Racconti, storie, poesia: a Collesano è di scena la «Sagra della cultura». Massimiliano Città tra gli autori invitati

[COLLESANO.ORG] A Collesano, nella suggestiva cornice del quartiere Bagherino, dove sopravvivono al tempo i resti di un antico castello sorto in età medievale, e dove sorge la vecchia chiesa madre del paese, si è svolta venerdì 23 agosto 2013, quella che è stata definita la “Sagra della cultura”, organizzata e patrocinata dall’associazione Acanthus, di cui è presidentessa la collesanese Elsa Ingrao.

Al calar del sole, mentre nei vari bar e locali si consumavano i vari “happy hour”, l’associazione ha voluto regalare un “aperitivo di cultura”, una miscellanea davvero interessante di storie, racconti e poesie che hanno avuto come sfondo e comun denominatore la Sicilia, la terra madre che in questo momento storico vede parecchi giovani doversi allontanare per guadagnare un po’ di “amaro pane”, scriveva Quasimodo, celebre emigrante.

Il suolo della Sicilia, proprio come nei testi quasimodei, è apparso quel luogo mitico da recuperare con la memoria, quel “ventre materno” cui affidare la propria mano lontana, tremula ed insicura, ma allo stesso tempo, da parte di chi in questa terra ancora vive e di chi in questa terra ancora si batte, è stato celebrato come presente attivo, come terra di cui le innumerevoli contraddizioni devono rappresentare punto di partenza per un cambiamento hic et nunc: non è possibile ? e sono tuonate nel pomeriggio le parole del presidente americano J. Kennedy ? che un singolo uomo possa pensare di non poter fare nulla per cambiare una situazione, nell’assunto che ognuno rappresenta un piccolo tassello di un enorme mosaico. Un tassello piccolo, è vero, ma che c’è, che occupa uno spazio vitale, che può urlare e pretendere.
Questa, è certamente, la meta verso cui l’associazione Acanthus tende, essere un tassello, una parte del grande mosaico della Vita e che a questa Vita vuole dar voce, come è accaduto proprio venerdì 23 agosto 2013.

Le voci che hanno partecipato a questo evento hanno così dato fiato a questo sentimento di lotta, di rivalsa nei confronti di una crisi di valori che sembra investirci e alla quale non bisogna piegarsi, alla quale non bisogna prestare il fianco; così, con la Sicilia a fare da sfondo, con la Sicilia seduta tra il pubblico, intenta ad ascoltare, a piangere, emozionarsi, sono stati letti ed interpretati, a cura della Piccola orchestra Ballarìa racconti e storie della tradizione popolare locale, tra cui la celebre narrazione della Baronessa di Carini. Inoltre, sono intervenuti quattro tra poeti e scrittori, Vincenzo Ciminello, da Campofelice di Roccella che ha letto stralci di un suo romanzo giallo-etnografico, La pirdunanza, Massimiliano Città di Castelbuono con alcune righe di due suoi racconti, “Il perchè non so” e “Galleggiano, ma non hanno parole”, Antonino Musca, di Caltavuturo che ha ricordato, con il suo Pane e lavoro, la strage avvenuta nel suo paese nel 1893, quando undici contadini, ai tempi dei fasci siciliani, furono massacrati in seguito all’occupazione di alcune terre. Inoltre, sempre Antonino Musca, ha ricordato la sua attività di missionario in Africa, un’attività che vuole procedere sulle orme di quello che fu il parroco del suo paese, padre Lorenzo Marzullo, originario proprio di Collesano e missionario in Ecuador da alcuni anni. A leggere alcune sue poesie è stato anche Antonino Cicero, collesanese e che nel 2012 ha pubblicato il suo primo libro di poesie, La forma perfetta, con l’editrice Arianna Attinasi. Alla fine della manifestazione è stato offerto un piccolo rinfresco con prodotti tipici del luogo.
Un pomeriggio, dunque, in cui la cultura, nel senso esteso del termine, tra le panchine in muratura dell’antico quartiere Bagherino di Collesano, il primo quartiere di questa comunità madonita, ha preso posto insieme proprio a quella Sicilia che alla fine ha sorriso, alla fine ha stretto la mano a chi ha partecipato, nell’attesa di cambiamenti che possano partire dal singolo individuo, nell’attesa che eventi del genere possano essere solo “aperitivi”, nell’attesa che questi vengano trasformati da ognuno, nel proprio spirito e nella propria mente e in maniera attiva, in pasti completi.