Puntata V: “L’enorme e le norme”

“Per fare una parete grande – recitava un famoso spot negli anni ’60 – ci vuole un pennello grande”.

Per cui, avrà pensato l’assessore Dario Shock, per un grande paese turistico, ci vuole una grande panchina. La grande gastronomia castelbuonese necessita di un altrettanto grande abbiocco post-pranzale, per cui ecco l’enorme panchina, piazzata in favore di castello, per enormi scatti su Instagram tutti da hashtaggare a tema “peace and love”. 

Oltre a quelli mediatici, ci sono tanti altri vantaggi. Innanzitutto sfruttando il gioco delle proporzioni, si possono ingannare amici e parenti sulla propria corpulenza (“Oh, come sei dimagrito! Stai scomparendo!”, anche se nelle foto dell’inaugurazione ci si è riusciti molto parzialmente…) e poi Castelbuono era già il paese con il maggior numero di panchine pro-capite della Terra, che è un record spendibile anche questo. 

Adesso serviva varietà. Abbiamo i classici modelli in ferro battuto diffusi in adeguata misura nel centro storico, e poi, soprattutto, i più recenti in legno – in cui la panchina è già integrata nel tavolo – presenti a decine e decine, forse di migliaia, che compaiono nei luoghi più improbabili (aiuole, campi incolti, cortili) come e più dei funghi. Ma viste le note manie di grandezza dei nostri, serviva anche la “grandezza” appunto.

Del resto, scriveva Giovanni di Salisbury nel 1159, attribuendone la paternità al suo maestro Bernardo di Chartres: «dicebat Bernardus Carnotensis nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes»; possiamo, cioè, vedere più lontano non per l’acutezza della nostra vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché portati in alto dalla grandezza dei giganti (e cioè, degli antichi). Nani sulle spalle dei giganti, si dice impropriamente. Non spalle, panchine, ecco.

Scusate la lunga, doverosa e ghiotta digressione, ma meglio l’enorme che le norme. Anche perché, norma degli Insindacabili è sempre stata – nelle tre edizioni precedenti – quella di terminare non appena le indiscrezioni venissero sostituite dai nomi ufficiali. Alla presentazione delle prime liste, cioè. Con questo ultimo episodio faremo una minuscola ma enorme eccezione, visto che un movimento ha già condiviso i nomi ma gli altri due/tre probabili non sembrano altrettanto pronti.

A presentare lista e giunta, quasi al completo, sono stati i c.d. Democratici per Castelbuono: quelli con il logo che assomiglia a quello dell’Ulivo ma invece è un rametto di frassino; quelli con Mario Cicero candidato sindaco a vita (ci sono i senatori a vita? e allora perché no i sindaci-a-vita?); quelli del “Si salvi chi può” come slogan. Ehm, scusate: Insieme si può.

Come detto – e come sempre fatto – non commentiamo i nomi, né tantomeno i cognomi e tiriamo dritto. 

Le norme, quelle elettorali, consentono il voto disgiunto – esprimere cioè una preferenza tra i candidati di una lista e per un sindaco/a diverso/a da quello ad essa collegato – è consentita altresì la doppia preferenza di genere all’interno della stessa lista (un uomo e una donna) ed è consentito anche tutto il resto: votare senza esprimere preferenze al consiglio, scheda bianca, annullare la scheda, andare al mare e così via. E’ la democrazia baby, e – nonostante i suoi limiti – menomale che c’è. 

A proposito di democrazia: il PDiri prende troppo sul serio il proprio nome (a differenza dei suddetti). Basta che ne viene meno anche solo un pochetto e due figure di peso del partito (Peppe Fiasco e Luciana Cusimano) lasciano sbattendo la porta. Ma non credete a quanto riferito nella lettera dai dimissionari, per spiegare le ragioni della fuoriuscita esistono sole due ipotesi verosimili. La prima è che l’iniziativa sia collegata ad una ricerca scientifica dell’Università di Boston che consiste nell’indagare fino a che punto è divisibile l’atomo; in quante piccolissime parti è possibile sezionare una sezione già minuscola. 

La seconda ipotesi è invece connessa all’esuberanza e all’intraprendenza del segretario Capuana e della Bellizza nel far trovare agli altri la tavola un po’ troppo apparecchiata. Giusto un po’: praticamente a caffè e ammazzacaffè già serviti. La nostra idea è che fosse Lady Cucco il candidato misterioso celato dietro al suggestivo comunicato della scorsa settimana, in cui si battezzava “Futura”. Enorme comunicato uscito già prima del coordinamento e soprattutto prima che Lady Cucco sciogliesse il nodo. Tant’è che, bellamente, la si è vista pochi giorno dopo in piazza a testimoniare in favore dell’avvocato Maiorana.

Ecco, parliamone: CambiAMO Castelbuono. Intanto una nota sul nome: se c’è una cosa sgradevole nella scrittura digitale su cui tutti concordano è quella di scrivere usando le maiuscole, perché – da norma non scritta ma condivisa – equivale ad urlare. NON MI CREDETE?!!

E già questo non promette nulla di buono. In più c’è quel tentativo di voler apparire “creativi” per forza, nell’ammiccante voglia di evidenziare la parte della parola che contiene – guarda il romanticismo – “AMO”. Ma vi immagiNATE se ci mettESSImo tutti a scriVERE così, in modo indeFESSO? Dai, su. 

Tolto questo però, abbiamo assistito ad un comizio vero, vecchia maniera. Con il giovane Sottile, Lady Cucco e Polizzotto (è qui sì, avevate dubbi?) nelle vesti di grandi supporter. 

La presenza di Gabriele Perrini ha però creato qualche dubbio a più di un passante: “Guarda, i Frastornati! Dai che si ride”.

Una parola anche sulla Ricostituente. Ebbene, chi rimproverava alla Proff di non essere ancora abbastanza in campagna (elettorale) è stato zittito dai fatti: si è beccato un bel videomessaggio bucolico che più campagna di così non si può. Sembrava Linea verde. Anche nei contenuti. A questo è poi seguito un altro video, con tante facce più o meno nuove, con pillole di enorme saggezza cadauno. Alla Proff è toccato pure iscriversi a Facebook, per andare incontro agli elettori e non apparire radical chic. La sensazione è che si voglia “fare bella figura” – sui temi, nei modi e nelle scelte (e nelle urne?) una volta che non è riuscita l’enorme operazione di “mettere insieme tutte le forze politiche dopo gli anni bui di dittatura”. Parlo dei Padri Costituenti, non dei ricostituenti.

Chissà. I tre sindaci li abbiamo e c’è da credere che dal gruppo “Futura” (gli ex Andiamo Oltre, più o meno) qualche novità salti fuori, quantomeno in apparentamenti. Noi per il momento ci sediamo in panchina e vi rimandiamo all’ultima attesissima puntata, a spoglio concluso, con l’annuncio dei vincitori di questa edizione. 

E, a proposito di comizi veri, vi lasciamo con un nostro studio già pubblicato 5 anni fa, che vi aiuta ad avere maggiore consapevolezza su alcune sfumature da comizio. Norme non scritte di posizionamento democratico.

E’ un fesso enorme chi parla di “dittatura sanitaria” e di idiozie simili: godiamoci la democrazia che abbiamo la fortuna di avere.


LA PIAZZA

[…] ci preme sottolinearvi quanto, oltre al vigore degli applausi e al resto della vostra comunicazione non verbale, persino la vostra posizione spaziale durante un comizio rappresenti un preciso messaggio al politico comiziante ed al resto della comunità. Salvo folle speciali, da comizi di chiusura o apertura, la piazza Margherita (prendiamo questa per semplicità e maggior capienza) si compone di 7 zone erogene principali:

  1. il sottopalco: la zona degli attivisti, dei candidati al consiglio e dei parenti più stretti.
  2. fontana nord: “schierati” davanti alla fontana, disposti cioè a beccarsi qualche goccia d’acqua se gira il vento, vi sono gli elettori già convinti, i simpatizzanti, che ideologicamente si propongono di allungare la folla del sottopalco fino al centro della piazza. Auspicando che serva a far dire ai passanti quantomeno “… ‘a chiazza era china…
  3. fontana sud: La cuspide della fontana funge da bandierina delimitativa: bastano pochissimi metri e le cose cambiano. Nella zona “fontana sud” stazionano i principali indecisi ma… possibilisti, che aspettano ancora quella parola giusta, la trovata, che li possa convincere e portare qualche passo in avanti. Tra i militanti della fontana nord.
  4. i passanti: coloro che percorrono le vasche della passeggiata snobbando i comizianti. Alcuni carpiscono qualche frase, e più moderati rallentano e commentano qualcosa, ma comunque passano, come nella poesia di Brassens cantata da De André. La maggior parte degli appartenenti alla categoria “passanti” praticano il più totale disinteresse nei confronti di chi parla e persino della competizione in sé (la cosa sfocia in genere in astensione o scheda bianca. O insulto su scheda) ed anche fastidio per l’assembramento. Alcuni parlano di sport ed altri persino di elezioni politiche. Ma di quelle francesi. 
  5. la pinnata: il campo neutro, occupato in prevalenza dagli osservatori. Si pongono anche fisicamente al “di sopra” del dibattito. In realtà è generalmente la collocazione degli oppositori al comiziante di turno, i quali però volentieri ospitano gli osservatori neutri per commentare talvolta insieme, con riferimenti e confronti complessi. Va detto che alcuni osservatori lo diventano solo perché, nel pomeriggio, hanno osservato il cielo e capito che due gocce d’acqua potrebbe farle…
  6. i panchinari: altro campo neutro, occupato da pochi fortunati capaci di accaparrarsi i 3 posti della panchina nel lato sinistro della piazza. In genere gli stessi vecchietti del circolo limitrofo, che permangono per curiosità e per capire “a chi appartengono” i volti nuovi sul palco.
  7. i baristi: i finti disinterassati, gli astenzionisti, ed anche qui gli avversari. Una variante più curiosa del passante, costretto quindi a stazionare per sentire quanto di più, disposta anche a consumare qualcosa da Fiasconaro o Cin Cin. Varianti possibili: barista salutista – prende un gelato – e barista alcolista: spritz o altro aperitivo a base alcolica.

Gli Insindacabili, la IV stagione. 

Nelle puntate precedenti:

  1. Ritrovata una busta con rivelazioni scontate
  2. Dietro le quinte, davanti ai banconi, accanto a te
  3. Tre storielle di campagna
  4. Il pallottoliere e lo scacchiere di László