Searle: il concetto di Lacuna applicato ad una sociologia castelbuonese

Puntata II

John R. Searle, Filosofo del Linguaggio, americano, stavo per investirlo nel parcheggio di Lettere e Filosofia a Palermo. Poco prima gli avevo chiesto l?autografo e mi ero fatto firmare due suoi libri. Sarei entrato nella storia come un Chapman o un Oswald, ma il valore dei miei libri sarebbe cresciuto di molto. In uno di questi libri, ?La razionalità dell?azione?, Searle propone il concetto di Lacuna per descrivere un semplice fatto: quando un essere umano prende una decisione riguardo qualcosa da fare, l?azione che deve essere compiuta non avviene automaticamente in base alla sola decisione.

 

?Lacuna? è il nome generale che ho introdotto per descrivere il fenomeno per il quale noi, normalmente, non abbiamo esperienza dei diversi stadi delle nostre deliberazioni e delle nostre azioni volontarie come se avessero condizioni causalmente sufficienti per passare allo stadio successivo. (John R. Searle, La razionalità dell?azione, Cortina Editore 2003, p. 46)

 

Se per esempio decido di intraprendere una missione per il Polo Nord, non basta la decisione da sola per far sì che io mi trovi di colpo al Polo Nord, devo bensì prima di tutto comprare un biglietto aereo, contattare le ambasciate, organizzare i portatori, gli husky, comprare le bottiglie di rum. Tra la semplice decisione di andare al Polo Nord e il fatto compiuto c?è una lacuna che deve essere superata: decido di scrivere un libro – e ho la fermissima intenzione di farlo – ma la mattina dopo ho mal di testa, il pomeriggio impegni improrogabili. Il tempo passa e il libro non si scrive da solo: non ho superato la lacuna che sta tra l?Intenzione e l?Azione.

Il castelbuonese risiede in questo spazio, il castelbuonese sta dentro la lacuna. Il castelbuonese è di grandi ambizioni, tende a fuoriuscire dal ristretto spazio culturale in cui è nato, sente una tensione interna che lo proietta verso grandi orizzonti. Un castelbuonese che si svegliasse un giorno in preda all?irrefrenabile desiderio di comporre l?Odissea (novello Pierre Menard), si precipiterebbe pieno di ardore poetico al tavolino, e di getto scriverebbe:

 

Musa, quell’uom di multiforme ingegno

Dimmi, che molto errò, poich’ebbe a terra

Gittate d’Ilïòn le sacre torri;

Che città vide molte, e delle genti

L’indol conobbe; che sovr’esso il m?

 

Poi riceverebbe una telefonata che lo invita a prendere un aperitivo, e si alzerebbe con il fermo proposito di riprendere il prima possibile: addio Odissea. Il castelbuonese non lo fa per male, è che non riesce a dire mai di no: se un impresario peruviano lo contattasse per costruire gratis dei mulini a vento sulle montagne andine, il castelbuonese accetterebbe immediatamente, pur se oberato d?impegni. Il castelbuonese prima accetta, poi riflette.

Se frequentate un locale pieno di castelbuonesi, il sabato sera, state attenti perché potreste ritrovarvi vostro malgrado coinvolti in grandiosi progetti destinati fin dall?inizio all?oblio: gruppi musicali improponibili (?No no, seriamente, suoniamo io, tu, il sindaco e l?assessore, almeno forse stavolta ci pagano!?), associazioni culturali, televisioni, radio. Tutti progetti meritevoli, quasi utopistici, ma che si scontrano poi con la dura realtà, non riuscendo a colmare la lacuna che c?è tra una bella idea e lo sforzo necessario alla sua realizzazione.  Poi ci sono anche i progetti assolutamente folli, che nell?atmosfera da sogno castelbuonese arrivano ad acquisire persino una certa plausibilità: ci fu chi voleva seriamente ricoprire i nostri Pizzi Gemelli (due montagnole delle Madonie visibili da Castelbuono) con un enorme reggiseno, e si vociferava avesse preso contatto con una famosa marca (quella del push-up) per portare a termine l?impresa. Vi sono anche per fortuna casi in cui da progetti visionari si sviluppano delle realtà solide e di successo, tanto di successo che non occorre nemmeno citarle. Ma in generale bisogna stare attenti quando un castelbuonese vi coinvolge in qualche faccenda, persino quando vi dice ?Ci vediamo domani alle tre sopra il ponte?. Nota l?impresa di un nostro conterraneo che diede appuntamento singolarmente a dieci persone diverse per la stessa ora, sopra il ponte. I tizi in questione all?ora prefissata si notarono a vicenda, e giunsero alla conclusione di stare aspettando tutti la stessa persona. Che nel frattempo era andata a giocare a calcetto.

 

(Nota: questo post è stato originariamente scritto sul vecchio forum di Ypsigrock.com, ed è stato successivamente riproposto su Castelbuono.org; lo presento qui in forma rivista e allargata in quanto rappresenta un po? l?episodio pilota)

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.