Suidi e cinghiali ovunque: le Madonie sotto assedio. Aggredita nuovamente una persona a Petralia Sottana

[PIANOBATTAGLIA.it] I boschi delle Madonie sono purtroppo liberi dai grandi predatori. Orsi e lupi estinti da decenni, i grifoni migrati altrove. In un contesto ambientale completamente squilibrato, almeno dal punto di vista animale, la fuga di alcuni cinghiali da una zona perimetrata dell’area faunistica ad essi dedicata, ha fatto si che questi si accoppiassero con alcuni individui di maiale selvatico. Il risultato, ad oggi, è stata la proliferazione incontrollata di un ibrido, il cosiddetto “cinghio-maiale”, la cui popolazione ad oggi è stimata in 10.000 esemplari (ma non esistono stime ufficiali) e che sta arrecando danni considerevoli al patrimonio ambientale delle Madonie. Basta effettuare un escursione in quota (Piano Cervi, Valle Zottafonda, Pomieri), o a valle (Castelbuono, Borrello, Bosco Cava), per notare metri e metri quadrati di terreno completamente scavato e privato delle rare piante che normalmente vi vegetano. Ovviamente questi animali non si limitano a frequentare le zone disabitate del Parco, ma si spingono pericolosamente fino alle porte dei paesi (Petralia Sottana, Petralia Soprana, San Mauro Castelverde, Pollina), arrecando seri danni alle colture ed agli orti degli abitanti, rovistando nell’immondizia, distruggendo muretti a secco, interrompendo la fornitura idrica di alcune zone.

E non si fermano a questo. Ultimamente sono aumentate le segnalazioni di abitanti che hanno dovuto affrontare i suidi. In particolare si ricorda l’episodio di Domenico Colantoni, 33enne di San Mauro Castelverde, aggredito da un suide nella vallata del Fiume Pollina, ed a cui sono stati riscontrati traumi ad una gamba ed al piede.  Last but not least, qualche giorno fa a Petralia Sottana, Calogero Cerami  è stato aggredito da una femmina di cinghiale, riportiamo per esteso la sua testimonianza tratta da Il Caleidoscopio delle Madonie: “Giovedì 28 agosto, assisto ad uno spettacolo terrificante all’interno della mia proprietà recintata con rete metallica. Tutta l’uva da tavola e quasi tutta l’uva da mosto era stata divorata. Uno spettacolo  increscioso. Ma la situazione più grave si verifica nel pomeriggio, in cui trovo, la mamma cinghiale e altri 8 piccoli. A quel punto sorpreso, cerco di farli spaventare, ma vengo improvvisamente attaccato dal grosso animale e solo  per la prontezza di chiudermi dentro  casa, ho evitato il peggio, che poteva costarmi la vita. Questo grave problema non è mai stato affrontato con decisione da parte della  Politica Regionale. In tutti i Parchi d’Italia, vanno fatti le catture e gli abbattimenti selezionati. Per le richieste dei danni subiti vanno versate subito 30 euro e le somme erogate sono del tutto umilianti. In tanti ci chiediamo: “possibile che dobbiamo ancora subire questa umiliazione per l’inerzia della Politica? È arrivato il momento di ribellarci? »”. Numerose inoltre le segnalazioni di incidenti stradali, legate alla presenza improvvisa di suidi sulle statali e provinciali delle Madonie (guarda il video in basso).

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Le responsabilità di una situazione così critica vanno certamente cercate nell’Assessorato alle Risorse Agricole, che dovrebbe intervenire con immediatezza e serietà. L’Ente Parco delle Madonie, infatti, non ha responsabilità in materia, così come indicato anche in una sentenza del giudice di pace di Polizzi Generosa. Una delle strade possibili è l’abbattimento selettivo di alcuni capi, pratica già effettuata con successo in altri Parchi italiani. I capi abbattuti potrebbero essere sfruttati per la filiera alimentare, creando le condizioni per sviluppare ricchezza e lavoro nel territorio. In questo momento purtroppo, la situazione dei suidi, contribuisce ad un panorama di sconfortante abbandono cui sembrano destinate parte delle Madonie.

3 Commenti

  1. Se non si riesce ad effettuare battute all’interno del Parco (dove vivono e prolificano la maggior parte dei “conghios”, non si riuscirà ad incidere efficacemente sul numero dei capi. È diventato impossibile fare una scampagnata, andare a funghi o ad asparagi. Vivono serenamente alterando l’intero ecosistema. Sottobosco inesistente, altre specie messe a dura prova dall’incontrollata prolificazione. Persino fare una passeggiata nelle aree attrezzate (vedi Serradaino) conil proprio cagnolino è diventato impossibile.

  2. La gravità della questione mostra 2 caratteri (la sicurezza sociale e l’estensione nel territorio) che comportano la necessità di un intervento di emergenza, tipico delle attività di protezione civile. D’altro canto l’Amministrazione regionale, l’ente Parco, i sindaci si rimpallano la questione usando (e abusando) dell’unica arma che conoscono: la burocrazia. Basta leggere la lettera prot.40750 del 20 maggio 2014 dell’Assessorato regionale Risorse Agricole al Sindaco di Castellana Sicula. Non resta altro che il livello di indignazione e di preoccupazione dei comuni cittadini (…da chi coltiva l’orto a chi fa una passeggiata nel bosco…) che sono ormai costretti ad associarsi e fare massa critica. Occorre aver fiducia in una seria forma di protesta costruttiva dal basso per svegliare le sonnolenti Autorità (poco) responsabili. In tante zone d’Italia ci si è riusciti facilmente, in altre sono intervenuti i Prefetti (che svolgono compiti di protezione civile).

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