Puntata III: “Tre storielle di campagna”

1. “Condividiamo il candidato sindaco.” 

I più – anche tra i suoi – avranno interpretato il titolo di quell’assemblea come invito di scuderia a mettere mi piace e a condividere su Facebook la (vecchia e scontatissima) notizia. E invece no: perché all’assemblea farà seguito un comunicato con tanto di annuncio ufficiale della candidatura e due foto molto significative che meritano un piccolo approfondimento iconografico.

Partiamo dal titolo del comunicato: “MARIO CICERO È IL CANDIDATO SINDACO DEI DEMOCRATICI PER CASTELBUONO”, così, solenne e tutto in maiuscolo, come se fosse un’edizione straordinaria, un fatto eclatante e inatteso. Ed è una.

La tentazione di aggiungere un commento del Grande capo Estiqaatsi in questi giorni, credetemi, è stata continua.

Sulle foto. La prima ritrae il candidato sindaco dietro ad uno scranno con una mimica e una mise molto istituzionale, intento ad argomentare, con la mano destra che sorregge nello spazio l’articolazione del “sistema paese”, con una leggera luce di taglio e… una finestra alle spalle. Lì per lì ho pensato a recenti lavori al Centro Sud a me sfuggiti: l’aggiunta di un’apertura che porta luce e migliora forse la pessima acustica di quello spazio. Ma no invece: ho poi capito, grazie alla piccola scritta nel manifesto dinnanzi alla sua figura (“Kunst Meran | Merano Arte”), che è una foto d’importazione e non di cronaca. Nell’assemblea nostrana non sarà venuto bene e si è preferito puntare su un’immagine d’archivio con taglio da statista. Ha senso, ok.

Ma la seconda foto è ancora più pregna di significati, e ve la riportiamo di seguito: è il giubilio delle folle, il momento dell’acclamazione (pressoché) unanime, l’investitura gaia e gagliarda del leader, oltre che l’esibizione della sala piena e dei volti dei sostenitori. A proposito, i più navigati riescono a desumere tantissimo da foto come queste: appoggi inattesi, aperture probabili, assessori in pectore e così via. Soprassediamo per il momento e concentriamoci sulla cosa più poetica presente nell’immagine: il dissenso manifesto, unico ma inscalfibile, con la faccia di chi sembra dire “no, a me non mi hai convinto”. Laddove tutti alzano la mano, ed alcuni sembrano tenderla alla vecchia maniera, lui incrocia le braccia in segno di totale chiusura. Ironic, really.

2. Ecce lenza

Ci hanno fatto il lavaggio del cervello che a Castelbuono “le eccellenze” abbondino. Non perché vi abitino vescovi o prefetti, e neppure nel calcio oramai (la Supergiovane gioca in Promozione), ma semplicemente perché il “made in Castelbuono” in sé sottende questo standard qualitativo minimo. Soprattutto in cucina ovviamente.

Dunque, eccellenze ovunque. (Inciso: non vorrei risultare nemico di tale contentezza, ma invito ad una riflessione costruttiva: se tutto è eccellenza – e non si valorizza più solo ciò che merita – nulla rischia di essere tale).
Comunque, l’eccellenza che ci interessa adesso è soprattutto la parte finale della parola: la “lenza” che si usa in campagna elettorale, l’arnese da pesca che attacca all’amo il pesce di turno. Alla lenza spesso seguono le reti a strascico: imbrigli un consigliere e tiri amici, famiglie e sodali vari. Piglia Vincenzo Marguglio, tonnetto di discreta taglia tonnato nelle file mariane, e insieme a lui chissà quali altri salmoni che solevano andare oltre. La battuta di pesca è cominciata.

3. Sacri e bellissimi

Quante sono le coalizioni in gara? Due, tre o persino quattro? Due sono quelle acclarate – Ricostituente e Demociceriani – e, trascurando per il momento altri fermenti indipendenti poco convinti, altre due potrebbero essere quelle da cui aspettarsi un segnale: PDiri e Tummyland.

Messo di canto il matrimonio combinato tra loro – difficile, visto i trascorsi – entrambi hanno ripreso a flirtare con il primo amore, la Ricostituente. Ci risulta che il PDiri sarebbe pronto a riconoscere Laproff come sindaca a patto che la Ricostituente riconosca il PDiri come forza politica in quanto tale; più complesso è invece il mestiere dei Tummynians che – con vanità diversa – faticano a lasciare la scena.
Il tutto sotto la protezione, oltre che della sacra Dea Kalì, divinità dalle mille braccia, forse anche dei Polyzei. L’avvocato Maiorana infatti ci sembra ancora lì, a tirare la volata al bell’antonio e a immolarsi per una conta che ha valore quantomeno sul pallottoliere regionale. Del resto va detto: se la Sicilia sarà bellissima anche Castelbuono non è che faccia così schifo, va…  


Gli Insindacabili, la IV stagione.

Nelle puntate precedenti:

  1. Ritrovata una busta con rivelazioni scontate
  2. Dietro le quinte, davanti ai banconi, accanto a te