Salvini a Cefalù. Una visita tra selfie, cannoli e contestazioni (e assembramenti)

Riportiamo di seguito l’articolo pubblicato ieri da lavoceweb.com, a commento della visita di Matteo Salvini a Cefalù, e il post pubblicato dal Sindaco stesso della città Rosario Lapunzina sul suo profilo Facebook, che denuncia la “processione pagana” – di fatto un assembramento – venutasi a creare in coda al leader della Lega.

Arriva con l’auto blu in piazza Cristoforo Colombo presidiata da carabinieri, polizia, vigili. Scende e si dirige subito verso un gruppo che lo acclama e lo applaude. Ma per Matteo Salvini a Cefalù ci sono anche alcuni fischi e qualche grido ostile. La passeggiata si limita a pochi movimenti di sperimentata perizia scenica. Guarda la gente, si concede ai soliti selfie, ignora il resto del panorama tanto che qualcuno da lontano lo richiama: “Matteo, guarda il mare”. Circondato dai sostenitori (non proprio un bagno di folla), appare quasi smarrito. Il mare neanche lo vede. Cerca solo volti amici, pronuncia qualche parola d’occasione, ignora le voci dissonanti che non sono molte ma ci sono. E sono state precedute da una scia di critiche sui social. Pochi insulti ma tante prese di distanza dal suo orizzonte politico e culturale. “La Sicilia sa accogliere ma sa anche discernere”, ha scritto Daniela Mendola.

Il primo impatto con Cefalù in piazza Colombo dura pochi minuti. Non ci sono discorsi ma neppure domande. E l’unico messaggio politico rivolto alla gente è descritto da un rapporto fisico troppo ravvicinato. Attorno a lui, che indossa una mascherina tricolore, si crea un assembramento. Altro che regole di distanziamento. Sarà per questo o per i fischi e le grida di contestazione modulate su un tono crescente che Salvini prende la strada di piazza Duomo. Un codazzo lo segue mentre si reca a visitare la cattedrale. Stavolta non ha il rosario e neanche altri simboli religiosi. Del resto la visita assolve a un altro rituale del campionario di gesti di Salvini, meno evocativo perfino di quello che mette in scena al tavolo di un caffè dove prende subito le distanze dai “carboidrati” ma addenta il cannolo che qualcuno gli offre come un immancabile souvenir. Tramite il marito la “signora Giovanna” per telefono gli fa avere i suoi saluti. 

Il tour siciliano di Matteo Salvini era cominciato con un’altra contestazione davanti alla stele che ricorda la strage di Capaci. Era una tappa che ormai ha assunto, anche questa, un carattere rituale e retorico. E qui Salvini, circondato dagli uomini della sicurezza, è stato contestato da un gruppo di sardine che a distanza ripetevano: “Giù le mani da Falcone, via la Lega dalla Sicilia”.
Con il leader della Lega c’era anche l’assessore ai beni culturali Alberto Samonà finito nella bufera per le sue poesie che declamano una forte ammirazione per le SS di Hitler chiamate “monaci dell’onore” in un libro che l’assessore ha pubblicato venti anni fa. E anche se ora cerca di prenderne le distanze (“Sono cambiato”), è costretto a chiedere scusa alla comunità ebraica molto irritata e a presentare di sé un’immagine diversa.

Salvini lo difende, si aggrappa a una battuta ruspante: “Non leggerò le poesie di Samonà. Preferisco Leopardi”. Per ora si concentra su messaggi politici di facile presa. Riecco il tema della lotta alla mafia, l’impegno per il ponte sullo Stretto, la proclamata attenzione verso i problemi degli operatori turistici, dei commercianti, dei professionisti. La solita profusione di parole, la solita passerella che coincide con l’avvio della fase elettorale: il 4 e 5 ottobre si vota in 62 comuni siciliani. Già, è per questo che Salvini è qui.

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