Scoppia il caso dei cimeli scomparsi del garibaldino Galbo

(MADONIELIVE.COM – Giuseppe Spallino) I fratelli Peppe e Mimmo Martorana hanno scritto una lettera aperta al sindaco Antonio Tumminello per chiedere che fine abbiano fatto i cimeli del loro bisnonno Giovanni Galbo, sottufficiale garibaldino, donati nel 1973 al Museo Civico. Ecco la lettera:

A quanto pare la riservatezza e la pazienza in questo nostro paese per un periodo abbastanza lungo anziché virtù sono state considerate una forma di ?dabbenaggine? da parte di coloro che ci hanno governato fino a qualche settimana addietro. Perciò, sperando che dopo le ultime elezioni amministrative le cose siano cambiate anche da noi, abbiamo pensato di rivolgerci a Lei con questa lettera aperta augurandoci che finalmente possiamo ricevere una puntuale notizia alla quale riteniamo di aver diritto, che fino ad ora non siamo riusciti ad ottenere malgrado le nostre sollecitazioni rivolte a chi di dovere.

Quella che per brevi cenni le raccontiamo potrebbe sembrare una piccola vicenda privata, ma è facile capire che tale non è perché coincide con un preciso interesse pubblico che chiama in causa la stucchevole e tanta conclamata rivendicazione della “politica culturale” che sarebbe stata realizzata a Castelbuono nei trascorsi vent’anni.

Ci eravamo illusi che almeno negli ultimi due anni, durante i quali sono stati celebrati un po’ dappertutto prima “l’Impresa dei Mille” e poi “l’Unità d’Italia” potessero ritornare alla luce i reperti storici appartenuti al nostro bisnonno Giovanni Galbo, sottufficiale garibaldino, il quale nel 1860 aveva combattuto per l’Italia con i volontari in camicia rossa del Generale Garibaldi. Purtroppo così non è stato. Non sappiamo se per trascuranza o perché siano andati perduti. In quest’ultimo caso niente potrebbe giustificare la gravissima responsabilità di coloro i quali avevano il dovere morale e l’obbligo giuridico di salvaguardarli e custodirli con assoluto scrupolo personale ed istituzionale.

È bene ricordare che nel lontano 1965 su iniziativa dell’allora giovane Francesco Romeo, con l’avallo dell’On. Pietro Sapienza, dell’On. Gino Carollo, dello storico Antonio Magavero Fina e del Prof. Alfredo Mario La Grua, e con il pieno sostegno, fra gli altri, di nostro padre Eugenio Martorana, venne decisa la creazione del Museo Civico. Esso avrebbe dovuto comprendere il materiale scientifico di Francesco Minà Palumbo, una Sezione storica e l’Archivio storico del nostro paese. La sede prescelta fu il Castello dei Ventimiglia, previo gl’indispensabili lavori di restauro delle sale necessarie.

Agli inizi del 1973, presso la nostra casa paterna, i nostri genitori consegnarono a Francesco Romeo, nella qualità di Presidente del Comitato promotore, la divisa garibaldina di Giovanni Galbo, una sua fotografia incorniciata risalente al 50° anniversario della spedizione dei Mille ed una sciabola corta con fodero.

Nel successivo mese di agosto, in coincidenza con l’inaugurazione della collezione entomologica di F. Minà Palumbo, venne aperto al pubblico il salone restaurato del Castello (ora detto del Principe) in cui erano stati esposti il ritratto ad olio del medico garibaldino Giuseppe Collotti, la fotografia dell’ufficiale garibaldino Giuseppe Levante, la fotografia dello straordinario cospiratore e  garibaldino Francesco Porcelli ed i cimeli garibaldini del nostro bisnonno contenuti in un’apposita bacheca a muro.

Quell’esposizione che tanti castelbuonesi ricorderanno rimase così per oltre vent’anni e cioè fino alla chiusura del Castello per i lavori di restauro. Dopo di allora non abbiamo più visto, ne avuto notizia di quella bacheca ne del suo contenuto che rappresentava un pezzo della storia della nostra famiglia per comprensibili motivi affettivi e sicuramente anche per Castelbuono per irrinunciabile orgoglio cittadino.

All’attuale stato delle cose confessiamo che ci lascia perplessi il fatto che Romeo, nonostante la sua fama di studioso della storia del Risorgimento ed in particolare dell’epopea garibaldina, in tutti questi anni, e ne sono passati parecchi, non si sia reso parte diligente per scoprire la sorte che hanno avuto quei cimeli che gli erano stati personalmente affidati e dei quali per la verità ne aveva curato una perfetta sistemazione, a garanzia della nostra famiglia ed in nome e per conto della comunità di Castelbuono. Infatti più volte richiesto ha dimostrato di saperne meno di noi.

Egregio Signor Sindaco vogliamo sperare che si sia ancora in tempo per ritrovare quanto generosamente i nostri genitori, animati soltanto da spirito civico, avevano donato alle generazioni presenti e future dei nostri concittadini, nella convinzione che altre famiglie in possesso di reperti storici avrebbero potuto fare la stessa cosa. Da qui la richiesta pressante di un Suo impegno specifico a tutela del buon nome del nostro paese.

Nell’augurarLe buon lavoro nell’interesse esclusivo di Castelbuono, La salutiamo con viva cordialità e restiamo in attesa di una sua urgente cortese e doverosa risposta.