TV be.

tv.jpg Diciamoci la verità: la tv – oltre che una cattiva maestra, come diceva Popper – è anche una cattiva finestra: rappresenta ciò che le serve, mistificando il reale o sottolineandone elementi non significativi ma prediligendo gli stereotipati (vedasi “nani e ballerini”, e adesso “pupi e ballerini”).La “cumparsa” di Castelbuono su Raidue – anzi, per essere precisi in una trasmissione mediocre di Raidue – ci ha dato conferme in proposito. Per carità, si ha una vetrina amplissima, un audience enorme difficilmente raggiungibile altrimenti, ma non è su questo che “La Cartolina” vuol ragionare. Due gli elementi curiosi in esame. Primo: stranamente, al compiersi della disfatta, persino chi snobbava l’iniziativa, il programma, ecc. c’è rimasto segretamente male, anche se provava a non darlo a vedere. Il castelbuonese soffre qualsiasi genere di sconfitta più di Napoleone: la castelbuonesità – nota patologia decantante – non ammette confronti con nessuna municipalità. Così quando Vincenzo Sferruzza – nonostante due fratelli batteristi – sbagliava il tempo pigiando in anticipo lo scocco dei 30″, qualche simpatica maledizione gli è giunta persino dagli snob. Verità latenti della sociologia.Seconda curiosità, ovviamente, la cumparsa (“bella” o “mala”, si lascia ai lettori) dentro la cumparsa: il “piccolo scherno”. Il tentativo del comitato No Priv di affiancare i gonfaloni dei quartieri con uno di protesta sulla privatizzazione dell’acqua. Quale il nesso? Forse che l’acqua libera è una lotta senza quartiere. Non stupisce che il regista della trasmissione non fosse d’accordo, il punto è che il tentativo è stato del tutto pacifico e genuino, oltre che non efficace (pare che da casa non ci si sia accorti di nulla), ma ciò non è bastato a sottrarre i manifestanti da un post-diretta a colloquio con i carabinieri. Garanti – si sa – dell’ordine pubblico. Specie perchè il pubblico era quello televisivo.