Una squadra per la scuola: “La scuola che a gran voce rivendichiamo”

[Riceviamo e pubblichiamo]

A seguito di un percorso di analisi e studio, le diverse forze politiche che non si riconoscono nell’attuale amministrazione hanno affrontato pubblicamente, lo scorso 17 ottobre presso il Centro sud a Castelbuono, una complessa e spinosa tematica riguardante due degli edifici scolastici del paese: il San Leonardo di via Tenente Luigi Cortina, storicamente plesso di scuola primaria, e l’edificio di via Isnello in cui, altrettanto storicamente, ha sede l’unica scuola secondaria di primo grado della comunità. 

Entrambi gli edifici sono da diversi mesi oggetto di studio. Il San Leonardo, dopo un incredibile iter di adeguamento sismico che doveva farne un edificio collaudabile, a seguito degli interventi strutturali a cui è stato sottoposto, di fatto non lo è come da certificato di collaudo negativo approvato dall’amministrazione. E invece, dopo un lungo periodo di chiusura, quella scuola è da qualche tempo riaperta alle attività didattiche per gli alunni di scuola primaria. La domanda che sorge spontanea riguarda ovviamente l’effettiva sicurezza della struttura.

L’accesso agli atti che riguardano l’edificio, risalente alla scorsa primavera, è stato concesso in realtà solo da qualche settimana. Un tempo breve ma estremamente proficuo perché domenica 17 ottobre l’ing. Maurizio Spallino, componente del gruppo di lavoro che si è denominato “Squadra per la scuola”, ha esposto in modo rigoroso e efficace la storia di quell’edificio e ha mostrato, infine, al pubblico la nota conclusiva dell’ultima relazione tecnica esistente (tecnici Tabbuso e Palizzolo) che ha convinto il sindaco Cicero a trasferire gli alunni nell’edificio e di seguito riportata.

“Si può, cioè, affermare che, alla luce delle indicazioni normative e dei risultati delle analisi effettuate, il plesso scolastico San Leonardo di Castelbuono si trova in condizioni di sicurezza strutturale e di completa fruibilità.

…la struttura non è in grado di soddisfare le verifiche per condizioni sismiche e, di conseguenza, secondo norma, necessita di interventi di miglioramento sismico o di adeguamento sismico; la scelta dell’uno o dell’altro tipo di intervento è di piena facoltà dell’amministrazione. 

In particolare, è stato accertato che gli interventi di miglioramento sismico si rendono necessari sull’84% dei nodi non confinati, il 18,6% dei pilastri ed il 26,3% di travi, mentre i più onerosi interventi di adeguamento sismico si rendono necessari sull’86,8% dei nodi non confinati, il 35,6% dei pilastri ed il 44,4% di travi.”

In particolare, si è constatato che nella documentazione non vengono riportati né “l’analisi dei carichi”, né “i momenti flettenti”, e che i coefficienti di sicurezza di travi di riferimento risultano pari a 0.99 (la norma considera VERIFICATO l’elemento strutturale considerato se tale coefficiente è minore di 1, mentre lo considera NON VERIFICATO se il coefficiente è maggiore di 1).

Per quanto in nostro possesso, non possiamo che concludere che, sebbene lo studio di Tabbuso appaia valido e condivisibile nell’approccio, esso rimane non verificabile in assenza dei dati citati, almeno per quello che riguarda la staticità della struttura. Sebbene Tabbuso concluda che: I risultati ottenuti sono stati confortanti; la struttura ha infatti manifestato ottime capacità di comportamento oltre il limite elastico scongiurando modi di collasso parziale e/o globale per elevati valori dell’intensità sismica resta il fatto che, ad oggi, la struttura è NON ADEGUATA (come ricordato dallo stesso Tabbuso), NON COLLAUDATA, e quindi, a rigor di legge, NON AGIBILE.

Ma il nostro sindaco si fa bandiera del suo “coraggio” nel riaprire la scuola, quando invece le scelte di un amministratore dovrebbero prima di tutto essere guidate dal rispetto della norma.

Per quanto attiene, invece, alla scuola secondaria “Francesco Minà Palumbo”, la scorsa primavera è stato reso noto un progetto predisposto da tecnici della Regione Sicilia per la costruzione di un nuovo edificio, in prossimità dell’esistente del quale è stato programmato l’abbattimento.

La presentazione del progetto, che l’ing. Giuseppe Ranzino ha fatto con chiarezza e dovizia di particolari, ha fatto comprendere l’entità dell’assurdità architettonica purtroppo già in gara di appalto. La nuova scuola non tiene conto delle nuove metodologie didattiche, che superano l’impostazione frontale della lezione tradizionale e del concetto di scuola come spazio adattabile e modulabile per un dialogo educativo centrato sull’alunno e sul suo apprendimento. E non rispetta le Linee Guida sugli edifici scolastici, approvate in Italia nel 2013 e poi recepite a livello europeo.

Ma c’è di più. La nuova scuola verrà addirittura edificata senza adeguati laboratori, aule per le attività musicali e le attività di sostegno, senza un’adeguata sala mensa se non un piccolo spazio in cui si dovranno fare i turni, senza una palestra, senza sala polivalente-auditorium degna di questo nome, senza adeguati spazi per docenti e amministrativi, senza spazi di biblioteca e sala di lettura, senza un archivio-deposito materiali didattici adeguatamente fruibile, senza aula infermieristica di emergenza, senza spazi esterni da dedicare ad attività didattiche, senza parcheggio per bici e auto né il benché minimo riferimento ad un adeguamento della viabilità che viene ritenuta pericolosa, tanto da inviare quotidianamente i vigili agli orari di ingresso e uscita. Un edificio irrazionale, dunque, brutto da vedere e in parte senza la necessaria luce perché esposto verso un muro che comporterà un enorme sbancamento del costo di 800mila euro, per non parlare del gravissimo problema ecologico, visto che assieme alla demolizione del precedente edificio si creeranno tonnellate di rifiuti. Tutto ciò mentre il pianeta mostra drammaticamente tutte le sue ferite.

La cifra in gioco è di 3 milioni e 400mila euro che si sommeranno ai milioni già spesi sull’attuale edificio. La spiegazione data per tale scelta è quella che costerebbe di più l’adeguamento che l’abbattimento e la ricostruzione. Questo dato è in palese contrasto con il fatto che l’amministrazione ritiene possibile adeguare sismicamente la scuola di San Leonardo con circa 800mila euro, malgrado 4 elevazioni e una forma irregolare che sismicamente si comporta in modo più complesso, rispetto alla scuola media, di forma regolare e su due elevazioni, per la quale non basterebbero 3 milioni e 400mila euro.

Uno spreco assurdo di soldi pubblici per un risultato inaccettabile e deciso nell’ombra, senza il coinvolgimento della comunità a cui un’opera pubblica appartiene.

Le scuole sono luoghi speciali perché incubatori di futuro, sono ambienti formativi che i ragazzi frequentano per un lungo periodo della loro vita. Si sa dalla pedagogia, dall’esperienza e dalla storia. Chi lo ignora e va avanti senza porsi domande, guidato dall’istinto verbale che nelle pubbliche piazze lo induce a gridare che le amministrazioni hanno solo il compito di reperire finanziamenti e al resto pensano i tecnici, merita solo biasimo politico. Avrebbe bisogno di imparare che le scuole vanno contestualizzate nei territori con cui entreranno in dialogo, che non sono somme di aule senza anima in contenitori fotocopia, ma edifici pensati e progettati a partire dai bisogni di chi li deve vivere, nell’ottica aggiuntiva di farne centri destinati all’educazione permanente della comunità per il precipuo ruolo sociale affidato alla scuola. Avrebbe bisogno di ricordare che un progetto deve essere pensato in tutti i suoi sviluppi dal committente e realizzato da una squadra di tecnici esecutori, guidati da chi ha sviluppato una visione, un’idea di futuro per la comunità che ha l’onere e l’onore di guidare.

Il contrario non vale.