Tra Cefalù e Palermo la banda dell’hi tech finisce in manette

[Lavoceweb.com] Da un’indagine congiunta di polizia e carabinieri di Cefalù nasce un’operazione che ha sgominato una banda palermitana hi tech: 17 persone che organizzavano furti di materiale elettronico tra cui smart phone e tablet in negozi, tabaccherie e centri commerciali. Valore della refurtiva 300 mila euro. In tutto gli indagati, che vivono nel quartiere Zen di Palermo, sono accusati di avere compiuto 21 furti. Altri otto sono stati sventati per la presenza della polizia che già teneva la banda sotto controllo.
Dal quartiere Zen, e con il sostegno della criminalità organizzata, i ladri si muovevano per compiere i furti tra Cefalù, Termini Imerese e in altri centri delle province di Trapani e di Messina.
I componenti della banda usavano telefoni “dedicati”, impostati in modalità “conferenza” per tenersi costantemente collegati. Per dieci il gip del tribunale di Termini Imerese ha emesso ordinanze di arresti domiciliari, per altri sette il divieto di uscire di casa tra le 19 e le 7. Tutti hanno precedenti penali.
L’organizzazione aiutava le famiglie degli arrestati e pagava le spese legali.
L’indagine, denominata “Overall” (Fuori tutto) seguita dal vice questore Manfredi Borsellino,era cominciata nel maggio 2014 dopo un furto di prodotti hi tech nel megastore Cascino di Lascari. Nel corso dell’indagine è emerso che la banda aveva preso tra l’altro di mira anche la scuola Salvemini di Palermo.

GLI ARRESTATI – Massimiliano Bronzino, 41 anni; Francesco Paolo Marchione, 38; Salvatore Scasso, 36; Antonio Mazzé, 27; Antonio Di Cara, 24; Salvatore Finocchio, 23; Salvatore Serio35; Gioacchino Spina, 53; Massimiliano Fiore32; Giacinto Grimaldi, 38.

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