Torneo delle Madonie, scoppia il caso Di Cara. Il Caltavuturo presenta un reclamo

[MADONIEPRESS.IT – Michele Ferraro] Michele Di Cara, l’attaccante del Campofelice, il capocannoniere del torneo, colui che ha messo a segno, all’80° minuto della finalissima, l’ultimo sigillo che ha consegnato la vittoria alla squadra guidata da mister Mamone, non poteva partecipare al 35° Torneo delle Madonie. Il motivo? Una pura formalità: Di Cara risiede a Campofelice solo dal 31 dicembre dello scorso anno (2013). Ma il regolamento del torneo appena concluso prevedeva che potevano essere tesserati dalle società iscritte soltanto giocatori residenti, nei rispettivi comuni, da almeno 1 anno. I dirigenti del Caltavuturo, con piglio da veri investigatori, hanno scoperto il “difetto” ma con ritardo rispetto ai tempi rigorosamente dettati dal regolamento. Così il reclamo della società guidata da Friscia, inoltrato nel pomeriggio del 22 luglio, non può essere accolto.

Il regolamento prevede infatti che il preannuncio di reclamo va inoltrato, via fax o telegramma, entro le 12 ore successive al termine della gara a cui si riferisce. Le motivazioni vanno poi inviate entro le ore 24.00 del giorno in cui è stato inviato il preannuncio di reclamo. Per questi motivi non può essere accolto il ricorso del Caltavuturo. Chissà se è stato un colpevole ritardo, in questo caso sembra strano che gli “investigatori” del Caltavuturo si siano attivati solo dopo la sconfitta, quando invece avrebbero potuto evitare, attivandosi per tempo, di far scendere in campo un temibile avversario, qual’è Michele Di Cara. Potrebbe trattarsi di un modo per dire “qua nessuno è fesso! Ci siamo accorti di tutto, ma non abbiamo voluto calcare la mano!”. Ovviamente è solo una ipotesi.

Adesso la “palla” passa in mano alla dirigenza del Campofelice che prossimamente si riunirà per decidere cosa fare. Potrebbe arrivare anche una decisione estrema come quella di riconsegnare il Trofeo appena conquistato. Francamente ci sembrerebbe una decisione eccessiva considerato il peccato “veniale” ed il fatto che, comunque, non c’è nessun ricorso dal quale doversi difendere.