Una festa scomparsa… il Crocifisso dei Cinque Veli

Contemporaneamente alla festa della Santa Croce ma in tutt’altra chiesa si celebrava la festa  del Crocifisso dei 5 veli, così chiamato perchè coperto da 5 veli dipinti con le scene della passione.  Tale devozione era curata, nell’omonima chiesa, da un’altra confraternita dedicata al Crocifisso di più antica origine rispetto all’attuale. Della festa, estintasi nei primi decenni del novecento, riusciamo a ricostruire l’assetto grazie ai libri mastri della confraternita e ad alcune concessioni principesche.
Le origini della festa sono da ricercare nel XVI secolo, epoca in cui sarebbe nata la prima affiliazione di devoti nella chiesa di San Pietro. Solo in seguito il culto e la congregazione del crocifisso, riuscirono a primeggiare in questa sede costringendo la compagnia di San Pietro a trasferirsi alla Matrice Vecchia.
Già agli inizi del 1600 abbiamo sentore dell’importanza della festa con la concessione della fiera franca, ossia senza dazi, da parte di Giovanni III Ventimiglia.
Nel 1659-1660 è documentata la festa con solenne apparato per cui si paga un certo Vintorello, 10 tamburi, un pranzo per i fantili, pignatello d’odore (probabilmente un incensiere molto grande nel quale bruciavano diverse essenze) e mortaretti.
L’uso di accendere un fuoco rituale ” a luminaria” la sera del tre maggio si conservò almeno fino al XIX secolo.
La  festa sembra fosse così strutturata:
il 23 aprile iniziava la grande fiera franca di cui conosciamo l’estensione grazie alla conferma dei Capitoli da parte del Principe D. Girolamo nel 1706 alla ” Cappella del SS.mo Crocifisso di la città di Castelbuono fondata nella Ecclesia di S. Pietro” leggiamo:
??dalla sua chiesa ad andare sotto le finestre del Castello di S.E. (il Principe) abbasso insino alla Fiumara…e così anco dalla via che va al Sirufo, con tutti li spandenti delle timpi di Chiarizzi e delli Flassani??.
Si stabiliva inoltre che la fiera fosse franca da dogane (specialmente chi sbarcava allo Scalo di Malpertuso), posti di guardia nei passi pericolosi perchè non fossero molestati i commercianti che venivano alla fiera e per non inficiare la serietà della fiera si interdivano controversie con i creditori.
Privilegio singolare era riservati ai furti scoperti che venivano ??applicati, dati e concessi a detta Cappella del SS. Crocifisso per aumento e beneficio di quella??.
Giorno 24 aveva inizio il novenario che concludevasi il 2 Maggio.
Il 3 Maggio tamburi e trombettieri scuotevano il paese che già si preparava al pellegrinaggio alla Santa Croce. Possiamo supporre che anche in questa chiesa, dopo le celebrazioni, si sparassero mortaretti.
Il pomeriggio, spentisi i riflettori sulla cappelletta che sovrasta il paese, era il tempo della processione.
Non sappiamo con esattezza in che giorno venisse svelato il Crocifisso dai cinque veli che lo  occultavano alla vista, cerimonia per altro molto simile a quella del Crocifisso di Monreale e in qualche modo a quella isnellese.Tuttavia il montaggio sulla vara e la precedente discesa dall’artistico altare dovevano avvenire il 3 Maggio stesso.
La discesa del Crocifisso (almeno nella memoria degli anziani e nei racconti dei loro padri) era pubblica ed accompagnata da fragorosi applausi e a vanniata ” e chiamamulu spissu a Gesù Crucifissu ca ni sarvirà e chiamamulu forti ca rapi li porti di l’etternità e sunnu li porti di lu paradisu chi gioia chi risu Gesuzzu ni dà VIVA U SANTISSIMU CRUCIFISSU!”
formula utilizzata anche come “grido di vara” per la festa di settembre.
Al termine della processione si accendeva la luminaria ossia una grande vampa, che credevasi capace di allontanare gli spiriti maligni tramite il chiarore delle fiamme.
giorno 5 terminava la fiera, sebbene la festa si concludesse all’ottava (per cui sono pagati altri  tamburi), probabilmente velando nuovamente il Crocifisso.
Dopo la chiusura della chiesa negli anni 50 del novecento, la festa è scomparsa completamente. Il bel Crocifisso bizantineggiante è oggi esposto in chiesa Madre sopra il fercolo processionale.

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