Se rinasco parto in Erasmus.

Tra i più grandi rimpianti della mia ex vita da studente universitario c’è l’Erasmus: il progetto che prevede un periodo di studio in un’altra università d’Europa, che va dai 3 ai 12 mesi. In realtà a suo tempo provai a farlo, ma essendomi intestardito con la scelta di una destinazione di lingua inglese, l’unica possibilità era Malta; ma era troppo vicino a casa e non mi sentivo in Erasmus. Poi andai a studiare a Torino, che era comunque più distante da casa rispetto a Malta e allora mi sentivo già un po’ all’estero e la storia è finita così. Il progetto Erasmus nasce nel 1987 e riprende il nome del famoso filosofo di Rotterdam che girò tutta l’Europa, per conoscerne tutte le culture. Ad oggi il programma ha reso possibile a più di tre milioni di studenti l’esperienza di studio all’estero, ogni anno sono quasi 270 mila studenti a partire contro i 3 mila circa della prima edizione del 1987. Recentemente la Commissione Europea ha presentato i dati e le statistiche sul programma. Spulciandole, si scopre che la destinazione più gettonata nell’ultimo anno è stata la Spagna (40’202 studenti), seguita da Germania, Francia e Regno Unito, solo quinta l’Italia (19’964 studenti). Invece, le classifica delle provenienze dei ragazzi vede, nell’ordine dall’alto verso il basso, Lussemburgo, Liechtenstein, Finlandia, Lettonia e Spagna. L’identikit dello studente medio che va in Erasmus è una donna (61% dei casi) di 22 anni, laureanda al primo livello (67% dei casi), che campa con 272 euro al mese, mantenendosi il vitto, l’alloggio e la movida. Quest’ultima voce non è da sottovalutare visto lo spirito goliardico che contraddistingue chi va in Erasmus, sempre pronto a partecipare a tutte le feste, alle uscite e alle cene. Il divertimento la fa da padrone e in tanti non riescono a dare propriamente tutti gli esami che si erano prefissati. L’obiettivo più ostico e impegnativo per gli studenti all’estero, però, è riuscire a farsi bastare il contributo mensile per ogni spesa, riuscendo ad inventarsi di tutto, come la produzione casalinga di birra in posti dove ha costi inavvicinabili, ad esempio i paesi scandinavi. Tipicamente i ritrovi Erasmus avvengono in locali che ne sfruttano la notorietà e indicono Erasmus party ogni due per tre, con ingressi gratuiti e promozioni di cicchetti o birre in super offerta. Aldilà di questo aspetto, la cosa che conta più di tutti è l’esperienza di studio e di vita all’estero, con la possibilità di conoscere una nuova cultura, una nuova lingua, fare esperienza di convivenza e di amicizia con studenti provenienti da altri paesi d’Europa. E poi anche la possibilità di seguire corsi in lingua straniera e avere l’accesso a metodi formativi diversi da quello del paese di provenienza. Per questa e per altre mille ragioni, l’idea del progetto Erasmus è stata vincente e continua ad esserlo.

Per oggi è tutto, a risentirci al prossimo numero.

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.”