Puntata IV – “Il pallottoliere e lo scacchiere di László”

Era ottobre dello scorso anno, e poi divenne il primo episodio di questa stagione, in cui teorizzavamo le 3 fotografie: il selfie di Cicero, la prof.ssa Ricostituente vista dal drone e la foto vuota, con i volponi ai margini. Ebbene: la terza foto si è manifestata, e sembra come nel film “Ritorno al Futuro”, quando i genitori del protagonista tendono a scomparire per via delle azioni compiute nel passato.
Uguale, ma all’esatto opposto: qui i personaggi anziché scomparire ricompaiono, e lo fanno nonostante i passati diversi. L’ha pubblicata la Bellizza ieri l’altro, in occasione del suo compleanno (strano modo di festeggiare il suo): c’è tutto il fronte ampio dell’opposizione a Cicerone, ampio più della fronte ampia di Antonio Kapuana, in cui manca solo – a questo punto – un rappresentante della Ricostituente, direte voi. 
In realtà ci siamo procurati anche lo scatto di qualche ora dopo (la luce è ben diversa e i drink pure) in cui è presente anche Laproff Cangelosi. Ma è solo un caso, a quanto pare: passava di lì e s’è fermata a salutare e a scambiare due chiacchiere.

Ma intorno a quella presenza, stabile o no, si gioca tanto. Lo capiremo certamente già nel prossimo episodio: Laproff si farà da parte, facendo da semplice vice al Maiorana? O sarà Tummy a far da vice a Laproff? E gli altri assessori? Lady Cucco, Bellizza, qualcuno designato dagli Allegra? E quanto, cotanta diversità, può diventare materia utile dei comizi del Cicerone? (Tantissimo, ma questo a prescindere e lo sappiamo già). La politica è una disciplina imperfetta e non risponde ai dettami dell’aritmetica, anche se – di certo – si esprime proprio con i numeri. E questi ci suggeriscono che con 3 coalizioni… uhm…

Prendiamo il pallottoliere e vediamo perché.

Cinque anni fa votarono per uno dei quattro sindaci in lizza circa 5500 persone. Il Cicero, con un sorprendente 42% ne prese 2.465, un migliaio in meno di dieci anni prima, nel 2007, in occasione della sua seconda elezione, con lo stesso numero di candidati (4) quando però a Castelbuono votavano 800 persone in più (sigh!). E’ decisamente probabile che questa volta, per l’incontrastata emorragia di giovani soprattutto, voteranno poco più di 5.000 persone e che, in caso di almeno tre liste normodotate, già superando la soglia dei 2.200 voti è verosimile che si vinca.
I matematici pertanto si interrogano su quale sia – da scecco patentato – lo “zoccolo duro” reale del sindaco e quanto i votanti mancanti all’appello e i cinque anni difficili abbiano indebolito il bacino del nostro. Per mettere altri numeri sul fuoco, Cicero 2.000 voti di preferenza li prese anche in un’elezione molto diversa – le europee – con una lista improbabile (tipo “gli amici di Tzipras”) ma come unico candidato locale. A voler guardare la ciotola quale mezza colma, alcuni si incoraggiano affermando che in ogni occasione, dal 2002 in poi, “la maggioranza (assoluta) del paese non ha mai voluto Cicero come sindaco” (anche se poi se l’è dovuto sempre sorbire). Quel 58% di “anti ciceriani” del 2017 è cresciuto o no? Non c’è da essere matematici né ingegneri per capire che, se il fronte alternativo non frammentato e credibile tenesse quel 58%, vincerebbe. Ma ovviamente non tutte le collocazioni sono così ferree come si vorrebbe far credere – in un senso e nell’altro – e naturalmente una proposta organica abitata da gente stimata potrebbe attirare a sé buona parte degli indecisi indipendenti. Ok.

Ad influenzare questi traghettamenti però subentra soprattutto la fase successiva, che chiameremo “scacchiere, gioco in cui il Cicero ha dimostrato di cavarsela piuttosto bene. I 12 consiglieri ed in parte i 4 assessorati vengono posizionati come pedine nello scacchiere, a coprire zone del tavolo sociale da gioco, a raffreddare intere famiglie o esaltarne di altre, con due mosse in anticipo rispetto all’avversario.  A volte anche attraverso proposte (di assessorati o candidature al Consiglio) che certamente verrano rifiutate ma che lasciano “lusingati” i destinatari, oppure tramite candidati o assessori da esibire dalla propria parte (“lei/lui è con me, su questi temi sai che non vi conviene discutere”).

Ma quindi la politica è un gioco, è matematica oppure è una forma d’arte?
Se fosse arte avrebbe il suo László Tóth. E chi è, direte voi?
László era un geologo australiano di origini ungheresi, diventato tristemente famoso negli anni ’70 per aver vandalizzato con un martello la Pietà di Michelangelo. Quindici martellate a quel capolavoro immenso (qualcosa che mette i brividi) sferrate in pochi secondi, prima di essere fermato e reso inoffensivo.

Non sappiamo perché, da qualche giorno a questa parte, ci immaginiamo lo spirito inquieto di László vagare dalle parti dei Calagioli e dare una sola, leggerissima, martellata delle sue al “capolavoro” di Dario Shock: il binocolo metallico che fa da base allo skyline che accoglie chi viene da Geraci. Un colpo lievissimo, chirurgico, che sposta giusto di qualche decimo di grado quella specie di periscopio brunito. Al punto che, guardandoci dentro, l’inquadratura non è più sul castello ma su Le Fontanelle.
E’ un incubo strano, a cui non riusciamo a dare un vero significato…


PS: Nessun periscopio è stato martellato durante la stesura di questo episodio. 
PPS: Il testo non è da intendere quale incoraggiamento a martellare alcunché né – tantomeno – ad intessere alleanze. In ogni caso, insomma, gli autori non rispondono dei danni compiuti leggendo questo episodio.


Gli Insindacabili, la IV stagione. 

Nelle puntate precedenti:

  1. Ritrovata una busta con rivelazioni scontate
  2. Dietro le quinte, davanti ai banconi, accanto a te
  3. Tre storielle di campagna