Se un camorrista si pente, bisogna essere felici.

Oggi è una giornata epocale. Una di quelle giornate che ti guardi attorno e vedi gioia, serenità, allegria. Il motivo è la decisione di Antonio Iovine di pentirsi. Iovine è un camorrista. Ma non un semplice camorrista, è, o meglio era, uno dei capi del clan dei casalesi e conosceva benissimo tutti gli investimenti della camorra. Era considerato il “ministro dell’economia” dell’associazione mafiosa campana. Ho scritto “era” perché nel novembre 2010 è stato arrestato dalla polizia a Casal di Principe. In uno dei processi in cui era imputato, è stato condannato all’ergastolo al carcere duro. Questa potrebbe essere una delle cause della decisione di collaborare con la giustizia. E adesso viene il bello. Se veramente deciderà di parlare si aprirà una voragine nell’enorme mole di fatti, nomi, storie rimaste nell’oblio e che hanno permesso ad un gruppo di signori poco raccomandabili, di fare il buono e il cattivo tempo nel nostro paese e anche oltre. Iovine, da investitori dei soldi dei casalesi, conosce tutto quello che è stato fatto negli ultimi anni e tutti i soggetti coinvolti. Che siano altri mafiosi, imprenditori, politici, colletti bianchi etc. Lui era nel giro fin da ragazzino, per questo si guadagnò l’appellativo di “o’ninno”, cioè il piccolino. Immagino che in queste ore molti faccendieri, uomini di potere, di stato, di malavita stiano tremando: temono che il loro nome possa riempire le pagine delle confessioni di Iovine e completare il mosaico che giudici come Antonello Ardituro da anni cercano di ricomporre. L’augurio è che ciò avvenga e che in questo modo si arrivi alla scoperta di tante verità e di una vittoria che lo Stato, quello vero, quello onesto, si merita. Un giro di vite che ridarebbe lustro e credibilità alle forze dell’ordine e ai magistrati che ogni giorno lottano contro un gigante nei territori che si estendono da Napoli a Caserta. Chissà se si saprà che rapporti aveva il parlamentare berlusconiano Nicola Cosentino o i legami tra malavita e politica che portarono alle indagini di Mastella e consorte. Magari si saprà chi ha concordato con i boss la decisione di seppellire sotto la “terra dei fuochi” tonnellate di rifiuti pericolosi. Forse si sapranno questi e tanti altri segreti che nessuno finora ha potuto intuire. Antonio Iovine ha poco meno di cinquant’anni, ha passato più di dieci anni a capo del clan dei casalesi, ha figli giovani e soprattutto ha un futuro davanti a sé confinato in isolamento carcerario. Questo vuole la legge italiana e questo è servito per ottenere quello che più serve: il suo pentimento. Il carcere duro è una delle chiavi del successo che mostra come anche chi è dalla parte degli onesti, a lungo, la vince. Perché bisogna saper prendersi ogni tanto una soddisfazione, ammettere che se un boss di questa caratura rompe il silenzio, questa volta, abbiamo vinto noi.

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.”