Se condanna a morte dev’essere che sia quantomeno indolore.

E siamo ancora qui a parlare di pena di morte, di condannati col dubbio dell’innocenza, di morti che soffrono perché qualcosa va storto. L’ultimo caso riguarda Joseph Rudolph Wood, 55 anni, statunitense condannato a morte nel 1989 per aver ucciso la fidanzata e il padre di lei. Lui era colpevole, certamente, degli omicidi, ha dovuto subire però un’agonia prolungata a causa dell’inefficacia del nuovo sedativo utilizzato. Stessa sorte, per le stesse ragioni, è capitata ad altri tre condannati negli ultimi quattro mesi. Quello di Wood, in Arizona, il caso più duraturo. La soluzione è stata iniettata alle 13.52 di mercoledì scorso ed è morto alle 15.49, quasi due ore. Negli altri casi, si è dovuto aspettare 43 e 26 minuti. L’iniezione dovrebbe avere effetto in pochi minuti, dovrebbe essere un procedimento quasi indolore e invece in questi casi l’agonia si protrae e la sofferenza è enorme. Gli avvocati di Wood, durante l’agonia, alla vista delle sofferenze del condannato che “ansimava, boccheggiava e lottava per respirare” hanno presentato un appello d’emergenza. Ma è stato vano, la sete di giustizia era troppa e non importava che qualcosa stesse andando storto, bisognava vedere quell’uomo morire. Così è stato e capitolo chiuso. I familiari delle vittime si sono dichiarati soddisfatti perché il criminale ha ottenuto ciò che meritava. Per fortuna qualcuno si sta ribellando, la polemica cresce e dopo il terzo caso in pochissimo tempo, è necessario che si valuti la possibilità di cambiare le sostanze mortali contenute nell’iniezione. Gli Stati dove si pratica ancora la pena di morte non vogliono sciogliere il riserbo sugli ingredienti del mix e le case farmaceutiche di provenienza. Si sa che contiene, tra le altre sostanze, midazolam e idromorfone. Se si dovesse ottenere una modifica alle sostanze utilizzate sarà un magra consolazione, ma quantomeno se morte deve essere che non sia talmente dolorosa. Ritengo, come molti dei miei lettori, che la pena di morte sia sbagliata a prescindere e sia un atto infame, arcaico, animalesco. Per di più non sembra essere particolarmente educativo verso una civiltà che comunque produce criminali e violenza, come prima e più di prima. Una società che fa uso della pena capitale, a mio parere, non può nemmeno definirsi civile.

Per oggi è tutto, a risentirci al prossimo numero.

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.”