?Tecnologia a prova di guerra e dialetto bistrattato.?

Il pc dove sto scrivendo, l’i-pod da dove ascolto musica, il cellulare con cui ho appena mandato un sms contengono schede di processo e di memoria, i cui semiconduttori sono fatti di minerali preziosi. Le gloriose aziende dell’hi-tech hanno creato degli imperi economici portando i benefici della tecnologia a tutti e ovunque, ma adesso fanno i conti con centinaia di milioni di clienti a cui riesce facile abbinare il dispositivo portatile appena comprato con i conflitti del continente nero dovuti al business di certi materiali. E’ infatti dall’Africa che le aziende perlopi? americane e giapponesi acquistano rame, tungsteno, oro, stagno, coltan etc. utili al funzionamento dei dispositivi tecnologici. E in tanti paesi africani rappresenta la principale ricchezza della nazione e di conseguenza insorgono guerre civili per accaparrarsene la propriet?, spesso con la complicit? (e le armi) degli stati occidentali. Qualche anno fa il film “blood diamond” riusc? a far conoscere quanto sangue c’? dietro il diamante che il giovane ricco europeo regala alla propria amata. Lo stesso vale per l’hi-tech. In questo caso per? le pressioni dei consumatori informati hanno portato all’ottenimento di una misura (il “Dodd-Frank Wall Street reform and consumer protection act”) che obbliga i produttori americani di strumenti ad alto contenuto tecnologico ad indicare la provenienza dei materiali utilizzati nel prodotto, con ovvia ripercussione in termini di immagine e quindi di profitti. Apple e Intel hanno anticipato tutti dichiarando che non acquisteranno pi? metalli preziosi da paesi dove sono in atto conflitti armati. Si tratta della prima risposta concreta ad una giusta presa di posizione che fa capire come ormai tutti siamo coinvolti, quando acquistiamo qualcosa, in implicazioni che spesso neanche immaginiamo e scegliere un prodotto piuttosto che un altro ? come votare, esprimendo un grado di giudizio nei confronti di un’azienda che si comporta in un determinato modo. E’ solo il primo passo ma fa ben sperare per il futuro. Magari l’acquisto del mio prossimo pc non contribuir? alla guerra in Congo che ha fatto milioni di morti per gestire le miniere di coltan.

Ogni tanto spunta qualcuno che ritorna sulla proposta del dialetto a scuola. A volte sono i leghisti a farlo, altre volte le regioni del sud dove le lingue locali sono ancora molto utilizzate. L’ultimo in ordine di tempo ? stato Nicola D’Agostino, parlamentare della regione Sicilia, in quota Mpa, che ha presentato una proposta di legge per l’inserimento di due ore settimanali su “valorizzazione e insegnamento della storia, della letteratura e della lingua siciliane nelle scuole di ogni ordine e grado”. La proposta arriva in controtendenza rispetto al sentimento patriottico che investe tutta l’Italia per i 150 anni dall’unit?, e sono in pochi gli stupidi (per dirla alla Consolo) che non si accorgono dell’importanza e della bellezza della lingua italiana per l’unit? nazionale (che nasce talaltro dalla scuola dei poeti siciliani di Federico II) e che ancora insistono su idee regressiste. A scuola si parla solo italiano. Al massimo si pu? imporre l’insegnamento nelle “scuole di ogni ordine e grado” dell’inglese. Allo stesso modo con cui l’italiano nelle scuole dava la possibilit? a tutti di giocarsi le proprie chance sul mercato del lavoro nazionale e sentirsi pi? integrati nella nazione appena nata, oggi la nostra alcova ? l’Europa, e l’inglese ? condizione necessaria per partire al pari livello con gli altri. Il dialetto mi piace tanto, mi affascina, mi inorgoglisce l’idea che ancora oggi i ragazzi lo parlino in Sicilia e nelle altre regioni del sud, ? elemento caratterizzante di una cultura, collante con le tradizioni e le generazioni passate, ma a scuola no, perch? sarebbe solo strumentale alle provocazioni secessioniste di chi non ha a cuore il bene del nostro paese. Il dialetto va bene cos? come si ? tramandato a noi e cio? coi racconti dei nonni, con le storie interminabili nei pomeriggi estivi in una casa di villeggiatura o ascoltando i “curtigli” dei parenti che rispettosamente vengono a farti visita, con le filastrocche, le nenie, le serenate. Il dialetto ? un carico di poesia da preservare nell’ambiente pi? consono. Costretto nella piccola percentuale di ore concesse alle autonomie scolastiche perde di spessore e credibilit?.

Per oggi ? tutto, appuntamento a Gioved? prossimo.

?Oltre Fiumara ? Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.?