Rischia la vita per salvare uno sconosciuto precipitato nel viadotto

[palermo.repubblica.it]Forse il destino era già scritto nel suo nome. Di certo è stato il fato a farlo passare da lì, a bordo del suo furgoncino, un attimo dopo che la Pegeout 207 su cui viaggiava Enrico D’Orsa è precipitata giù dal viadotto Treppiedi, sulla Palermo-Catania. Lui, Salvatore Messina, imbianchino di 53 anni, non ci ha pensato due volte: quando ormai l’auto cominciava a bruciare, ha scavalcato il guardrail, si è buttato giù rotolando dalla scarpata di 15 metri e ha estratto l’uomo privo di sensi. Dieci secondi in più e sarebbero saltati entrambi per aria nell’esplosione che ha mandato in fumo la Pegeout. E invece Enrico è salvo e oggi pomeriggio, nel reparto di Medicina d’urgenza dell’ospedale Civico di Palermo, ha stretto la mano a Salvatore. Eroe per caso. O per “predestinazione”, come pensa la famiglia D’Orsa.

“Sono vivo per miracolo. Il miracolo di aver incontrato una persona disposta a rischiare la vita per salvarne un’altra. Salvatore di nome e di fatto”, dice commosso Enrico, 42 anni, impiegato di banca. Ieri mattina, come sempre, stava andando da Palermo a Campofelice di Roccella per lavoro. Dell’incidente non ricorda nulla: “So solo che quando mi sono svegliato c’era Salvatore accanto a me, quindici metri più avanti la macchina in fiamme e i vigili del fuoco impegnati a spegnerla”. Chi invece non dimenticherà mai quelle scene è Salvatore, dicoccupato che si arrangia come imbianchino: “Quella mattina  – racconta – stavo andando a Castelbuono per lavoro. Erano le sette e un quarto ed Enrico viaggiava davanti a me. L’ho visto perdere il controllo, forse a causa di una gomma esplosa all’improvviso, e volare giù dal viadotto. Mi sono fermato e ho bloccato il traffico. Si è creato un capannello di persone ma tutti pensavano che ormai il conducente fosse morto”.

Invece Salvatore non si è fatto scoraggiare, si è sporto e ha intravisto dentro l’auto qualcosa che si muoveva: “Ho capito subito che c’era una persona viva ma era intrappolata. Ho scavalcato il guardrail e mi sono lanciato giù facendo vari capitomboli. Enrico nel frattempo era riuscito a tirare fuori i piedi dal finestrino ma non poteva muoversi. Così l’ho estratto usando tutta la mia forza e l’ho trascinato a dieci metri dall’auto. Dopo pochi secondi abbiamo sentito lo scoppio e visto fiamme altissime”.

Subito dopo sono arrivati i soccorritori del 118 che hanno trasportato il ferito in elisoccorso al Civico, mentre Salvatore ha avvertito i familiari di Enrico dell’incidente. Il quarantaduenne se l’è cavata con una frattura alla clavicola e al naso e un leggero trauma cranico. Ma nonostante la botta, ha voluto lo stesso incontrare il suo “salvatore”. Che oggi è andato a trovarlo in corsia: “Quando se lo sono portato via in elisoccorso – dice – mi sono messo a piangere come un bambino. Cosa ho pensato in quei momenti? Niente, ho agito solo per istinto. Se avessi pensato, avrei perso tempo”. Tempo prezioso, certo. Ma anche fatale: “Quindici secondi in più, e non saremmo stati qui a stringerci la mano”.