Raddoppio ferroviario, quattro a giudizio

Serie di illegalit? per coprire il pizzo corrisposto alla mafia barcellonese
[gazzettadelsud] Leonardo Orlando

Fatture gonfiate da manager delle imprese impegnate nei lavori del raddoppio della tratta ferroviaria tra Milazzo e Villafranca e frodi sui lavori eseguiti dai responsabili dei cantieri, hanno consentito di pagare fino al 31 dicembre del 2005 le estorsioni al clan dei “Barcellonesi”, rappresentato per l’occasione dal boss, Carmelo Bisognano, capo della frangia dei “Mazzarroti” e adesso transitato tra i collaboratori di giustizia. Sono queste le risultanze dell’operazione antimafia “Eris” che a pi? di quattro anni dall’arresto del boss di Mazzarr? Carmelo Bisognano e del suo gregario di Terme Vigliatore Nunziato Siracusa, e dell’iscrizione nel registro degli indagati di una schiera di manager, stenta a decollare a causa di un balletto di competenze territoriali tra i giudici di Barcellona, Messina e Napoli, che ha di fatto smembrato lo stesso processo in diversi tronconi sparsi in tre diversi Tribunali.
L’ultimo troncone della Eris, dal nome della dea che gett? il pomo della discordia, ? quello deciso dal Gip di Barcellona, Antonino Zappala che ha rinviato a giudizio quattro manager di imprese private impegnate nei lavori ferroviari. Dinanzi al giudice monocratico di Milazzo dovranno comparire nell’udienza del prossimo 16 marzo, per frode in pubbliche forniture, i manager del raddoppio ferroviario Salvatore Lanno 66 anni di Calatafimi, capocantiere della “Ferrari Ira”; Domenico Lopreiato 51 anni di Sfefanoconi (Vibo Valentia), componente della direzione dei lavori della Italferr; l’imprenditore Antonino Catania 57 anni originario di Fondachelli Fantina e residente a Terme Vigliatore, amministratore dell’impresa Antea, subappaltatrice della Ferrari Ira; Pasquale Ponticelli 47 anni di Giuliano in Campania (Napoli) rappresentate della ditta fornitrice della Italferr Tunnel.
Sono stati invece prosciolti Vincenzo Conforti, 48 anni di Viterbo, componente della direzione dei lavori della “Ferrari Ira” e Umberto Ilardo 50 anni, originario di San Cataldo e residente a Torregrotta, presidente del collegio sindacale della societ? “Sces”, subappaltatrice della “Italferr”. Nello stesso procedimento figura imputato al Tribunale di Barcellona Carmelo Bisognano, 45 anni e la sua convivente Teresa Truscello 36 anni, di Furnari, all’epoca titolare dell’impresa di movimento terra ” Teresa Truscello”, di fatto controllata dal boss di Mazzarr? Sant’Andrea. Entrambi gli imputati avevano chiesto nello scorso mese di settembre la legittima suspicione e chiedevano il trasferimento del processo in altro distretto a causa di una presunta campagna stampa contro di essi, richiesta respinta dalla Cassazione. L’abbreviato era stata invece scelto da Nunziato Siracusa, 40 anni, capo cosca di Terme Vigliatore, il quale accusato di una estorsione in danno di un’impresa ? stato gi? condannato. Per tutti gli altri imputati i procedimenti sono ancora pendenti. A Messina, dopo un balletto tra Barcellona, Napoli e una puntata in Cassazione, ? stato di recente nuovamente trasferito il processo a carico di Francesco Miceli 57 anni, originario di Menfi e residente a Barcellona, capocantiere del raggruppamento di imprese “Ferrari – Ira”.
A Napoli invece con le accuse pi? gravi di attentato alla sicurezza ferroviaria pende il processo, gi? entrato nel vivo con le testimonianze dei Ros e dei consulenti dell’accusa, a Giuseppe Miceli 52 anni, originario di Paola e residente a Rende, direttore dei lavori della “Italferr”; Vincenzo Citt? 54 anni, originario di Castelbuono e residente a Collesano, direttore del cantiere del raggruppamento di imprese “Ferrari Ira”; Vincenzo La Rosa 57 anni, di Palermo tecnico dell’Ira; Renato Di Simone 50 anni di Niscemi direttore tecnico dell’Ira e Ivan Collino 32 anni di Giaveno (Torino), dello studio di progettazione Corona. L’aspetto pi? inquietante dell’inchiesta sarebbe il patto tacito intercorso tra boss e manager delle societ? concessionarie “Italferr e Ira”, incaricate dell’esecuzione dei lavori del raddoppio ferroviario che accettavano di pagare il “pizzo”, ricorrendo ad artifici contabili e trucchi nell’esecuzione dei lavori che avrebbero finito per compromettere la sicurezza delle opere. I consulenti tecnici incaricati dalla Procura distrettuale antimafia di verificare i lavori sulla tratta tra Patti e Villafranca Tirrena, hanno potuto accertare che sono state commesse delle frodi nell’esecuzione delle opere ferroviarie, tanto che per alcuni manager ? scattata l’imputazione, oltre che di frode nell’esecuzione dei contratti d’appalto, di attentato alla sicurezza dei trasporti ferroviari. Per quest’ultimo episodio ? in corso il processo stralcio a Napoli, dove fu sottoscritto lo scellerato patto tra imprese e mafia. Il riferimento al reato di attentato alla sicurezza dei trasporti ferroviari, ? quello relativo al tratto che attraversa il Comune di Pace del Mela, dove tra luglio e ottobre del 2004 sono state realizzate vie di corsa per i treni con evidenti difetti di livello. Nonostante ci? sulla strada ferrata sarebbe stato consentito – secondo l’accusa della Dda di Messina – il passaggio dei treni.
La sicurezza dei viaggiatori sarebbe stata compromessa anche nella realizzazione della massicciata sottostante alle traverse dei binari della stazione di Pace del Mela, inferiore di oltre10 centimetri allo spessore previsto. Sempre a Pace del Mela, nel tratto di attraversamento di via Olimpia, sarebbe stata realizzata per economizzare una palificazione difforme dal progetto; mentre a Manforte San Giorgio, una ditta appaltatrice avrebbe fornito manicotti di spessore inferiore a quello previsto. A San Filippo del Mela sono state invece realizzate gabbie in ferro di spessore inferiore della met?, rispetto al progetto e sempre a San Filippo si ? fatto uso di micropali di lunghezza inferiore. Due pensiline in meno delle quattro previste, non sono state realizzate nella stazione di Torregrotta. Infine, sempre secondo l’accusa, “trucchi” anche nella realizzazione delle campate del viadotto Niceto e sul torrente Muto, le cui prove di carico hanno poi evidenziato i dati che non corrispondevano al vero. Molti dei lavori truccati, non appena scoperti dai tecnici della Procura, non sono stati infatti collaudati, salvaguardando cos? la sicurezza dei viaggiatori delle ferrovie.