Province: ecco i commissari. L’alba dei grandi comuni

[SICILIAINFORMAZIONI] Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, accelera sulle nomine dei commissari che prenderanno il posto delle giunte provinciali, fino all?istituzione dei consorzi dei comuni. L?assessore Valenti aveva annunciato che gli incarichi sarebbero arrivati in settimana ma i nomi sono già stati resi noti.  Per completare il quadro generale, mancano all?appello solo due province: Enna e Agrigento. Insistenti voci di corridoio indicano che gli incarichi andranno ad Agrigento  Benito Infurnari, di Racalmuto, già segretario generale della città dei templi  e ad Enna  Salvatore Caccamo, attuale viceprefetto vicario della città.

Ecco gli altri sette nomi nel dettaglio.

Il generale dei carabinieri Domenico Tucci a Palermo
Il prefetto Alessandro Giacchetti a Siracusa
Il vice prefetto Filippo Romano a Messina.

Catania, Ragusa, Caltanissetta e Trapani confermati i commissari uscenti: Antonella Liotta, Giovanni Scarso, Raffaele Sirico e Darco Pellos.

PROVINCE, COMMIATO GENTILE ALLA VECCHIA SICILIA. LA RIMPIANGEREMO?

GELA, MARSALA, MILAZZO… È L?ALBA DEI GRANDI COMUNI
17 giugno 2013

Per un secolo e mezzo la mappa delle prefetture e delle Province è rimasta pressoché inalterata, radicando rapporti di potere all?interno del territorio e facendo nascere, o morire, sudditanze economiche, politiche, sociali, che hanno caratterizzato la vita e la storia delle popolazioni interessate.

Il fascismo modificò, in qualche modo, la mappa ma senza alterarne le caratteristiche di fondo. Negli ultimi settanta anni con la Repubblica e l?autonomia speciale, la Regione Siciliana ha lasciato le cose come stavano. Le Province sono diventate regionali rimanendo fedeli a se stesse, ma hanno ricevuto nuove funzioni e accresciuto il loro ruolo: i capoluoghi hanno dominato il territorio, fatta qualche eccezione seppur rilevante, determinando squilibri insostenibili quando le realtà nuove, interne alla provincia, hanno sofferto, comprensibilmente o meno, lo stato di oggettiva soggiacenza.

La rete di servizi, statali e regionale, l?organizzazione di enti, associazioni, forze sociali, partiti ha ?inseguito? la struttura prefettizia. Dalla salute alla sicurezza, dal sindacato ai partiti, tutto ha girato attorno ai capoluoghi di provincia. Alla centralizzazione statale e regionale, di fatto, si è aggiunta la centralizzazione provinciale. Né avrebbe potuto essere diversamente, dal momento che tutto quanto nasceva, non poteva che rispettare la struttura burocratica esistente.

Sono rimaste ai margini, perciò, città popolose e importanti, che hanno subito un vulnus nei servizi al territorio. Che svolgessero egregiamente le loro funzioni o meno, le amministrazioni provinciali hanno rappresentato, o sono state rappresentate, come un vincolo troppo duro da accettare, e comunque una condizione ormai fortemente obsoleta.

L?abolizione delle Province, ventilata e progettata a Roma, decisa in Sicilia, ha suscitato dissenso e rammarico da parte di amministratori che hanno svolto egregiamente i loro compiti e da parte di quanti ritengono ingiusta la scelta di abbattere antiche tradizioni e gonfaloni, che hanno nel tempo regalato un?identità, culturale e sociale, alle popolazioni.

Si sarebbe potuto ancora far finta di niente ed ignorare che ci sono comuni, come Marsala, Gela, Caltagirone, Sciacca, Milazzo, Barcellona, Modica, Canicattì ? tanto per citarne alcuni ? che hanno acquisito una rilevanza di gran lunga maggiore, talvolta, dei loro capoluoghi per l?economia della zona?

L?industrializzazione di alcuni territori e la nuova imprenditoria ? si ricordi il balzo fatto dal settore vitivinicolo ? ha peggiorato il gap delle grandi città non capoluogo e del territori su di esse gravitanti, mentre la crisi economica e gli alti costi della politica hanno reso ancora più pressante la necessità di cambiare le cose, al fine di un riequilibrio territoriale, una presa d?atto della nuova realtà, e di una sburocratizzazione degli apparati (politici, statali, regionali ecc).

Un ruolo inoltre non indifferente ha giocato, e gioca, il campanile. L?aspirazione a diventare capoluogo di provincia ha fatto la storia di alcune comunità siciliane, come Gela, dove forse la distanza dal capoluogo è molto maggiore che altrove. Quel ?duce, niente vogliamo, Gela provincia e bacino montano?, è diventato per i gelesi un mantra per il quale sorridere e digrignare i denti, a seconda delle circostanze. Gela ha avuto il tribunale appena venti anni or sono dopo la mattanza di mafia nonostante l?industria, la popolazione ?doppia? rispetto al capoluogo ed i chilometri, ed ha sofferto in modo spaventoso fino a poco tempo fa di una dislocazione dei servizi di sicurezza e giudiziari a causa di una logistica inamovibile. Il caso di Gela può valere anche per Caltagirone, Marsala o altri importanti città.

Qualche giorno fa è scattata l?ora zero: le Province non esistono più e l?azzeramento, perciò, è stato salutato come l?inizio della nuova era per quella Sicilia che ha sofferto i disagi del centralismo. Sarebbe stato impossibile trovare soluzione attraverso aggiustamenti, la nascita di nuove province.

Ma l?azzeramento è solo il primo passo. Invece che abbattere gli sprechi e decentrare, le nuove regole potrebbero perfino peggiorare la situazione. Si tratta di rifare tutto da capo, mettendo in piedi strutture decentrate snelle e adottando criteri di semplificazione delle decisioni che affidino ai comuni le responsabilità che loro compete.

Non è facile smontare il sistema e costringere le burocrazie regionali e ?mollare? una fetta dei loro poteri decisionali, o gli apparati politici ad accettare il dimagrimento, le forze sociali i trasferimenti di competenze e dei lavoratori. La nascita dei Consorzi di comuni sarà la cartina di tornasole delle volontà?vere?, il cambiare tutto perché nulla cambi o una straordinaria opportunità di ammodernare i servizi e mettere a reddito gli apparati. Programma vasto, non c?è dubbio. Ma lasciare le cose come stanno sarebbe stato un suicidio.

L?azzeramento delle Province è sicuramente un azzardo. Fare prevalere gli interessi generali è oggi possibile?

 

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