Quota cento

Se c’è una cosa che questo Governo sa fare (cosa che ci domandiamo da tempo), se c’è una cosa dicevamo, è quella di trovare formule linguistiche efficaci: slogan, post sui social che “acchiappano”, titoli d’effetto e così via. Di per sé ciò non rappresenta un disvalore, anzi, ed una delle principali dimostrazioni ci è data in questi giorni dalla misura cardine della Legge di Bilancio 2019, la cosiddetta “Quota 100”.

La misura così denominata consente l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti coloro che vantano appunto il raggiungimento della fatidica soglia “cento”, sommando gli anni di contributi e l’età anagrafica.In verità le cose sono un po’ più complesse – tra restrizioni, vincoli e penalizzazioni – ma l’effetto su larga scala, di un nome e di una formuletta apparentemente così semplici e alla portata di tutti, è indubbiamente vincente per la promozione dell’iniziativa e quindi dell’azione del governo.Ma mentre con calcolatrice in mano provavo a simulare l’ipotetico anno in cui anche io e la mia sventurata generazione potremo (o potremmo) averne diritto, ecco riaffiorare dirompente la castelbuonesità.

Quota cento per Castelbuono, il prossimo anno, sarà raggiunta dal Castello comunale e dal periodico che avete in mano. Cento anni esatti, il prossimo aprile, dalla mitica asta del 1920 che ci consegnò la proprietà del cuore di Castelbuono. E cento anni sonanti anche per Le Madonie, per il nostro “Bancarello”: un monumento a tutti gli effetti al pari del maniero, altrettanto bisognoso di tutela, promozione e valorizzazione.Cento anni d’età, senza bisogno di sommare i contributi. Il mio di contributo, in questi ultimi vent’anni di vita del giornale, è del tutto irrilevante ma non sapete quanto mi inorgoglisca. Quota cento, ma nessuno gli augura la pensione.

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