Quel sistema d’affari che lega Cosa Nostra con l’imprenditoria

[ANTIMAFIADUEMILA] di Aaron Pettinari – 15 giugno 2010
Emergono nuovi particolari dall’inchiesta “Mafia e appalti” che gioved? scorso ha portato in carcere 19 persone. L’indagine ha dimostrato come i padrini di Cosa nostra ormai in carcere da anni potevano comunque contare su una squadra di stimati imprenditori per investire i propri tesori scampati alla scure di sequestri e confische.

L’ingegnere Francesco Lena, il patron dell?azienda vinicola “Abbazia Santa Anastasia” di Castelbuono, sarebbe uno di questi imprenditori accondiscendenti, accusato addirittura dalla Procura di associazione mafiosa.
Nel 2005 (anno di inizio dell’ inchiesta), il nome di Francesco Lena era gi? entrato in pi? di una indagine tanto che nel Cda della propria societ? sedevano diversi componenti della famiglia Giacalone, titolari della Giac srl (ditta poi finita sotto sequestro), chiamati dai Lo Piccolo a ruoli di vertice nel mandamento di San Lorenzo. Avrebbe avuto un filo diretto con il boss Salvatore Lo Piccolo (del quale sarebbe stato socio diretto sin dal 78) e a cui si aggiungerebbero affari con Francesco Bonura, Salvatore Sbeglia (che lo avrebbe salvato da un fallimento negli anni 70 versando nelle casse delle sue imprese 4 miliardi di lire) e Nino Madonia. Accuse che trovano conferma in alcune intercettazioni. Nel 2005, in un’operazione tesa a svincolare beni immobili di Madonia, i mafiosi avrebbero fatto i nomi di Lena, del costruttore Graziano e del gioielliere Longo.
Nello stesso anno, nel box di lamiera in cui Nino Rotolo teneva i propri summit, il boss di Pagliarelli parlava con Cin? riferendosi a Lena ed al rapporto tra Provenzano e Lo Piccolo. L’imprenditore avrebbe fatto da prestanome all’ex numero uno di Cosa Nostra nell’acquisto di una grossa estensione di terreno in contrada Zurrica in territorio di Pollina (14 marzo 2005).
Inoltre Lena si sarebbe intestato, per la somma di un miliardo di vecchie lire, quattro appartamenti per conto di Nino Madonia.
Il patron del marchio vinicolo “Santa Anastasia” a riguardo sostiene di essere solo una vittima dei mafiosi. Davanti al gip si ? presentato con gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Giovanni Rizzuti raccontand di essere stato costretto, a met? degli anni Ottanta, a cedere un appartamento del valore di un miliardo delle vecchie lire a un tale ?signor Andrea Campo?, ovvero il boss Antonino Madonia. A questo ?pizzo? lo avrebbe obbligato il capomafia di Tommaso Natale Lino Spatola, che all’epoca aveva fra i suoi stretti collaboratori il boss Salvatore Lo Piccolo. Al momento per? rester? in carcere.
Tra gli affari portati avanti, i boss di Cosa Nostra erano riusciti anche a mettere le mani sull’appalto per la “bonifica e la messa in sicurezza d?emergenza” del ferro di cavallo di Mondello. A quanto pare si nascondevano dietro il consorzio “Generale appalti pubblici” di Firenze, che si era aggiudicato l?appalto da 2 milioni e 300 mila euro con la “Sepor terrestre e marittima srl”.
Fra i soci del consorzio c’era la societ? “Agricoltura e giardinaggio sas” di Filippo Chiazzese, uno degli arrestati del blitz antimafia di gioved? scorso. Ma non sarebbe stato Chiazzese il regista dell’operazione. Secondo la ricostruzione della Procura, Chiazzese fungeva solo da prestanome dell’imprenditore Francesco Paolo Sbeglia, il fratello del pi? famoso Salvatore (gi? condannato per mafia), finito in manette nell?ultima operazione con l’accusa di associazione mafiosa.
Di questi parlava un gran bene il dottor Cin?, medico di Riina e Provenzano. Era direttamente Sbeglia ad andare dallo stesso boss di San Lorenzo o da Franco Bonura e proponeva l’elenco dei lavori. come la realizzazioni di alcuni padiglioni all’istituto Zooprofilattico, oppure, tramite imprese amiche, un appalto per il parco d’Orleans.
Diceva Franco Bonura, senza sospettare di essere intercettato: “Quello che gli fa fare tutte cose ? Nino Cin? allo Sbeglia… Io mi ci metto a disposizione perch? non vorrei essere da meno”. Sbeglia spesso si dimostrava anche prudente. Una volta, rinunci? persino ad un appalto a Tommaso Natale come disse a Franco Bonura il 3 aprile 2006: “Franco, io sono abituato anche a saper perdere perch? se per combinazione capitombolo, capitomboliamo tutti… e siccome io ormai faccio una vita ritirata…”.
Altro soggetto che emerge dalle carte sarebbe l’ingegnere Salvatore Mandarano. I pubblici ministeri Buzzolani, Di Matteo, Sava e Viola hanno scritto nella loro richiesta al gip Maria Pino di un ingegnere, che ad oggi non ? stato raggiunto da alcun provvedimento: ?Salvatore Mandarano emerge certamente dalle dichiarazioni dei collaboratori come persona vicina e ben introdotta – sostengono i pm – ma anche come soggetto che subiva estorsioni?. A parlere di lui ? stato il collaboratore di giustizia Gaspare Pulizzi: “C’? un bravo ingegnere che ? anche abile a ottenere le concessioni edilizie e a risolvere in genere i profili legati alle procedure amministrative, soprattutto nella zona di Carini. Mi sono recato alcune volte presso il suo studio di via Resuttana, a Palermo”. “Parlai di lui anche con Salvatore e Sandro Lo Piccolo ? ha dichiarato il pentito a verbale – In particolar modo, Sandro mi disse di stare attento perch? secondo lui si trattava probabilmente di un infiltrato, forse dei servizi segreti. Sandro mi parl? anche di probabili microspie presenti nello studio di Mandarano, il quale ne era a conoscenza”. Al momento la Procura starebbe compiendo ulteriori accertamenti.

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