“Romario contro tutti e gli studenti di Parigi in piazza.”

Il prossimo anno si terranno in Brasile i mondiali di calcio. L’evento, oltre che sportivo, è di grande spessore mediatico ed economico, un toccasana per sponsor e tv e un investimento a rischio per i paesi ospitanti. Alle spese per la costruzione o ristrutturazione degli impianti sportivi corrispondono i ricavi dovuti a turismo e sponsor. La bilancia a volte è positiva e a volte negativa. Ricorderete quando si paventò, nell’era delle ristrettezze e della sobrietà del governo Monti (sembra siano passati secoli) di candidare Roma alle Olimpiadi del 2020, e poi ve ne fu un nulla di fatto in seguito alle accurate analisi dei supertecnici di governo, che stimavano costi superiori ai benefici. In Brasile il dibattito in tal senso è accesissimo. Uno dei protagonisti del fronte critico verso i mondiali è Romario, uno che di mondiali se ne intende, visto che ha vinto quello del 1994 in USA come stella assoluta del Brasile che si impose in finale contro l’Italia di Baggio e Sacchi. Il piccolo attaccante del Barcellona e della nazionale, adesso è esponente del partito socialista, ancora più a sinistra del PT di Lula e Dilma Rousseff, e ha cominciato ad inveire contro i campioni del passato, con cui ha condiviso le vittorie in campo, come Bebeto e Ronaldo, accusandoli di essere degli ignoranti. Poi se l’è presa con Blatter, il presidente della FIFA, defindendolo “un ladro”. La critica principale è dovuta alla promessa del governo di non spendere nulla per il rifacimento degli stadi, onere di investitori privati e invece finora le spese statali ammonterebbero a circa 2 miliardi di euro. Chi avrà avuto ragione sarà chiaro solo dopo la chiusura dell’evento e a quel punto si avrà un vincitore sul campo e uno sui banchi della politica di uno dei paesi più in crescita del mondo, che però al progresso sta accompagnando degli strascichi non sottovalutabili di forti divergenze sociali.

Cambiamo paese, cambiamo continente, ma parliamo ancora di proteste. In Francia, a Parigi, gli studenti stanno protestando con vigore, mettendo in serie difficoltà il ministro dell’istruzione, per un caso singolare: una studentessa quindicenne kosovara, Leonarda Dibrani, è stata arrestata durante una gita scolastica e rispedita con la famiglia al suo paese d’origine. Erano arrivati in Francia nel 2009 come candestini, ma avevano richiesto fin da subito lo status di asilo politico, respinto più volte. La ragazza aveva comunque frequentato da 5 anni le scuole. Il dibattito, oltre che le scolaresche, ha riguardato tutta la sinistra transalpina in combutta tra chi vorrebbe il rispetto della legge e chi pensa ad un’umanizzazione, ad un’applicazione più leggera delle regole. Fatto sta che i ragazzi chiedono l’immediato rimpatrio di Leonarda e contemporaneamente anche quello dell’armeno Khatchik Kachatryan, espulso la settimana scorsa per le stesse ragioni e lo stanno facendo con grande convinzione, interrompendo di fatto lo svolgimento delle lezioni e rivendicando quanto sia assurdo e ingiusto in un paese democratico, dover verificare la regolarità dei documenti a dei ragazzi che frequantano la scuola superiore. Io sono dell’avviso che la sinistra farebbe bene a superare il conflitto tra i due fronti provvedendo a modificare la legge in merito al reato di clandestinità in certe situazioni, perché come dice il presidente dell’Assemblea nazionale francese, Claude Bartolone: “c’è la legge, ma ci sono anche valori su cui la sinistra non deve transigere o perderà la sua anima.”

?Oltre Fiumara ? Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.?

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