Referendum taglio parlamentari. L’analisi di Luciana Cusimano e Marcello Catanzaro a sostegno del NO

Pubblichiamo il seguente documento esplicativo relativo al Referendum sul taglio dei parlamentari, che si terrà il 20 e 21 settembre. L’approfondimento, realizzato dalla “nostra” Luciana Cusimano e dal Sindaco di Isnello Marcello Catanzaro, ci presenta un’analisi delle ragioni a sostegno del NO.
Nell’ottica di un sano dibattito pubblico e politico, siamo ugualmente disposti a dare spazio ad analoghi approfondimenti in sostegno del SÌ che rappresentanti del territorio vorranno condividere
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Un NO condiviso

Fare una scelta di partito, in tempi così liquidi, incerti e connotati da becero populismo, è un atto quasi dovuto, un gesto impegnativo che richiede riflessione e coraggio, per chi ancora crede di poter contribuire a un rinnovamento possibile.

E ci vuole riflessione e coraggio ogni volta che, con convinzione, si espongono le proprie idee assumendosi la responsabilità del loro peso. Solo la dialettica di pensiero può far rivivere la Politica, vero sale della democrazia.

Questo non vuole essere un documento persuasivo ma un ragionamento che spiega i perché della propensione al NO in vista della ormai imminente consultazione referendaria sulla legge costituzionale recante «Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari».

Il NO meditato, sentito, che si distacca da ogni altra legittima linea di indirizzo, non va visto come una frattura rispetto a percorsi e valori comuni, semmai rappresenta il livello di maturità critica che come Comunità democratica si è raggiunto.

La riforma costituzionale sottoposta a referendum rischia di incidere profondamente sull’ordinamento; per tale ragione, abbiamo sentito la necessità di produrre un documento che contribuisca a delineare una corretta e completa informazione sul quesito referendario.

Il tema della riduzione del numero dei parlamentari è ricorrente. Questa riforma è solo l’ultimo tentativo di razionalizzazione del numero dei membri delle Camere rispetto a modifiche costituzionali più complesse proposte nelle passate legislature.

Questa è la modifica meno ambiziosa ma potenzialmente più devastante di sempre. Le riforme costituzionali, per loro stessa natura, devono risultare necessarie, complessive e di sistema. Non si può e non si deve intervenire su questioni così specifiche e di “poco conto” rispetto all’intero assetto costituzionale.

L’intervento proposto si limita a tagliare drasticamente, senza un criterio esplicitato, il numero dei parlamentari. E’ ispirato da una propaganda punitiva che non risolve e che, invece, lascia inalterato il problema della qualità dei rappresentanti rispetto all’efficienza e al buon funzionamento dell’istituzionerappresentativa. Questa è, sostanzialmente, una manovra demagogica all’insegna delle menzogne: quelladel risparmio sulla spesa pubblica e quella del taglio alla “casta”.

I rappresentanti eletti dal popolo sono visti come un semplice ammasso di poltrone: niente di più impopolare e sbagliato. Stabilire una riduzione lineare dei parlamentari non garantisce che “meno sono e meglio sono”. Questo taglio netto non produce vantaggi apprezzabili in termini di risparmio perché non abolisce né ridimensiona i privilegi e i costi della politica. L’istituzione parlamentare ne esce svilita e la rappresentanza dei cittadini notevolmente ridotta.

Sostenere che se prevarranno i NO non ci saranno nuove riforme costituzionali mentre se vince il SI’ inizierà automaticamente una nuova stagione riformista è pura presunzione e chiara demagogia.

Questa riforma costituzionale aggraverà i problemi e i limiti dell’attuale bicameralismo perfetto che andrebbe, semmai, ripensato organicamente. Non è un intervento volto a rendere più efficientel’istituzione parlamentare posto che non introduce alcuna differenziazione di ruolo e funzioni tra le due Camere e non ne snellisce i lavori che dovranno essere sostenuti da meno parlamentari impegnatiall’interno di più Commissioni o in Commissioni accorpate.

Questa riduzione, in assenza di una riforma elettorale seria a monte, penalizza la rappresentanza delle minoranze e il pluralismo politico in Parlamento.

L’Italia è una Repubblica parlamentare ed è giusto che il Parlamento mantenga la sua centralità di ruolonell’equilibrio istituzionale. Non si può paragonare ad altri Paesi con differenti forme di Stato e di governo. La nostra Costituzione attribuisce (ancora) al potere legislativo, di cui è investito il Parlamento,un’importanza fondamentale anche nel rapporto fiduciario col Governo di cui monitora l’azione. Le altre assemblee nazionali si basano su diversi moduli organizzativi e funzionali e su un diverso rapporto tra numero di elettori /eletti.

Questa riforma costituzionale presuppone che la rappresentanza nazionale possa essere assorbita in altri organi elettivi dotati di competenze normative (Parlamento europeo, consigli regionali) contro ogni evidenza funzionale. L’art. 117 Cost., infatti, nonostante il tentativo di riforma in senso autonomistico attuato con la Legge Costituzionale n. 3 del 2001, attribuisce al Parlamento nazionale competenza esclusiva e concorrente su tutti gli ambiti essenziali dello Stato, mentre alle Assemblee regionali attribuisce competenze esclusive residuali.

Ridurre il numero dei Parlamentari significa concretamente ridurre la rappresentanza dei territori, dei nostri territori e, dunque, significa ridurre la possibilità di rappresentare in Parlamento le criticità e le problematiche di intere aree del Paese, soprattutto quelle più interne.

Lo sbilanciamento riguarderà soprattutto il Senato: la nuova composizione numerica lascerebbe, infatti, sottorappresentate certe Regioni rispetto ad altre. Per effetto della nuova riforma, la Sicilia passerà dagli attuali 52 seggi alla Camera a 32 e dagli attuali 25 seggi al Senato a 16.

Se si vuole davvero cambiare, assicurando qualità e competenza, occorre, semmai, pretendere una riforma seria della Legge elettorale. Occorre che si dia nuovamente ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti eliminando le c.d. liste bloccate. Questa è la vera riforma che bisogna pretendere adesso.

Dall’esito delle consultazioni referendarie, inoltre, non si può far dipendere il destino delle alleanze di governo.

Se oltre 700 tra studiosi e professionisti nelle discipline giuridiche-economico-sociali, numerosi compagni di partito, intellettuali di ogni schieramento e cittadini hanno deciso di manifestare il proprio NO vuol dire che viviamo in una democrazia partecipata matura, in grado di scongiurare molta della disinformazione e dei contenuti errati, veicolati in larga parte sui social, che condizionano masse informi e acritiche votate a chi urla e la spara più grossa.

Il messaggio più importante, al netto e nel rispetto di tutte le scelte e le opinioni personali, che questo documento vuole veicolare è, dunque, quello di andare a votare con libertà e consapevolezza, per contrastare la banalità di tutti i mali che affliggono la società e il presente.

Marcello Catanzaro

Luciana Cusimano