Una Madonna che allatta

L’iconografia tradizionale ci presenta La Vergine estatica, solenne, trionfante. Una certa distanza si instaura tra il comune devoto e la bella signora ( non a caso detta a Gran Signura) che troneggia sugli altari. Ma c’è una occorrenza, una festa, in cui la Vergine (seppur sempre coronata di gloria) mostra la sua umanità, la sua vicinanza al popolo: è la festa e L’iconografia della Madonna delle grazie. È quasi come se il rigore e l’estrema aulica purezza cedesse un attimo il passo ad altro, al sentimentale, al naturale. Perfino le vesti, così serrate e accollate in tutte le altre raffigurazioni, si aprano mostrando addirittura il seno. L’atto della vergine sconvolge forse l osservatore di oggi più di quanto non lo facesse un tempo. La Vergine allatta. Come una donna del popolo, come una comune massaia, la Madonna prende al seno il Figlio. Se teologicamente non poteva essere diversamente ( di cosa poteva nutrirsi il Divino se non del latte di colei che era perfetta in grazia?) culturalmente ha un forte impatto. La maggior parte di queste raffigurazioni infatti sono antiche e si innestano in un periodo in cui, tra i nobili o la borghesia, era in voga il baliatico ( reputandosi con spregio addirittura l allattamento al seno della madre)… Quanto allora queste raffigurazioni della Vergine che allatta non sono più vicine al popolo? Quanto non si è cercato di portare la regina del cielo nella quotidianità degli ultimi? Non a caso molte di queste effigi (fatta eccezione per quelle “ufficiali”) nascevano proprio per essere collocate per strada. In ringraziamento per il “latti calatu” o per figli tanto attesi si costruivano “diculi” (edicole votive) a ” matri a razia”, non a caso detta anche ” matri u latti”. Molte sono ancora presenti nel tessuto urbano castelbuonese, altre sono state distrutte, due in particolare serbano una memoria antica : a Madonna da vota ( via collegio di Maria) e a Madonna di binidittini ( via benedettini). In entrambi i casi sono grandi raffigurazioni poste alle spalle ( in realtà sotto l’arco che le regge, una terza sorgeva sotto gli archi di via arcomonte) di chiese, quindi con approvazione dell’autorità ecclesiastica (laddove non vi sia stata una committenza) che tramite il culto della Madonna delle grazie conquistò gli strati popolari (soprattutto femminili) della nostra cittadina. La Madonna delle grazie assurge dunque a due fondamentali ruoli: da un lato dispensatrice di grazie, che però è un compito non specifico, dall’altro dispensatrice e regolatrice del latte. Questo alimento, che tanto preoccupava le nostre nonne, aveva bisogno dell aiuto divino. Il latte poteva guastarsi, poteva sparire, poteva non presentarsi o poteva anche non riassorbirsi dopo l’allattamento. Per non parlare di quanti problemi poteva causare un cattivo latte al bambino o alla madre. Vi era la credenza, ad esempio, che esistesse un “latte di spaddra” più buono, nutriente e gustoso e un “latti di cori” che, influenzato dalle turbolenze dell’animo, condizionava negativamente la crescita del bambino e far venire particolari malattie alla madre. Chi meglio di una Madonna che allatta potrà capire questo genere di bisogni? Al di là della tenerezza che ispira l immagine, quanto più apparirà rassicurante se mostra la perfetta forma di ciò che è reputato altrimenti pericoloso! La Madonna delle grazie accompagna la puerpera dopo il parto, dopo che si era affidata ad un altro titolo Mariano che è quello della catena ed essere stata liberata dalle catene e i vincoli del parto ( sui vincoli viscerali visti come catene ci sarebbe da aprire una lunga parentesi).
Il latte, per altro, ha una valenza simbolica fortissima. Il latte non è solo un alimento, ma è un legame. È quel vincolo tra madre e figlio che rende indissolubile il rapporto. Più volte nelle preghiere dialettali e nei racconti la Vergine impetra dal figlio le grazie ” pu latti ca ti detti” e sono gocce del latte di Maria “ca arrifriscanu l’armi du priatoriu”. Un latte dunque divino, che si fa carico, non solo della potenza insita a livello simbolico nel latte come alimento, ma anche del mistico congiungimento fra cielo e terra…fra la Madonna, suo figlio Gesù ed il popolo cristiano che si reputa figlio di Maria. La festa delle grazie è proprio l’esaltazione simbolica di questo attingere al seno di Colei che si elegge a Madre, è il chiedere la grazia dell’abbondanza e della fertilità che appare concessa proprio dal gesto di mostrare il seno giovanile (simbolo per eccellenza di abbondanza e fertilità) , è una rappresentazione del procedere della vita, la necessità che ci sia sempre un seno che allatti perché l’umanità riesca ad andare avanti. È l’affidare alla genitrice celeste la vita stessa del cosmos. Non a caso erano anche i pastori a solennizzare questo giorno presso la chiesa di Sant’Antonino! Proprio loro che, come le donne, avevano da fare con il latte, si trovavano attorno alla Madonna che elargisce il latte…che lo dona. La festa castelbuonese si divideva quindi in tante piccole smerigliature: dalle numerose feste di quartiere precedute da novena ( ultima delle quali resta, grazie all’instancabile impegno delle devote LA FESTA DELLA MADONNA DEI BENEDETTINI), alla festa dei pastori con la processione del quadro ed alla festa, infine, più ufficiale ma che sparì in tempi più remoti che si svolgeva alla Matrice Vecchia, in presenza della statua marmorea (oggi detta del Carmine). Il carattere popolare, di quartiere, consentì anche un proliferare di preghiere, canti, rosari che ad oggi però, purtroppo, giacciono quasi dimenticati.

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