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Senza titolo

[Le Madonie – Nomen Omen] Tra parole che volevano risultare facete, scherzosamente argute, e parole pure, innocenti e genuine, ho condotto in questi anni belli una rubrica davvero insolita, che tuttora fatico a definire. In bilico forse tra l’enigmistica e l’elzeviro e con risultati ancor più altalenanti. Però, a rileggere a caso ripescando tra i numeri di questi diciott’anni, rievoco i tanti fatti apparentemente secondari della storia recente del nostro paese, insieme ad altrettanta proba ingenuità del sottoscritto. Gli angoli del presente che, come sostiene De Gregori, nella memoria diventano curve, rifugi accoglienti, meritevoli di essere frequentati di tanto in tanto. E mi immagino allora la valanga di sensazioni agrodolci e di ricordi speziati che investe il caro direttore, l’avvocato Mario, dinnanzi all’archivio dell’intero giornale. Un archivio secolare che, come gli alberi monumentali delle nostre montagne (le Madonie, appunto), ti comunica in silenzio di aver visto e vissuto tutto di questi luoghi, in questi anni.Tra le tante parole che lo compongono, serie o facete, pure o spurie, ci sono anche le mie.

E a queste – da autore prima e da castelbuonese soprattutto – mi sento di poterne aggiungere soltanto un’altra, comunissima ed insostituibile, finale, definitiva. 

Grazie.

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