Progetto ?Green Communities nelle Regioni Obiettivo Convergenza?

[RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO] Il Parco delle Madonie è entrato nel progetto che sta portando avanti l?UNCEM Nazionale con il Ministero dell?Ambiente sulle ?Comunità Sostenibili?. Questo progetto prevede una fase di studio in alcuni territori per strutturare progetti piloti che possono essere confrontatati con altri territori e che vedono come priorità la sostenibilità ambientale, il risparmio energetico e l?utilizzo di fonti di energie rinnovabili.
Per tale ragioni giorno 24, 25 e 26 gennaio 2012 sul nostro territorio saranno presenti degli esperti che hanno in compito di verificare la fattibilità dei progetti proposti e di ascoltare i portatori di interesse e gli amministratori pubblici per delineare successivamente i percorsi e i progetti da portare avanti.
Il nostro Comune è stato individuato come comunità che deve avviare un progetto pilota di sviluppo economico che vede il pianificare quale attività mettere in campo per i prossimi anni nella Comunità di Castelbuono.
La S.V. è invitata a partecipare giorno 25.01.2012 alle ore 17,30 presso la sala delle Capriate ex Badia Via Roma per un incontro che permette a ognuno di noi di potere esprimere la propria idea su quale futuro sociale ed economico dovrà avere Castelbuono.

Cordialità.
Castelbuono lì 23.01.2012.
Il Sindaco
Mario Cicero

2 Commenti

  1. Invertendo l’ ordine degli ambiti il risultato non cambia. Dunque: risparmio energetico, energie rinnovabili, sostenubilità ambientale. Ai primi due ambiti manca l’ incentivazione a fare, anche se limitatamente alle risorse economiche disponibili, e anche se . . . tali risorse si potrebbero agevolmente reperire risparmiando dove c’ è da risparmiare. E le fonti non sono poche. Inoltre, sempre per i due ambiti, manca una risposta: come ?. Il “risparmio energetico” premette una navigazione la più esaustiva possibile nei meandri della fisica tecnica, delle tecnologie dei materiali, dell’ igiene abitativa e, non ultimo, dei costi per la committenta pubblica e/o privata. Il discorso sulle “energie rinnovabili” si condensa preminentemente neil’ impiego, rispettivamente, dell’ energie solare (riscaldamento) e fotovoltaica (elettrico) e dell’ energia eolica , con le dovute considerazioni, all’ impiego delle bio-masse. Secondo me l’ ambito più complesso è il primo (risparmio energetico) per il quale non sono le belle parole e i concetti fondati sul bla…bla che contano, bensì numeri, fatti e argomentazioni convicenti che, tutti, devono essere conuigati dal progettista per trovare, infine, rispondenza nella economia dell’ intervento. Gli edifici antichi (e meno) consumano molta e costosa energia. Con il ricorso a ben coordinate tecniche il loro fabbisogno energetico – in condizioni di aumento del comfort abitativo (microclima) – in termini realistici può essere ridotto sino al 70 %. Standards maggiori sono conseguibili soltanto sulla base di un più approfondito bilancio energetico e di analisi di costi di riscaldamento. Laddove l’ aspetto più preminente da non perdere di vista è: coibentazione termica dall’ esterno (dal punto di vista fisico-tecnico la più “logica”) o dall’ interno (più complessa e responsabilizzante dal punto di vista delle scelte tecniche). In altri termini: un edificio, dal punto di vista del bilancio termico, si comporta come il corpo umano. La cui temperatura è mediamente di 36,7 °. Vogliamo conservare (cioè, non disperdere) questa temperatura, in inverno dobbiamo indossare vestiti più pesanti e, fuori, il cappotto (donde, p.e. una forma di coibentazione degli edifici detta per l’ appunto: “a coppotto”). Inoltre sono ncessarie scarpe con suole di gomma o materiale sintetico e per i più freddolosi (ma anche “teoricamente”) un berretto più o meno velpato. Perché ? La funzione delle scarpe con suole di gomma in un edificio viene assolta dalle fondazioni (continue/lineari , a piastra o puntiforme, impermeabilizzate e coibentate dall’ esterno: coibentazione perimetrale); la funzione del berretto (più o meno velpato) viene assunta dal tetto (“piano” con giardino pensile o ammattonato; o a falda/e) dotato di barriere al vapore, materiale coibente disposto sulla soletta di copertura, tra le travi o sopra l’ assito di legno, della sovrastante, guaina di impermeabilizzazione contro le infiltrazioni di acqua meteorica e neve, e, infine, di materiale di copertura. Tutto quì, cari lettori, schematicamente, il comportamento di alcune parti dell’ edificio. Sintesi: l’ edificio si comporta come un organismo. Termine, questo, complesso in tutte le sue valenze e implicazioni. Il discorso, come accennato, si complica circa la coibentazione termica dei muri esterni dove porte e finestre rappresentano delle fonti di dispersione termica enormi. Ergo: was nun ? Cosa fare ? Del parlare “chiaro”, direbbe Friedrich Nietzsche. Con chi ? Con la politica (quella buona), con la didattica, con la ricerca, con gli gli Ordini e i Colleggi professionali e le associazioni di gategorie (artigianali, industriali, commerciali, etc.) e, per ultimo, con la committenza (pubblica e/o privata) la quale è quella che con i suoi soldini assicura il pane e companatico a tutti gli attori coinvolti nel processo costruttivo e che per logica delle cose si attende un “manufatto” (o “opus”) libero da difetti di progetto e di esecuzione. Un risultato conseguibile “soltanto” con il ricorso ad un alto senso di responsabilità da parte (e in primis) del progettista, direttore e contabile dei lavori. Il quale deve procedere all’ esecuzione di collaudi in corsa d’ opera e finali di tutte, riscrivo “tutte”, le categorie dei lavori. E qui che interviene la malapolitica, quella che ha bisogno di voti e di clientelismo facili che le garantiscono la sopravvivenza parassitaria grazie a quella fauna di cariatidi a sostegno degli architravi di un sistema fatto d’ inganni, ma anche di collaudi “tecnico-amministrativi” postumi e fasulli. Tutto questo nel silenzio più spudorato ed assoluto degli organi dei controlli tecnici, amministrativi, giuridici. E quì chi si sente solleticato che si munisca di carta vetrata. Ricordo che le energie si rinnovano anche con il ricorso all’ impiego di tegole all’ uopo prodotte da un’ industria che ha investito capitali in ricerca (donde il logos “energie rinnovabili”) con quei risultitati di “sostenibilità ambientale” a completamento di quella trilogia introduttiva del mio post, sollecitato dal proclama del Sindaco Cicero con il suo richiamo al progetto “Green Communities nelle Regioni Regioni Obiettivo Convergenza”. In altra occasione parleremo di Sviluppo, Pianificazione urbana e Urbanistica solare, tenuto conto che ogni luogo (quello costruito, soprattutto) ha una sua “logica” fatta di tipologie edilizie (edifici, etc.) e urbanistiche (piazze, strade, etc.), cioè di “caratteri o caratteristiche” (struttura, storia, arte, etc.), più o meno intensamente recepite, percepite e metabolizzate dal fattore antropologico. Chi introdurrà il discorso, dunque ? Con un apparato come quello dell’ UTC di Castelbuono, il Sindaco avrebbe fatto cosa santa e giusta se avesse risparmiato ai cittadini (vengono prima di quello “stato” che per Giovanni Gentile “è tutto, il cittadino nulla”) i costi di un ingegnere con l’ incarico di bla…bla…bla.

  2. Nella sua missiva del 23 u.s. il Sindaco Cicero comunicava testualmente al presidente dell’ Associazione “Città e Trritorio” l’ individuazione del “Comune di Castelbuono come comunità che deve avviare un progetto pilota di sviluppo economico che vede il pianificare quale attività mettere in campo per i progetti da portare avanti”. Una infelice formulazione, a mio debol parere, in quanto “un progetto-pilota di sviluppo economico” di una comunità di cittadini – grande, media e piccola – dovrebbe avere a che vedere più con un processo di programmazione che di pianificazione in quanto, in un sano quadro economico si pianifica, poi, quanto è stato programmato, prima. Pertanto: dal programma, al piano e, infine, al progetto. Se non s’ incomincia a declinare bene i fenomeni – specialmente quelli di micro e macroeconomia dai quali si fa dipendere il benessere di una comunità, si finisce per fare confusione. E di confusione in Italia, grazie al Padreterno, ne abbiamo a tumuli e a salme. Avviare un progetto di sviluppo non è cosa facile, trattandosi di un ambito nel quale convergono diverse discipline che messe essieme devono esprimere un prodotto finale valutabile soltanto nei suoi aspetti di fattibilità, flessibilità, rispondenza ai bisogni di terzi a breve, media e lunga durata. Che il Progetto “Green Communities” sia in sé ambizioso, è fuor di dubbio. Sì ambizioso e contenente in nu’ tali complessità da coinvelgere economisti, ingegneri, pianificatori e, infine, quella sanapolitica che ne deve supportare la sostenibilità in ragione delle risorse economiche disponibili o reperibili nel tempo. Fuori da queste coordinate il tutto diventa dilett(antism)o, dispendio di tempo da impiegare in attività più produttive ed edificanti, sperpero di risorse economiche e dispersione di fiducia nelle istituzioni competenti nazionali e comunitarie, già sottoposte ad un processo di logoramento in ragione dell’ assenza in alcuni Paesi di una bussola con il suo ago magnetico oscillante nella giusta polarità. Progetti-piloti, dunque, che dovrebbero vedere come priorità la sostenibilità ambientale, il risparmio energetico e l’ utilizzo di fonti di energie rinnovabili, la difesa del clima: Intrapresa in salita che non può essere anticipata né con giri di valzer vocali, men che meno da visioni locali e/o di campanile, bensì trovare la sua collocazione sulla scala territoriale (Comprensorio, Provincia amministrativa, Regione). Tematica che ha la sua risonanza già sul sito madonielive.com e che necessariamente in quell’ ambito può e deve trovare ragione e essenza per seri dibattiti costruttivi, propedeutici di decisioni chiare, quanto motivate e sostenibili. Dai Forum- e Energycontracting locali (ComunalContractin) a Modelli di Contracting in dimensione comprensoriale per una “rivoluzione verde” nelle Madonie, come delineato in un testo introduttivo sul sito madonielive.com, all’ insegna di uno (o quello) sviluppo sostenibile che soltanto in termini di Qualità della Vita (QdV), crescita, innovazione, controllo del debito pubblico (stabilità economica) può essere recepito dalla popolazione. Sostenibilità che non è conseguibile unicamente con l’ innovazione. Sostenibilità, insomma, i cui effetti sono perseguibili sulla scorta di risultanze di riveduti stili di vita e di mutati comportamenti nei consumi. Poiché sia chiaro: i maggiori consumatori delle risorse sono le città nelle quali ad una forma di vita urbana sostenibile è il sistema-città a dover essere “adattato”. Donde l’ urgenza di criteri innovativi nell’ Architettura; Pianificazione urbana, del Traffico e dei Trasporti;
    con “Progetti” che spaziando dall’ Edilizia industrializzata – pel tramite di Urbanistica (intesa come “ars urbium”) e Sviluppo regionale, inglobando la Pianificazione di forme di Turismo culturale e di svago, grazie all’ integrazione di reti di traffico internazionali – siano in grado di attivare flussi intercontinentali di “com-merci”, esperienze, culture e persone per i quali sono indispensabili networks di specialisti delle più diverse discipline. In sintesi: sostenibilità nel senso della qualità ecologica, economica e sociale. Questo deve essere, pertanto, l’ intendimento comune.

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