Trasferimento di Padre Domenico. Ci scrive P. Piergiovanni da Troina

Riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera pervenuta in Redazione, inviataci dal frate cappuccino Piergiovanni Sanfilippo di Troina, in risposta alle nostre prese di posizione in merito alla triste vicenda che sta coinvolgendo Padre Domenico. Non tarderemo a replicare.


Troina, 28/06/2016

Spett.le Direttore

Castelbuono.org

Sua Sede

Caro Direttore

          La presente in riferimento all’articolo “Anna Verde e Padre Domenico. Un’inchiesta di Lirio Abbate su L’Espresso risolleva il caso”, manifestarLe  da una parte tutto il mio disappunto, e  dall’altra offrire solidarietà e vicinanza a quanti ancora sono oggetto di falsità e calunnie. 

Sa, Direttore, noi cristiani siamo un popolo “strano” e fuori dal mondo”, non facilmente omologabili con la mentalità mondana dominante. Per cui avviene a volte che si scambino e si confondano la pazienza, l’indulgenza e la misericordia (virtù cristiane!), per debolezza, omertà, vigliaccheria e ammissione di colpa!

Noi cristiani non amiamo parlare di diritto alla libertà di stampa per scrivere di tutto e di più; preferiamo parlare (meglio testimoniare) del Vangelo e della dignità di ogni persona umana e del rispetto dovuto ad ogni uomo, fosse il più malvagio degli uomini.

Noi cerchiamo la pecora smarrita non per farne uno scoop e darla in pasto ai lupi; piuttosto,  sull’esempio di Qualcuno che è il nostro Maestro e si chiama Gesù di Nazareth, la cerchiamo,  e,  trovata, la carichiamo sulle spalle e facciamo festa di intima gioia.

Noi crediamo alla Verità-Amore che l’altro, ogni uomo, è “Dio” (Homo homini Deus!), e non il nemico o, eufemisticamente, “l’avversario” da eliminare (Homo homini lupus!).

Noi non amiamo denunciare i malvagi e i peccatori, piuttosto amiamo annunciare il perdono e la misericordia, la grazia della conversione e la possibilità di cambiare vita, per dono di Qualcuno.

Noi non gioiamo quando qualcuno viene colto in flagrante, ma gemiamo e preghiamo per la sua conversione.

Noi non amiamo “sbattere” i malvagi in prima pagina, sul web o nelle carceri, pensando così di punire e pulire il mondo; piuttosto amiamo “portare” su di noi il peccato del mondo, credendo che così si salva e si “pulisce” il mondo, sull’esempio del nostro Maestro e Testimone Gesù di Nazareth.

Noi non ci chiniamo sui “malcapitati”, come quello di Gerico di evangelica memoria, per trovare pretesto e argomento ai facili e farisaici moralismi e denunce; preferiamo chinarci e farci carico senza giudizio e senza condanna di chi non lo fa.

Noi non ci sentiamo farisaicamente giusti e migliori degli altri, disprezzandoli; ci riconosciamo profondamente “peccatori” insieme a tutti gli altri uomini, che amiamo (non i peccati) come fa Dio, il nostro Padre celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi.

Noi non amiamo adire i tribunali (a volte vi veniamo “trascinati”), non giudichiamo e non condanniamo, preferiamo porgere l’altra guancia e rimettere la nostra causa nelle mani dell’Unico a cui spetta giudicare.

Noi cristiani preferiamo alle parole i fatti, e ai maestri preferiamo i Testimoni.

Nelle settimane scorse, a seguito di alcune lettere inviate da P. Domenico Costanzo a me e ad altri, gli ho inviato in risposta una lettera da cui, indiscutibilmente e inequivocabilmente, si evincono “verità” e “personalità” ben diverse da quelle che L’Espresso e/o altri hanno potuto riassumere.

Ma in coerenza ai principi sopra espressi, per rispetto a p. Domenico, a cui mi sento legato da sincero e profondo affetto, e ad Anna Verde, verso la quale anch’io ho voluto farmi “Buon Samaritano”, non riferirò nulla.

Tuttavia, come sopra dicevo, per amore della Verità, in difesa di persone innocenti, e anche per la serenità spirituale dei “semplici”, sento di dover dire quanto segue.

P. Domenico – lui lo sa bene – non è stato trasferito da Castelbuono per avere “difeso” e sostenuto la Sig.ra Anna Verde, che – sempre secondo le personali convinzioni di P. Domenico – sarebbe vittima di torti e di ingiustizie. Non è in questione l’essere e il comportarsi da “Buon Samaritano”, se questa ispirazione evangelica serve a farsi prossimo di ogni persona bisognosa e non viene strumentalizzata per accusare e condannare altri.

Il trasferimento di P. Domenico Costanzo “è dovuto” a un comportamento estremamente negativo nei confronti: 

– del Ministro generale dei Frati Minori Cappuccini: ha abusato della fiducia dei Superiori e  con telecamera nascosta ha ripreso e registrato il Ministro generale, in maniera subdola e a sua insaputa, e poi ha consegnato il tutto a emittenti televisive;

– dei Frati di San Giovanni Rotondo e dell’intero Ordine Cappuccino con dichiarazioni rilasciate ad emittenti televisive, mettendo i frati in cattiva luce, gettando fango, recando sofferenza e smarrimento nell’Ordine, deturpandone e falsificandone l’immagine di fronte a molti telespettatori

Non vi è alcuna logica connessione tra l’essere “Buon Samaritano” e gli altri comportamenti negativi sopra evidenziati. Non ci si può ispirare al principio machiavellico: il fine giustifica i mezzi. No! Non sempre il fine giustifica i mezzi o quanto meno non giustifica tutti i mezzi, né tutti i mezzi sono intrinsecamente buoni e neanche tutti i fini, né mai si può invocare (= strumentalizzare) il Vangelo calpestando il Vangelo.

Per il suo comportamento “criminoso”, P. Domenico avrebbe meritato un processo canonico, ma il ministro Generale non ha adito tale strada, dimostrando così un atteggiamento altamente  evangelico ed encomiabile. Con squisito atteggiamento pastorale, il Ministro generale si è limitato a disporre semplicemente il trasferimento di P. Domenico, fatto di per sé normale per noi frati cappuccini, ma che nella fattispecie era ed è finalizzato a una necessaria riflessione a seguito di un grave incidente di percorso e un altrettanto necessario ravvedimento a seguito dello scandalo dato, delle ferite apportate alla comunione tra i fratelli dell’Ordine e all’immagine dell’Ordine stesso. 

P. Domenico è stato trasferito nel Convento dei Cappuccini di Reggio Calabria, quindi in una casa dell’Ordine, ed è stato inserito in una normale fraternità cappuccina, che ha uguale significato e valore quanto ne aveva quella di Castelbuono o di qualsiasi altro luogo della Provincia di Messina. Pertanto, è del tutto fuori luogo, infondato, ingiurioso e calunnioso parlare di P. Domenico in esilio o, come qualcuna ha scritto, di P. Domenico mandato al “confino”.

La residenza di Reggio Calabria è stata scelta dallo stesso Ministro generale in considerazione della non più giovane età di P. Domenico e perché il convento di Reggio Calabria, benché fuori della Sicilia, è il più prossimo (limitrofo) a Messina. P. Domenico, sempre col permesso dei Superiori, avrebbe potuto o potrebbe venire anche con frequenza a Messina, se ci fossero le condizioni “soggettive… Purtroppo tali “condizioni soggettive” sino a questo momento sono mancate, certamente per cause non addebitabili ai Superiori. Purtroppo è il persistente atteggiamento negativo di P. Domenico che, da un anno (e non “da anni”) impedisce di parlare in maniera diretta. A parte il fatto che, più di una volta, si è parlato con P. Domenico spiegandogli la difficile e incresciosa situazione in cui lui stesso si andato a collocare con tanta imprudenza.

Mi auguro che questa triste e incresciosa vicenda possa concludersi al più presto per la serenità di tutti.

Anche e soprattutto in questo caso vale il principio delle due campane o, meglio ancora, del non giudicare.

La saluto distintamente, e Le auguro un buon lavoro a servizio della Verità e dell’Uomo!

P. Piergiovanni