Su “Il Giornale delle fondazioni” Il MCC raccontato come esempio di gestione museale e di management culturale

[ilgiornaledellefondazioni.com] Non è la dimensione di una città o di un paese a dettare le azioni delle sue istituzioni culturali: dipendono prevalentemente da visioni e strategie che nascono da precise scelte di campo. Come accade a Castelbuono, piccolo centro siciliano dove una esperta storica dell’arte, Laura Barreca, viene nominata Direttrice del Museo Civico e avvia processi innovativi che partono dal territorio e coinvolgono artisti, istituzioni e comunità di riferimento

A giugno del 2011 il Comitato Nazionale Italiano dell’International Council of Museums (ICOM) espresse preoccupazione e formulò proposte in merito alle conseguenze che recenti riforme amministrative e riduzione della spesa pubblica avrebbero inevitabilmente prodotto nella gestione dei musei civici italiani.
Nati come «il punto di partenza per ogni futura conoscenza tutela e valorizzazione del patrimonio culturale di interi territori» (Mottola Molfino, 1998), i musei civici – che rappresentano circa la metà dei musei italiani – vengono spesso privati di direzione scientifica e accorpati ad altri settori o uffici amministrativi, divenendo spesso per le amministrazioni problematiche voci di spesa piuttosto che risorse sociali e culturali. Ciò li espone al rischio di restare meri espositori di opere e reperti, o passivi contenitori di grandi eventi temporanei che, alla resa dei conti, non li valorizzano ma anzi li cannibalizzano facendone scomparire le peculiarità e i punti di forza. L’inevitabile conseguenza – in ambedue i casi – è non essere in grado di fare proprie le sfide che le istituzioni museali stanno sempre più affrontando sul piano delle funzioni educative, civili, coesive per le comunità di riferimento.

Il 18 febbraio scorso si è tenuto a Roma un convegno ANCI sui musei civici, dal quale sono emerse criticità, ma anche sforzi e sperimentazioni che i comuni italiani stanno tentando di fare diventare buone pratiche. Il tema c’è, gli attori pure: si tratta di non ridurlo esclusivamente a questioni economiche (scarsezza di risorse allocabili), ma di portare la riflessione sul ruolo e quindi sulle strategie e sulle azioni che i musei civici possono mettere in campo, e con quali modelli di gestione e quali processi di condivisione con gli stakeholders di riferimento (altri musei e altre istituzioni, professionisti del settore, imprese benefit e organizzazioni no profit) e quali reti di collaborazione possono sviluppare in un’ottica terriroriale micro e meso.

Insomma, la domanda è: si tratta solo di un problema di budget, o esistono percorsi, anche faticosi ma inclusivi e scientificamente solidi, che possono valorizzare i musei civici nel loro ruolo di espressione dei territori e al contempo come punto di riferimento attivo per le comunità e per nuovi pubblici?

Con l’intervista alla Direttrice del Museo Civico di Castelbuono avviamo un ragionamento sullo stato dei civici italiani, alla ricerca di scelte e sperimentazioni che possano giovare alla riflessione e al riposizionamento culturale e sociale di queste importanti istituzioni civili.

Laura Barreca, classe 1976, storico dell’arte, critico e curatore, dal 26 giugno 2014 è Direttrice del Museo Civico di Castelbuono. Dottore di ricerca in “Memoria e materia delle opere d’arte attraverso i processi di produzione, storicizzazione, conservazione e musealizzazione”, a seguire post-doc alla Columbia University di New York e ancora assegnista di ricerca all’Università di Palermo (per non parlare di tutto il resto), Laura presenta il suo curriculum (è pubblico, sull’albo pretorio del sito del comune di Castelbuono) all’avviso per la nomina del Direttore del Museo Civico, venendo selezionata tra 76 concorrenti.
Castelbuono, in provincia di Palermo (da cui dista 90 km), si trova versante nord della Sicilia, nel parco delle Madonie, da questo anno patrimonio dell’Unesco. Con i suoi 9000 abitanti, è meta ricercata di turismo internazionale per la quasi totalità dell’anno, con un picco maggiore nella stagione primaverile ed estiva. Il Museo ha sede nel trecentesco Castello dei Ventimiglia, famiglia aristocratica che lo fece edificare nel 1316. Nel 1920, temendo il suo abbandono, il Castello fu acquistato dai cittadini di Castelbuono per la somma di 20.000 lire attraverso una colletta pubblica, per poi essere trasferito al Municipio: per questo fatto viene considerato un significativo esempio storico di “bene comune”.

Il Civico di Castelbuono in pillole
Il Museo Civico (museocivico.eu) è stato oggetto di un finanziamento europeo che ne ha permesso il riallestimento museografico e la nuova destinazione museale. Oggi ospita permanentemente una sezione Archeologica, una Urbanistica, una di Arte Sacra e una di Arte Moderna e Contemporanea. Al terzo piano si trova la Cappella Palatina dedicata a Sant’Anna: cuore del Castello, è riccamente decorata dagli stucchi seicenteschi dei fratelli Serpotta.

Ne abbiamo conversato a lungo con Laura Barreca in occasione di “Educare al Museo”, incontro a Castelbuono tra alcune esperienze siciliane attive nella educazione al patrimonio, organizzato a novembre 2015 con il Dipartimento educativo del Castello di Rivoli; o ancora dopo la conferenza “Sfide e opportunità per il settore culturale: biblioteche e musei” presso la Scuola Superiore di Catania a febbraio 2016 (con Antonella Agnoli, Anna Mignosa, Lina Scalisi e Francesco Priolo, incontro fortemente voluto dalla museologa Federica Santagati e dalla biblioteconoma Simona Inserra) e infine per questa intervista.

Laura ci ha raccontato di un Museo e della sua identità, di un progetto di management culturale basato sul rispetto delle preesistenze e della loro rivitalizzazione con i linguaggi del contemporaneo. Ogni anno il Museo conta circa 35 mila visitatori, con più di 8 mostre temporanee solo nel 2015 (Scalia, Pascali, Virginia Ryan e Frederic Bruly Bouabrè, Fonte&Poe, Il Museo dei Piccoli, Patane, Trevisani, Letizia Battaglia) e progettualità educative ad esse connesse.
Un museo, quello di Castelbuono, ispirato da una missione articolata su due perni fondamentali: il primo consiste nella identificazione, conservazione, studio, ricerca e valorizzazione dei beni culturali del territorio; il secondo nella gestione della fruizione pubblica dei suddetti beni mediante attività finalizzate alla conoscenza della storia sociale, civile, religiosa ed economica cittadina, delle tradizioni locali, delle opere d’arte e dei monumenti (dallo Statuto del museo).

Un modello di gestione
Laura ci tiene a rimarcare che il Museo è gestito da un Consiglio di Amministrazione formato da sole donne (ma soprattutto donne competenti…) la cui Presidente, Angela Sottile, è una giovanissima, appena trentenne storica dell’arte e restauratrice, così come Valentina Bruschi, storica dell’arte e Responsabile delle Mostre e della Ricerca Scientifica; e non si può fare a meno di notare che lei, la Direttrice, non parla mai al singolare: «Non ce la faccio, – dice – siamo un collettivo plurale femminile, lavoriamo insieme con chiarezza di intenti e obiettivi a medio e lungo termine».
Il Museo è dotato di autonomia finanziaria, nel senso che può utilizzare i proventi derivanti dalla bigliettazione e dall’affitto dei locali interni (conferenze, celebrazioni religiose e civili) per realizzare nuove attività coerenti con la missione. Ciò consente innanzitutto di potere condurre attività di conservazione e restauro e di studio dei pezzi della collezione interna al museo, tra quelli esposti e gli altri in deposito.
La programmazione delle mostre e di tutte le attività calendarizzate è elaborata sulla base di una visione strategica condivisa con l’Amministrazione cittadina e il Consiglio Comunale ma, come già detto, con un budget proprio (circa 60 mila euro l’anno) e una libertà organizzativa nelle scelte. Attività organizzate per valorizzare fruizione delle collezioni permanenti, riattualizzandone i temi. Il Comune contribuisce esclusivamente con 6 unità di personale per i servizi di biglietteria e guardiania e con 2 unità per l’amministrazione, oltre che con la copertura delle utenze.

Management culturale a base territoriale
«Le nostre mostre temporanee – dice Laura – non sono attività blockbuster, sganciate dal territorio; nascono dalle istanze storiche, estetiche, sociali, antropologiche di questi luoghi. Rileggono il territorio, rivitalizzando le caratteristiche autoctone attraverso nuove prospettive. Lavoriamo sulla costruzione di senso dell’identità locale, mediante un processo inverso a quello delle mostre già pronte: coinvolgiamo artisti e istituzioni in una riflessione e produzione sull’identità del territorio, in chiave contemporanea.». E quello che è accaduto con Luca Trevisani, chiamato a lavorare sull’ottocentesca collezione naturalistica del Museo F. Minà Palumbo; ed è quello che accadrà con Mimmo Cuticchio con il progetto “Tra i sentieri dei Ventimiglia” (mostra in programmazione per il 17 aprile prossimo): «il grande Maestro del Teatro dell’Opera dei Pupi palermitano metterà in scena l’epica siciliana con il racconto delle vicende storiche dell’ antico casato dei Ventimiglia, attraverso un “linguaggio tradizionale e contemporaneo”, che non è un ossimoro, bensì un modo di interpretare i linguaggi come strumento di lettura capace di intercettare l’interesse del pubblico. Queste attività sono parte di una strategia di management culturale a base territoriale, indirizzato prima di tutto a chi abita questi luoghi».

Aumentare il valore, non solo economico
Tra le priorità della Direttrice è centrale anche l’obiettivo di aumentare il valore patrimoniale del Museo, ma facendo i conti con le poche risorse a disposizione: le opere per la collezione permanente non vengono acquistate, piuttosto sono state il risultato di una modalità di produzione virtuosa. Le recenti acquisizioni infatti sono donazioni di artisti che vengono ospitati per le loro mostre temporanee, e che lasciano una o più opere al museo al termine dell’evento. Forse, facendo due conti, l’acquisizione avrebbe comportato costi maggiori della realizzazione della mostra: e in più, la prima sarebbe stata un mero atto di compravendita tra il Museo e l’artista o la galleria; invece la seconda (la mostra) consente di creare un rapporto di curatela con l’artista, ma anche un evento che arricchisce la vita culturale del Museo e del paese, ed ancora un contributo alla conoscenza dei visitatori, nonché un dibattito su quella produzione, e poi ricerche ulteriori e, infine, l’acquisizione dell’opera. Una bella differenza, che incide sull’aumento del valore generale, e non solo patrimoniale: un magazzino di opere in costante crescita che si lascia dietro attività sociali e culturali il cui valore complessivo è certamente maggiore del valore economico delle opere ricevute in donazione dagli artisti ospiti, ottenute con un investimento certamente inferiore di quanto sarebbe servito per le loro acquisizioni dirette.

Il pubblico del museo. Anzi, i pubblici
Laura crede che questa impostazione gestionale stia producendo «enzimi per facilitare la trasmissione culturale immateriale del territorio»: tutte attività quindi che producono reazioni attraverso l’interazione tra il management del Museo, artisti, target di pubblico differente, comunità. Il museo assume un ruolo dinamizzante, che non individua solo obiettivi banalmente turistici, ma consente di coinvolgere gli attori locali (istituzioni, amministratori, abitanti, portatori di saperi e di interessi) in un processo di lettura, recupero e rilancio del patrimonio materiale e immateriale locale, così da preservarlo da un lato, e consentirne dall’altro la trasmissione al futuro.
Le scuole del paese e dei paesi vicini costituiscono ad esempio una utenza costante e importante del Museo Civico: con loro, grazie ad una programmazione che segue i tempi dell’offerta educativa, il Museo costruisce percorsi educativi informali che interagiscono appieno con i temi lanciati, fino a far diventare gli studenti protagonisti della programmazione museale con attività come “Il Museo dei piccoli”, la mostra che ha permesso per un mese di far conoscere ai visitatori i giovanissimi artisti dei laboratori didattici svolti nell’anno scolastico 2014-2015.

Se gli artisti lavorano spesso con i temi del territorio, e le scuole con le riletture artistiche ospitate al museo, gli studenti si troveranno a confrontarsi con i patrimoni locali attraverso i linguaggi contemporanei e mediante le metodologie di coinvolgimento attivo dell’educazione al patrimonio: un altro processo virtuoso capace di coinvolgere più attori. Grazie al coinvolgimento delle associazioni locali sono tanti i residenti che partecipano a conferenze, concerti e spettacoli ospitati dentro il museo, così da superare la comprensibile ritrosia a tornare una seconda volta dopo aver visitato le collezioni permanenti o soprattutto le mostre temporanee.
Inoltre la piazza antistante il Castello Ventimiglia diventa ogni anno la splendida sede naturale di Ypsigrock, festival indie rock dichiarato il “migliore d’Italia” del 2015 e giunto alla sua ventesima edizione (2016). «Ormai la programmazione tra il Museo e gli organizzatori è sempre più integrata, e l’anno scorso il concerto di Colapesce [cantautore italiano molto amato dai giovani, NdR] nella corte del Castello ha visto la partecipazione di tantissimi ragazzi, molti di loro per la prima volta dentro il Museo, Così come la proiezione durante il Festival, di video d’arte sulla facciata del Castello è una presenza ormai fissa. Quest’anno, per il ventennale del Festival, realizzeremo una mostra sul rapporto tra musica e arte, curata da Luca Cerizza [critico, storico dell’arte e curatore, NdR]. E ci sono altre sorprese in cantiere…».

Oltre a lavorare con altri musei siciliani, realizzando l’idea della diffusione territoriale, il Museo sta iniziando nuove collaborazioni con il Grand Hotel et Des Palmes di Palermo, e con Villa Catalfamo di Cefalù, insieme a Dario Nepoti.
Infine, ma per nulla meno importante, va ricordata che nella Cappella Palatina è custodita la reliquia del teschio di Sant’Anna, patrona di Castelbuono. Questo fa sì che il Castello diventi ogni anno destinazione di un imponente pellegrinaggio di fedeli delle comunità locali ma non solo, tra il 25 e il 27 luglio, già intenso nei giorni precedenti. La sezione di Arte Sacra del Museo, situata nel secondo piano del castello, raccoglie il Tesoro di Sant’Anna.

E’ piena di energie, Laura Barreca. «Chi mi ha preceduto – afferma – ha fatto un ottimo lavoro, perché realizzando un magnifico lavoro di riallestimento museografico ha permesso oggi di comunicare e diffonderne il suo grande valore. La principale novità dell’attuale gestione sta nella nostra idea di management culturale, che ha puntato ad un riposizionamento strategico del Museo di Castelbuono nel circuito culturale siciliano e all’interno del sistema nazionale, soprattutto grazie alla connessione tra identità locale e linguaggi contemporanei. Ne sono testimonianza i nuovi laboratori didattici legati ai temi della contemporaneità e non solo alle collezioni esistenti, o il nostro modo di progettare le collaborazioni con gli artisti: questo ha immesso nuovi orizzonti per la possibilità di sviluppare il rapporto tra identità locali, culture, patrimonio e le comunità di riferimento. Tutti esperimenti, passibili di rivoluzioni future».

L’offerta turistica è certamente un ambito con cui il museo si confronta, ad esempio stagionalizzando alcune delle mostre per intercettare i flussi, ma non è un’ansia che affligge la Direttrice e il CdA. Conservare le collezioni, studiarle e renderle accessibili; interpretare il patrimonio culturale del territorio nei migliori modi possibili; promuovere attività culturali e educative, per comunicare e favorire la fruizione pubblica delle collezioni civiche, contribuendo alla formazione dei cittadini e alla diffusione della consapevolezza del patrimonio culturale: tutto questo diventa centrale nella visione della funzione civica del museo, e fa di quello di Castelbuono un modello di Museo Civico con cui tutti dovremmo confrontarci.

Bibliografia:
Mottola Molfino A., Il libro dei musei, Umberto Allemandi & C. Torino 1998
ICOM Italia, «Raccomandazione di ICOM Italia sulla direzione dei Musei Civici», giugno 2011

Ph: atrio del Castello: intervista al musicista Colapesce in occasione di Ypsigrock 2015

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