Tracciamento, posti letto e tasso di contagio: ecco perchè la Sicilia è zona arancione

di Claudio Reale

I dati analizzati dal Cts sono quelli del report dell’Istituto superiore di sanità aggiornato al 25 ottobre. In quel rapporto la Sicilia era indicata fra le Regioni a rischio alto. i dati analizzati dal non si limitano al numero dei contagiati, ma anche la capacità del sistema-Sicilia di reggere l’onda d’urto

Bocciati sul tracciamento, soprattutto, ma poi anche sul rischio di saturazione dei posti letto oltre che sul tasso di contagio, il fattore Rt. Se il presidente della Regione Nello Musumeci mostra pubblicamente di indignarsi per l’inclusione della Sicilia nella zona arancione – che comporta la chiusura di bar e ristoranti per due settimane – è nella Regione che guida che deve cercare le responsabilità: i dati analizzati dal Comitato tecnico-scientifico nazionale, infatti, non si limitano a contemplare il numero assoluto dei contagiati, ma anche la capacità del sistema-Sicilia di reggere l’onda d’urto.

I dati analizzati dal Cts sono quelli del report dell’Istituto superiore di sanità aggiornato al 25 ottobre. In quel rapporto la Sicilia era indicata fra le Regioni a rischio alto (una classificazione nella quale ad esempio non rientravano la Campania e la Liguria, in realtà per l’insufficienza dei dati, e il Lazio): a pesare – oltre a un fattore Rt allora a 1,38 – erano appunto le probabilità di saturazione delle terapie intensive e della degenza ordinaria, entrambi ormai a ridosso delle soglie critiche (che secondo l’Iss sarebbe stato superato entro trenta giorni), e soprattutto il tracciamento. Un settore sul quale la Sicilia sa di avere fallito: proprio il 25 ottobre, intervistato da Luca Ciliberti su Telecolor, l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza aveva infatti ammesso che “il sistema del tracciamento non regge più”. Sulla carta le città metropolitane di Palermo, Messina e Catania dovrebbero avere un’Usca – cioè una struttura di gestione dei positivi – ogni 25mila abitanti, ma quella norma non è mai stata applicata.

Adesso, però, non cambierà nulla fino al 20 novembre. L’inserimento nella zona arancione dura infatti due settimane: il ministro della Salute Roberto Speranza e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno già chiuso la porta alle trattative per la modifica della decisione invocate ieri sera da Musumeci, e d’altro canto la trafila prevede che la prossima decisione per l’Isola sia presa sulla base dei dati di venerdì 13 novembre. Quello sarà il nuovo appuntamento con la classificazione dell’Isola: se fino ad allora il tracciamento sarà migliorato e la nuova rete sanitaria promessa da Razza entrerà in vigore, i siciliani potranno tornare al bar dalla settimana successiva. Ma quella prospettiva, al momento, è poco più che un miraggio. Anche al netto delle polemiche politiche.

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