Ricorso in Cassazione. Dopo le due assoluzioni, il 21 febbraio l’ultimo grado di giudizio per Lena

[ILCALEIDOSCOPIODELLEMADONIE] Il 21 febbraio è previsto l’inizio dell’ultimo grado di giudizio a carico di Francesco Lena. La Procura Generale di Palermo, infatti, ha deciso di fare ricorso in Cassazione contro l’assoluzione del patron dell’Abbazia Santa Anastasia pronunciata dalla sesta sezione penale della Corte d’Appello presieduta da Biagio Insacco, a latere Roberto Binenti e Roberto Murgia.

Eppure la seconda sentenza assolutoria sottolinea che nell’atto di appello degli inquirenti “sono state mosse censure generiche, parziali e comunque non condivisibili”, quindi i loro rilievi “appaiono infondati”.

Per quanto riguarda la vicenda del “feudo” di Castelbuono, un piccolo appezzamento di terreno in contrada Zurrica che per l’accusa il vero proprietario sarebbe stato il boss Bernardo Provenzano, i giudici partono “evidenziando i rapporti con Banca Nuova Spa, la quale, a fronte dell’erogazione di finanziamenti per complessivi € 7.500.000,00 a copertura di precedenti esposizioni del Gruppo Lena, iscriveva ipoteca sugli immobili dell’Abbazia Santa Anastasia Spa e otteneva in pegno le azioni della medesima società”. Un’operazione che si presenta “incompatibile con la riferibilità dell’appartenenza del ‘feudo di Castelbuono’ al Provenzano, stante che il Lena per far fronte ai propri debiti, veniva a costituire diritti reali di garanzia che manifestavano una disponibilità sulle sorti del bene”. Pertanto “rimangono insuperabili tutte le incertezze” in relazione alla “tesi della fittizietà dell’acquisto”.

Parole pesanti, ma non condivise dai magistrati della Procura Generale che hanno presentato il ricorso presso la Suprema Corte.

La vicenda ha avuto inizio nella notte tra il 9 e il 10 giugno 2010, quando il Gip Maria Pino firma una serie di provvedimenti di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta “Mafia e appalti”, coordinata dalla Dda. L’8 novembre il Gup Luigi Petrucci conferma quasi tutte le richieste del pm Nino Di Matteo, tranne per Francesco Lena che viene assolto da tutti i capi d’imputazione «per non aver commesso il fatto». Infine il 17 gennaio 2013 è stata proclamata la sentenza della Corte d’Appello.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.