Una Palermo da Gran Tour tra arte e natura con il Club Unesco Castelbuono – Madonie

Come accade dal dicembre 2005, anche l?ultimo appuntamento del Club Unesco Castelbuono del 13 maggio a Palermo, si è rivelato un?occasione di incontro ed un viaggio conoscitivo affascinante. Domenica mattina, la visita inizia dalla Galleria d?Arte Moderna ubicata dal 2005 negli spazi recuperati dal restauro del complesso monumentale di S. Anna sull?omonima via, nel cuore della città antica. Il viaggio a ritroso nel tempo è affidato alla esperta guida dell?architetto Vincenzo Minutella che ci conduce, attraverso la storia di dipinti e sculture, al clima di straordinaria vitalità intellettuale della città di Palermo tra la fine dell?800 e l?inizio del nuovo secolo. Tale clima sarà foriero di speranze e di aperture non solo verso l?Italia, ma anche verso l?Europa, da parte della classe politica, degli intellettuali e degli artisti del tempo, nonché di un?imprenditoria colta e vivace (è l?epopea dei Florio, dei Whitaker e dei Ducrot). Palermo gareggia con le capitali del Liberty e nell?arco di pochi decenni la città cambia il suo volto: si costruiscono il Teatro Politeama ed il Teatro Massimo, si organizzano mostre ed eventi culturali, nascono cenacoli, circoli letterari e matematici, si realizza il progetto dell?esposizione nazionale del 1891-92, infine la Biennale di Venezia consacra le vicende artistiche di Francesco Lojacono, Ettore Maria Bergler ed Ernesto Basile con un intero salone intitolato ?Bellezze di Sicilia?.
Testimonianza di questa stagione irripetibile, sono le straordinarie opere ammirate alla Galleria d?Arte Moderna, 176 dipinti e 38 sculture, che si richiamano al genere storico celebrativo nei formati monumentali di Sciuti, Rutelli, Eroli, alla pittura di paesaggio nei quali riecheggia la Sicilia dei viaggiatori del Grand Tour, alla pittura di denuncia sociale di matrice verghiana: una per tutti ?I carusi? di Tomaselli, alle raffigurazioni di interni e di scorci di architetture cittadine e paesaggi mediterranei di Leto, Perna, Lentini, fino all?indescrivibile paesaggio interiore di Catti. A queste si aggiungono le opere acquistate dalla città in occasione delle varie esposizioni internazionali per arricchire la collezione della Galleria, tra le quali Peccato di Franz von Stuck, uno dei principali esponenti della Secessione viennese. Tanta lungimiranza e illuminato mecenatismo da parte delle amministrazioni civiche del tempo, ci sorprendono specie quando la nostra guida ci racconta che spesso gli artisti locali venivano sostenuti anche economicamente, quando si recavano a Napoli, Roma, Venezia, ma anche a Parigi, per vivere nuove esperienze di formazione e di scambio. Lo stato d?animo di stordimento per tanta bellezza magistralmente custodita e ritrovata memoria, alla fine della visita, lascia spazio alla desolante consapevolezza di vivere un presente miseramente gramo per l?arte e l?identità culturale dell?isola.
La pausa pranzo si consuma tra i vicoli del centro storico e i tavoli della Focacceria S. Francesco, giusto per non farci mancare nulla delle suggestioni oltre che visive, anche olfattive e gustative, della Panormus Felix che generosa si offre alla nostra giornata.
Alle 15,30 siamo già all?ingresso dell?Orto Botanico di via Lincoln dove ci accolgono i prof.ri Pietro Mazzola e Rosario Schicchi, docenti della Facoltà di Agraria dell?Università degli Studi di Palermo, profondi conoscitori del luogo che ci accingiamo a visitare. Sotto la cupola del ginnasio, dove la dea Flora addita alla iscrizione ?miscuit utile dulci?, il prof. Mazzola avvia la narrazione della storia dell?Orto Botanico di Palermo. Sorta nel 1779 la Regia Accademia degli Studi e al suo interno la cattedra di Botanica e di Storia Naturale, il primo Orto botanico veniva istituito sul bastione di Porta Carini. La direzione fu affidata a Tineo e ?dimostratore? agli studenti delle virtù delle erbe, fu nominato frate Bernardino da Ucria. Rivelatosi ben presto angusto ed inadeguato alle esigenze didattiche, l?Orto botanico di Porta Carini fu trasferito sul piano di S. Erasmo, in prossimità della nuova villa senatoriale detta ?Giulia?. Frutto della cultura illuminista che arrivò anche a Palermo alla fine del ?700, i lavori per la sistemazione del nuovo Orto, iniziarono nel 1789. Il corpo principale degli edifici, in stile neoclassico, fu progettato dall?architetto parigino Lèon Dufourny e realizzato con la collaborazione di valenti architetti locali quali Trombetta, Marabiti e Marvuglia. Numerosi furono i contributi artistici per gli elementi decorativi di pittori come Velasco ge scultori come Tuccio. L?area dell?orto venne ripartita in quattro grandi settori e le collezioni disposte secondo il sistema di Linneo. Finiti i lavori di costruzione con l?inaugurazione avvenuta nel 1795, iniziò un?attività ormai più che bicentenaria che nel tempo ha consentito lo studio e la diffusione a Palermo, in Sicilia e in Europa, di innumerevoli specie vegetali tra cui molte originarie dalle regioni subtropicali e tropicali degli altri quattro continenti. Il prof. Rosario Schicchi passa in rassegna le innumerevoli collezioni di piante che costeggiano i lussureggianti percorsi che ci conducono in prossimità di viali, serre, colline e fontane. Lo scenario dell?Aquarium rapisce gli appassionati di fotografia del gruppo, con le sue splendide fioriture di ninfee e fior di loto incorniciati da un orlo rigoglioso di infiorescenze di aloe saponaria. E ancora palme, auracarie, yucche, bambù, felci, cycas, dracene, conifere, piante utili, rarità della macchia mediterranea, piante carnivore e ornamentali, cactacee, straordinari esemplari di chorisie provenienti dal Sudamerica??. L?ultima meraviglia, poiché non tutto si può raccontare, il simbolo dell?Orto botanico di Palermo: il monumentale Ficus magnolioides, le cui radici tabulari e colonnari sostengono una chioma capace di proiettarsi su un?area di oltre 2000 metri quadri. Anche qui, inevitabilmente, il senso dello stupore ci pervade dinanzi ai capolavori di cui è capace la natura e dinanzi alla bellezza estetica della biodiversità messa a sistema, dall?ingegno e dal lavoro dell?uomo. È tardi ed un gelato al bar di fronte Villa Giulia, prolunga ancora per poco il gusto dello stare insieme prima di ripartire. Arte e natura hanno rappresentato il filo conduttore del nostro viaggio conoscitivo delle ?bellezze di Sicilia? durato solo un giorno, ma che ha saputo regalarci, grazie anche alla competenza degli esperti castelbuonesi, il piacere e la certezza di appartenere ad una terra straordinaria, il cui futuro dovrà essere costruito attraverso una ?illuminata? valorizzazione dei Beni culturali, artistici e ambientali dell?isola intera, poiché da sempre è ciò che di più prezioso possediamo.

Giuseppina Palumbo
Presidente del Club Unesco Castelbuono-Madonie

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