Sicilia, chiudono altri quattro punti nascita. Da sindaci e sindacati coro di no

[palermo.repubblica.it / Giusi Spica] Niente deroghe del Ministero anche per Santo Stefano di Quisquina, Lipari e mussomeli. Salvi Bronte e Licata. Insorgono gli amministratori delle Madonie, contraria anche la Cgil. Stamane assemblea a Petralia

Sicilia, chiudono altri quattro punti nascita. Da sindaci e sindacati coro di noNel 2016 appena iniziato non nasceranno più bambini a Petralia Sottana, Santo Stefano di Quisquina, Lipari e Mussomeli. Come annunciato nelle settimane scorse, hanno chiuso i battenti i punti nascita con meno di 500 parti ritenuti al di sotto degli standard di sicurezza. Il ministero non ha concesso la deroga che aveva chiesto l’assessore Baldo Gucciardi. Solo i reparti di Licata e Bronte sono stati salvati in extremis dal ministro Beatrice Lorenzin. Un’accelerazione annunciata subito dopo il caso Nicole, la neonata nata alla clinica Gibiino di Catania e morta poco dopo mentre si cercava un posto in Rianimazione, e rimessa in discussione dal nuovo assessore che aveva provato a giocarsi l’ultima carta con Roma rimettendo in discussione la rete varata dal suo predecessore Lucia Borsellino.

Da ieri non si nasce più sulle Madonie. Con una mail di posta certificata giunta il 31 dicembre in assessorato il ministero ha messo i sigilli sul reparto Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Madonna dell’Alto che deve chiudere definitivamente. Il reparto garantirà esclusivamente le emergenze giudicate tali dal personale medico che dalle ore 20 resterà in servizio con turni di reperibilità. Inoltre dalla stessa ora il servizio del 118, sul territosio madonita, è garantito solo da tre ambulanze senza nessun medico e infermiere a bordo delle stesse. E’ previsto solo un autista ed un portantino.

Le partorienti devono andare altrove, a Palermo o al San Raffaele Giglio di Cefalù, più vicino ma pure a rischio chiusura: è in regime di proroga fino al 31 dicembre del 2016. Per la verità, già molte donne avevano rinunciato a partorire a Petralia dove nel 2014 sono nati poco più di 80 bambini, una media di 5 al mese. E da giugno scorso una circolare dell’assessorato aveva invitato i direttori generali a dismettere progressivamente l’attività attivando le guardie attive ginecologiche e i servizi alternativi.

Nonostante la chiusura annunciata, le proteste non mancano. “I diritti fondamentali dei cittadini non possono dipendere dalle logiche partitiche, non possiamo permettere a nessuno di considerare la salute come un privilegio da distribuire col manuale Cencelli – dice dice Magda Culotta, sindaco di Pollina e deputato del Pd -. La chiusura del punto nascite di Petralia Sottana oltre a essere uno sfregio al territorio madonita, ci consegna una riflessione politica sugli equilibri di potere in Sicilia e sull’influenza degli stessi sul Ministero della Salute”.

“Pensavamo – continua Culotta – fosse naturale che alle Madonie, essendo considerate per la Strategia Nazionale Aree Interne un territorio prototipale, potesse essere garantito un servizio essenziale come il punto nascite, ma evidentemente ci siamo sbagliati. Il Partito Democratico non può deporre le armi di questa battaglia esistenziale per il nostro territorio. Continueremo a lottare affinché con l’avvio della Snai, si possa far capire al Ministro Lorenzin quanto sia importante questo presidio sanitario per un territorio come le Madonie”.

“C’è un territorio fortemente penalizzato, qual è quello delle alte Madonie anche per la situazione delle strade, che non può subire una decisione simile – commenta Edy Tamaio, deputato regionale di Sicilia Futura -. Se vogliamo che presto succeda qualche caso di malasanità e che riguardi neonati e mamme allora si accetti colpevolmente la chiusura del punto nascite delle alte Madonie. Ritengo che una soluzione vada trovata immediatamente e auspico che l’assessore alla Salute Baldo Gucciardi consenta il mantenimento nonché il potenziamento del punto nascite a Petralia Sottana”.

A dire no anche la Cgil di Palermo: “Abbiamo condotto dal 2011 la battaglia contro il ridimensionamento dei piccoli ospedali, tra cui il nosocomio madonita – dicono il segretario Enzo Campo e il responsabile di zona della Cgil Lillo Spitale – unico baluardo del territorio, e lo smantellamento del suo punto nascita. E oggi siamo in prima fila per dire no alla chiusura e chiedere la proroga prevista per le aree montane dal decreto Balduzzi, che riconosce la particolarità delle aree interne. La scelta del ministro Lorenzin é inconcepibile perché mette in discussione il Piano strategico per le aree interne già consegnato a novembre al ministero della Coesione e di fatto operativo, che prevede un investimento di 25 milioni a beneficio dei 27 comuni delle Madonie, puntando su mobilità, infrastrutture e assistenza socio sanitaria. Così tarpiamo le ali a ogni ipotesi di sviluppo. L’importanza dell’ospedale é confermata dal potenziamento di cardiologia e ortopedia e dalla previsione di 70 assunzioni, per cui aspettiamo i bandi e i concorsi”.

La Cgil ha preso parte stamattina all’assemblea dei sindaci riuniti al Comune di Petralia. “Abbiamo il diritto di cittadinanza sulle Madonie e non possiamo essere considerati cittadini di serie B – dice il vice sindaco di Castellana Sicula, Vincenzo Lapunzina -. Questa situazione annunciata da tempo è inaccettabile. Il governo regionale si attivi affinché si attenzionino seriamente le difficoltà ed i disservizi con cui ci confrontiamo quotidianamente. Non possiamo accettare decisioni prese dietro le scrivanie da parte di assessori, ministri e dirigenti che non conoscono le specifiche realtà e la morfologia di quest’area montana, in particolare il ministro della salute Lorenzin – che ha decretato la chiusura del punto nascita – venga a farsi un giro dalle nostre parti e si ravveda in merito alle sue determinazioni. Di contro, senza mezzi termini, l’assessore regionale alla salute prenda atto della sonora sconfitta e ne tragga le doverose conclusioni”.