“Se anche ad Harvard si protesta e Capello che rinuncia al matrimonio del figlio.”

L’università di Harvard è tra le università più prestigiose al mondo. Vi hanno studiato e insegnato alcune tra le menti più brillanti del secolo ed eccelle in diversi settori. Nondimeno in campo economico, dove può vantare di aver affidato il corso di Economics 10 ad un guru dell’economia mondiale, il prof Greg Mankiw. Eppure, settanta studenti, durante la sua lezione si sono alzati e sono usciti dall’aula per protesta, dicendo “ci rifiutiamo di seguire questa lezione, vogliamo esprimere il nostro disagio circa le deformazioni di questo corso”. La strategia di protesta portata avanti dal movimento Occupy sta coinvolgendo diversi atenei statunitensi e lamenta l’inutilità di studiare le solite retrograde teorie economiche che inneggiano la crescita come unica via di sviluppo, ignorando le recenti crisi economiche e finanziarie globali, le falle plateali, le evidenti pecche delle teorie classiche. La crisi è stata globale, ne sentiamo (e come!) le conseguenze anche qui in Italia. Se ne sono accorti tutti ed è ormai impensabile che nelle università si continui a propinare un unico e solo punto di vista per studiare l’andamento economico globale, serve analizzare le teorie alternative che dimostrano come un sistema che abbia come solo obiettivo la crescita sia destinato all’autodistruzione. La protesta di Harvard ha fatto scalpore perché apportata ad un simbolo dell’economia tradizionale come il professor Mikwin, che ha dovuto prendere atto delle richieste degli studenti, rimanendo visibilmente imbarazzato dall’azione di protesta e dalla contestazione sul merito del suo insegnamento. Un modo originale e non violento per manifestare un dissenso sacrosanto e cominciare a costruire un mondo migliore, a partire da un ringiovanimento degli istituti culturali e dai modelli d’insegnamento universalmente riconosciuti. Non bisogna nemmeno più discutere, è la storia che parla in modo chiaro e ineccepibile. L’ideale economico dello sviluppo a tutti i costi ha fallito, non resta che alzarci e uscire dall’aula.

Quando si dice che la giustizia italiana è lenta e le cause si risolvono in tempi biblici non si dice nulla di sbagliato. L’ennesima conferma arriva in questi giorni da un processo per controversie ereditarie che è stato rinviato al 2014 che vede coinvolta una giovane signora di 97 anni. Per cui alla prossima udienza potrebbe averne 100. Chissà se verrà fatta giustizia alla signora Nicolina Navarretta, che nel frattempo nella sua vita ha vissuto due guerre mondiali e il passaggio dalla monarchia alla repubblica, per non parlare dell’infinità di controversie che l’hanno portata a trasferirsi dal suo paese natale in provincia di Avellino fino a Roma, e adesso è alle prese con questo procedimento giudiziario che è iniziato con la morte della madre avvenuta nel 1989 e ancora inconclusa, anzi nuovamente posticipata. Il processo finora è durato “appena” 21 anni. E’ un’offesa. Dopo l’ennesimo rinvio la signora, che evidentemente non ha più tanto tempo da perdere, ha fatto ricorso per ottenere dallo Stato l’equo indennizzo per l’eccessiva durata del processo. Per capirci l’Italia è al 154° posto nella classifica dei ritardi della giustizia. Spero solo di non averne mai bisogno di fare affidamento alla giustizia italiana.

Infine, mi ha incuriosito la vicenda sfortunata di Fabio Capello, allenatore della nazionale inglese, che ha dovuto rinunciare al matrimonio del proprio figlio, che sarà Sabato 12 Novembre, perché in concomitanza con l’amichevole a Wembley tra Inghilterra e Spagna. Il match si sarebbe dovuto giocare il Venerdì, ma a causa del mondiale del club che vede impegnato il Barcellona, che presta 8 giocatori alla nazionale, è stata anticipata a questo mercoledì il turno di coppa del Re. L’unica soluzione era dunque posticipare il match al Sabato e la richiesta della federazione spagnola è stata accolta senza chiedere il consenso a mister Capello, che a quel punto si è trovato alle strette e ha dovuto rinunciare ad assistere al sì all’altare del proprio figlio. Probabilmente molti altri non l’avrebbero fatto, non tutti hanno la sua stessa professionalità. complimenti.

E’ difficile narrare vicende altre quando in Italia (e anche fuori) si parla solo, giustamente, della crisi finanziaria e della crisi di governo. Ci ho provato, parlando non a caso di economia e dell’abbaglio, delll’illusione del nostro perfetto modello di sviluppo. Non mi resta che augurarvi di ritrovarci la prossima settimana con qualche notizia più confortante per il nostro belpaese.

?Oltre Fiumara ? Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.?