Promotori le Fontanelle: «Di delibere, di stradelle e di altre cose»

Purtroppo per qualcuno, o per fortuna diciamo noi, i cittadini di Castelbuono leggono, osservano, e fanno pure fotografie. E, quando sollecitati anche a sproposito, scrivono pure. Anche gli ex amministratori, praticamente tutti, guarda un po’, quelli che non si sono arruolati tra le truppe dell’acritico consenso verso il progetto di ristrutturazione del Teatro Le Fontanelle così come voluto dal Sindaco.
La strada dietro il Castello. Evidentemente la lingua batte sempre dove il dente duole. Anche fuori contesto. Fin dall’inizio è stato proprio il Sindaco, e non noi, a prendere il discorso della presunta esistenza della strada da quarant’anni. Noi ci eravamo limitati a proporre delle osservazioni sul fatto che il progetto di ristrutturazione del cine teatro Le Fontanelle prevedeva una strada presentata come pedonale, ma che, nei rendering dei progettisti, appare una vera e propria strada con enormi muri di contenimento che prevedono sbancamenti e manomissioni dell’area, oltre ad essere un intervento di grande e irrimediabile impatto visivo e  paesaggistico dal lato valle del Castello. Ma anche fosse un viottolo pedonale, dal punto di vista del sindaco sarebbe forse scomodo per trasportare catering e vivande per “fiere”? Ma tant’è.
Dal momento però che il Sindaco, per giustificare la scelta progettuale, ha ritenuto di sollevare il velo sugli interventi passati, abbiamo ritenuto doveroso dire e mostrare come stavano in effetti le cose, che cosa era stato fatto e quando.
Il Sindaco all’argomento ha peraltro dedicato energie, tempo, video e comunicati. Si vede che il problema per lui è serio; sicuramente più di quanto lo è per noi, che non abbiamo niente da nascondere e guardiamo solo al futuro.
Ci siamo dovuti anche sobbarcare l’onere di visitare il profilo del Democratici per Castelbuono, per vedere una foto che non dice niente di dirimente. Ammesso e non concesso che qualcuno prima dell’era Cicero abbia creato quella striscia che si vede in foto, resta da capire che cosa hanno fatto i mezzi meccanici pesanti il giorno di Natale di 2017, chi li ha inviati, con quali atti amministrativi, se i lavori furono autorizzati dalla Soprintendenza e seguiti passo passo dalla stessa come è avvenuto per l’impianto geotermico del castello, per il quale gli scavi furono fatti a mano e per non più di mezzo metro. E, inoltre, perché questi scavi furono fatti in fretta e furia, atteso che comunque, se il progetto andasse in porto, essi rientrerebbero tra le opere da realizzare?. E, ancora, se la foto tirata fuori è degli anni ottanta, come sembra, ammesso che all’epoca là ci fosse un viottolo o le ruotate di qualche mezzo, che giustificazione sarebbe questa, visto che il vincolo archeologico fu apposto solo nel 1997? Se trent’anni prima, senza alcun vincolo, qualcuno o qualcosa aveva percorso il sito, diventa giustificabile nel 2017, a vincolo archeologico vigente, tornarci con lo scavatore senza controlli della Soprintendenza, oltre la porta di San Cristoforo e il Teatro, fino ai confini di una proprietà privata?
Ma ci saranno, forse, altre sedi per chiarire.
Lasciamo stare però ora l’inutile strada (cui comunque ci opporremo sempre) e le preoccupazioni che desta, e parliamo dell’edificio del Teatro: siccome non abbiamo niente da nascondere, non abbiamo problemi ad ammettere un errore e a scusarci se abbiamo “addolorato” il Sindaco, che per ora avrà certamente ben altri problemi per la testa. Abbiamo consultato l’applicazione su facebook  (collegata all’Albo Pretorio del Comune di Castelbuono il quale per alcuni giorni non è stato raggiungibile, e di cui è stata modificata la stringa per collegarsi), e non abbiamo per questo visto  la delibera consiliare, che in effetti c’era.

Detto questo, prendiamo atto che i quindici giorni il Sindaco non li ha fatti decorrere dal giorno della seduta del Consiglio comunale, ma dal giorno successivo alla pubblicazione della delibera. Meglio tardi …
Prendiamo atto dalle ultime esternazioni del Sindaco che alle Fontanelle lui vuole fare FIERE (questa è nuova) e ANCHE il Veglione (il paese sarà grato per la concessione) e soprattutto prendiamo atto che non c’è alcuna delibera che dia il via libera alle modifiche al progetto, successiva a quella del consiglio, ma solo una nota ai progettisti (apprezzeremmo conoscerne il contenuto).
Meglio di niente, almeno per ora. Nulla invece relativamente a quanto il gruppo di maggioranza aveva approvato in consiglio e cioè le verifiche che dovevano essere effettuate con gli enti interessati entro 15 giorni. Visto che si usa avere rapporti con essi facendo quattro chiacchiere, come abbiamo appreso che si è fatto per il tetto in rame, almeno un approccio informale si sarebbe potuto tentare. Non si ha notizia di nulla.
Una conferenza di servizio no? Riunire attorno ad un tavolo RUP, progettista, Genio Civile, Soprintendenza – sezione archeologica e sezione storico monumentale, VV.FF., Autorità sanitaria?
Si è preferito seguire un iter tradizionale, lento, stile “messicano” in  gergo calcistico diremmo “fare melina”.
La sua maggioranza in Consiglio comunale che, ribadiamo, aveva dato la direttiva di interloquire con le citate autorità entro 15 giorni dalla seduta e non dalla stesura e pubblicazione della delibera, può attendere. E il paese pure. Così operando ritarda le operazioni disattendendo e vanificando le aspettative di oltre 1200 cittadini di avere un TEATRO.
Ad ogni buon conto, ribadiamo gli altri nostri punti di dissenso dal progetto, in particolare quelli, come l’eliminazione della strada carrabile, non condivisi dalla maggioranza consiliare:

  • I gabinetti pubblici non devono stare dentro il teatro. In nessuna parte del mondo turisti e visitatori vanno a fare i loro bisogni dentro a un luogo adibito alla cultura e allo spettacolo. Non si va al Teatro Massimo a fare pipì, ma neanche nel teatrino delle suore. Chi si occupa di turismo, e chi ha viaggiato, sa che turisti e viaggiatori per questo, in massima parte, vanno nei bar e nei pubblici esercizi, oppure ci sono appositi servizi pubblici in luoghi idonei. L’affitto di bagni precari in occasione di grandi manifestazioni (come è sempre stato) sarebbe meno insostenibile di un vulnus così grave all’edificio del teatro. L’eliminazione dei gabinetti pubblici dall’edificio, oltre che rispondere a criteri della logica, consentirebbe di liberare spazi idonei per i camerini degli artisti, senza cercare soluzioni raffazzonate e comunque di ripiego. La cosa è fattibile: come detto esplicitamente dal progettista nel corso dell’ultimo dibattito a Esperonews, la scelta di mettere i gabinetti pubblici nel teatro, o di non metterli, spetta unicamente al Sindaco committente. A meno che non si voglia pensare a strutture destinate non ai turisti e neanche ai cittadini, ma agli operatori del mercato che si vorrebbe forse ancora trasferire nel centro storico (la vendita di detersivi e carta igienica al cospetto del Castello e della Venere Ciprea è un vecchio progetto dell’attuale Sindaco).
  • Le enormi vetrate sono di forte e discutibile impatto, una su via S. Anna, l’altra davanti al Castello, proprio sotto il balcone della benedizione della Patrona. Inoltre sarebbe impossibile, come abbiamo sottolineato più volte, garantire con delle semplici tende l’isolamento ottico e termico del locale, come se si trattasse di una piccola finestra da chiudere con la tapparella. Le vetrate vanno eliminate.

Anche noi aspettiamo il riscontro dello studio di progettazione, e allora entreremo nel merito. Ribadiamo la disponibilità (e, permetteteci, la opportunità) per un momento di confronto con esso e con il RUP, soprattutto relativamente alle difficoltà avanzate dal progettista in merito all’allargamento della platea (cosa che peraltro era stata condivisa dalla maggioranza consiliare, che, come noi, è in attesa di notizie). Se questa sede ci sarà, saremo ben lieti di avanzare le nostre proposte per risolvere il problema, e verificarne la fattibilità.
Speriamo di non addolorare ulteriormente il Sindaco se, da tutto ciò, trarremo le conseguenze.