle degenerazioni liberiste e le zone d’ ombra determinate da una sino ad oggi non metabolizzata globalizzazione (i Greci nella Magna Grecia, in Sicilia sino al Nordafrica, Spagna e Francia; Romani si presume sino alle Americhe ad ovest e all’ India ad est, furono i progenitori di questa esperienza) recepita dalla Cina moderna al punto da eleverla allo status di capitalismo comunista di Stato, azzardare un primo bilancio in chiave socio-politica ed economica ?

  2. Una precisazione. Nel mio commento ho fatto un volante richiamo all’ esperimento corporativista del Fascismo in Italia ed allo Stato del Lavoro dal quale, in ragione dei dissensi tra Mussolini e il gruppo guidato da Giuseppe Bottai ed alla luce delle mie certamente lacunose conoscenze specifiche della materia, ho voluto trascurare l’ aggettivazione “nazionale”. Donde “Stato del Lavoro” (concetto poi ripreso in occasione della elaborazione della Carta costituzionale della Repubblica Sociale Italiana) e non “Stato Nazionale del Lavoro”.

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