Se un giorno anche Google pagasse le tasse

L’Italia ha un debito pubblico enorme. Si parla del 132% di rapporto tra debito e PIL. Una delle soluzioni più plausibili, per non dissanguare ulteriormente i contribuenti, è il potenziamento della lotta all’evasione fiscale. Nel nostro Paese si evade per 180 miliardi di euro l’anno, circa il 9% del PIL. E’ un problema enorme, che coinvolge tutte le categorie, dagli artigiani, ai professionisti, agli industriali.

Uno dei maggiori evasori, di fatto, nel nostro Paese è però Google. Il gigante americano ogni giorno risponde alle nostre domande, ci vende i telefoni, ci fa leggere le mail e fa tante altre cose che nemmeno noi sappiamo probabilmente. Google in Europa ha sede a Dublino, dove paga le tasse. Ne paga ben poche, perché l’Irlanda può considerarsi un paradiso fiscale. Il fatto è che Big G fa utili in tutti i Paesi del mondo, però non versa nemmeno un centesimo nelle loro casse.

Qualcuno si sta attrezzando. In Inghilterra ad esempio è stata istituita la cosiddetta “Google Tax”, cioè l’obbligo per le multinazionali di versare i contributi all’erario locale in misura del 25%. Che è poco ma è meglio di niente. Francia, Germania e Italia si stanno muovendo congiuntamente in tal senso e hanno già interpellato la Commissione Europea a tal proposito. In Italia, Google nell’ultimo anno ha versato solo 1,8 miliardi di euro, è stata calcolata un’elusione fiscale di circa 600 milioni. Roba da non ridere. Questo stesso problema riguarda altri colossi dell’informatica come Amazon e Apple, per cui potremmo dire le stesse identiche cose.

Google però risponde ai colpi ricevuti. In Spagna, ad esempio, chiuderà a partire dal prossimo anno Google News, il servizio di raccolta delle notizie di tutte le testate giornalistiche del Paese a consultazione gratuita. L’ha fatto dopo l’approvazione del Parlamento Spagnolo di una legge che prevede il pagamento alle case editrici di contributi per l’utilizzo dei contenuti. Questo ed altre misure simili possono minacciare e tenere sotto scacco un governo, perché la popolazione ne subirebbe un grosso guaio, non potendo più usufruire più dei servizi di Big G.

Resta il fatto che se tutti i governi, congiuntamente, facessero valere il loro potere contrattuale e obbligassero i colossi dell’informatica a pagare le tasse, le minacce perderebbero immediatamente la loro efficacia. Come vantaggio potremmo ridurre sensibilmente il nostro debito pubblico e cominceremmo a vedere un barlume di luce in fondo al tunnel all’interno del quale stiamo arrancando.

Per oggi è tutto, ci risentiamo la settimana prossima.

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.”