“Sereno… mica tanto”. Giudizi contrastanti sul servizio trasmesso da «Sereno variabile»

Castelbuono su “Sereno Variabile”: uno spot di tale portata è per il paese una vera e propria “manna” dal cielo (giusto per non allontanarci troppo dal tema locale). Solo che, stando ai giudizi dei castelbuonesi affidati ai social network, il consenso positivo sul servizio della Rai [qui il link] non è affatto unanime, e questo proprio perché di “manna” e altre eccellenze nel video della Rai non compare nemmeno l’ombra. Sono diversi infatti, ed anche circostanziati, i commenti che esprimono delusione per la “descrizione di Castelbuono” offerta al mondo, nel migliore dei casi considerata parziale e in altri persino “fuorviante”. Una rappresentazione molto folkloristica e stereotipata secondo i dettami del “paesino siciliano medio” – tutto “Vitti na crozza”, caponata e ricami – opposta  ad alcune delle sfaccettature più apprezzate del paese: per fare due esempi,  la qualità con cui si è dentro alle dinamiche dell’arte contemporanea – vedasi  l’Ypsigrock festival, ad esempio, neanche citato – o la preziosità del nostro retaggio culturale e l’unicità del patrimonio naturale. Tutto ciò ignorando in toto – senza pietà alcuna – il Museo naturalistico, l’iconografia, il bicentenario e tutto il resto di quel castelbuonese che risponde al nome di Francesco Minà Palumbo. Altra polemica, meno esplicitata pubblicamente, è la selezione delle attività commerciali così sottolineate nel filmato. Considerato che siamo certi dell’impegno e della competenza di chi si è premurato a presentare alla troupe queste ed altre eccellenze non incluse nel servizio della Rai, non è di consolazione sapere che si è trattato di una (legittima) scelta narrativa del regista della trasmissione. La qualità delle riprese, la bellezza e l’orgoglio che ne scaturisce hanno comunque vinto sul resto e stempereranno alla lunga ogni delusione. Aiuterà anche, secondo molti, il fatto che non si sia assistito alla consueta passerella del politico di turno…

ritratto1Concludiamo rimanendo sulle polemiche del post «Sereno variabile», riportandovi l’articolo di Cefalunews con cui si segnala una svista clamorosa capitata al capolavoro di Antonello da Messina.
La Rai ha confuso il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina. Roba da non crederci ma la cosa è davvero eclatante. Nel filmato sulla città di Cefalù mandato in onda da «Sereno variabile» nel pomeriggio di sabato 16 maggio, infatti, quando si parla per pochi secondi del Museo mandralisca, e si manda in onda l’immagine dell’ignoto, non viene diffusa quella originale conservata presso il Museo cefaludese e che in questi giorni si trova a Milano. La foto mandata in onda, infatti, appartiene ad una riproduzione di Cesare Fiori. Non si riesce a capire come sia potuto accadere ma il fatto è davvero scandaloso. Il dipinto mandato in onda dalla Rai, infatti, è una riproduzione su base colorata a tempera. Il supporto è di cartone e misura cm. 38 x 28. Molto più grande di quello originale che misura 31 x 24,5. Che non sia l’originale lo scorge anche l’occhio di chi non ha grandi capacità artistiche. Possibile che accadano fatti del genere? Chi ha dato alla Rai questa immagine? Se l’ignoto fosse stato a Cefalù e la Rai lo avesse ripreso si sarebbe commesso lo stesso errore? 

 

4 Commenti

  1. Il servizio televisiso rispecchia, purtroppo, il livello di gradimento della società odierna: qualche fulmineo spunto di arte e per il resto…gastronomia, ninnoli e “tavula cunzata”. Non ci meravigliamo: il prossimo servizio di Sereno Variabile, dalla terra di Puglia o di Liguria, tratterà ancora questi soliti temi, pensando di rilanciare gli “appetiti” turistici. D’altronde la TV di stato ha un palinsesto pieno di fornelli, zucchero filato, “talk show”, gossip.
    La cultura? Beh, si relega in fondo a qualche programmino di terza serata o in qualche canale secondario, visionato solo da amatori.
    E forse…questa deriva…non è la vera crisi ?

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