“Una vita tra una stoccata e l’altra”. Una riflessione di Padre Domenico in occasione dei 62 anni di Sacerdozio

Nella mia vita ho tenuto in grande considerazione due date, oltre a quella della nascita.
Il 27 settembre 1945, corrispondente alla chiamata del Signore al Sacerdozio e il 09 marzo 1958 la realizzazione del progetto di Dio, quando ho potuto dire: Grazie al Signore, sono Sacerdote Cappuccino.
Pertanto, adesso, come ogni anno, con la presente, desidero dire il mio grazie al Signore, per i 62 anni di Sacerdozio, due dei quali, per abuso del potere ecclesiale, vissuti nell’ombra, ma per me sempre ugualmente vitali. Il Signore stesso mi ha dato tanta grazia e serenità di poter andare avanti, nonostante tutte la difficoltà che ho dovuto incontrare e ne sono profondamente grato a Lui, che, senza mio merito, e, liberamente, ha posato gli occhi su di me, chiamandomi a lavorare nella Sua Vigna, secondo il Suo progetto, dall’età di 12 anni. Ho amato questa Vocazione nella Chiesa, con un servizio puntuale, nei confronti del prossimo che mi è stato dato di incontrare, i piccoli, i.giovani, gli adulti con particolare attenzione verso i poveri e gli ammalati. Ho usato il massimo rispetto per tutti e, particolarmente, per la donna, per quello che è, e per il ruolo, importante, che riveste nella società. Tenerezza e attenta affabilità ho usato nei confronti dei Bambini e devo esprimere tanta riconoscenza a Gesù Maestro che mi ha dato la gioia di aver avuto a che fare con i suoi piccoli amici, tenendo sempre, davanti ai miei occhi, le Sue parole: “lasciate che i Bambini vengano a me“. Ho usato, come principio, accoglienza e amorevolezza con tutti, dal barbone a/l’onorevole, visti come persone umane. Tutto, pertanto, sembrava andare bene, con efficacia e la soddisfazione di coloro che fruivano de/l’azione da parte mia e dei tanti collaboratori secondo i programmi previsti da/l’organizzazione del Centro ARESC, creato e animato da me. Ma, a/l’entusiasmo del mondo esterno che esprimeva quella naturale e spontanea p0polarità, faceva eco il pessimismo, la critica, il contrasto, l’invidia e la gelosia del mondo interno e quindi il rigetto della mia persona, del mio stile, e del il mio modo di gestire … non erano graditi e a poco a poco, venivo allontanato e quasi rifiutato … infatti, presto è iniziata la prima stoccata di una serie di atteggiamenti, che, man mano, mi hanno fatto sempre più male… infatti. ..

31 Gennaio 2015. Ricevo un messaggio da parte del Vescovo Manse/la (ora emerito), per raggiungerlo nella Chiesa Madre di Castelbuono, alle ore 17.30, e con voce tremula e insicura, mi dice, senza esitare ed “ex abrupto”: ho pensato di sollevarla dal suo servizio di assistente vescovile delle Religiose e anche dal servizio di “esorcista” della Diocesi … e, il 2 febbraio (cioè due giorni dopo), ne daremo notizia. Rimango allibito e incredulo!!! E, tutto questo … senza alcuna spiegazione, né a voce, né, tanto meno, per iscritto … Una silurata, come un delitto con armi silenziose e mai dichiarate, infatti, non risulterà colpa e nemmeno condanna, nella dinamica della realtà del Diritto comune, o di altre fonti informative. Una decisione, comunque, così improvvisa, che mi ha schiantato e danneggiato, non poco, moralmente, dinanzi olla Chiesa diocesana, ai Presbiteri, Religiosi e Religiose, rimaste incredule, e alla popolazione dei fedeli … Dopo 38 anni di servizio fedele con la fiducia di cinque Vescovi che, uno dopo l’altro mi avevano confermato quel servizio.

03 luglio 2015 altra stoccata potente, è stata quella della condanna a/l’esilio a seguito della denuncia fatta da me e dal collega Fr. Ernesto Cicero, sugli abusi sessuali, subiti a danno della giovane Anna Verde … condanna che aveva come parametro una misura molto ambigua, rappresentata dall’espressione: donec a/iter provideatur che poteva prolungare la durata dell’esilio fino a/l’infinito, infatti, per la storia, non ebbe mai termine. L’esperienza de/l’esilio è stata orrenda e l’ho vissuta e gustata nel profondo della sua amarezza, a Reggio Calabria. Lì, infatti, Santuario della Madonna della Consolazione, sono stato confinato, con tutti i carismi di una persecuzione, ben studiata, ad arte. /I luogo, in effetti, dava l’impressione di poter vivere una realtà di Paradiso, ma, per me, non è stato così. Inchiodato come un malfattore, senza un minimo rapporto di dialogo coi superiori e nemmeno cole resto della fraternità, ho avuto la strana sensazione di essere stato rifiutato ed emarginato in partenza, perché ritenuto un essere inutile, come una spazzatura e dimenticato da tutti, senza mai una chiamata, una parola di conforto, da parte di nessuno.

Alla fine ero riuscito a capire che quel luogo (RC), coincideva con la fine della mia storia umana, come una precisa e inesorabile, premeditata condanna. Pertanto, i giorni scorrevano uno dopo l’altro, e ogni giorno, per me, era segnato dalla speranza di sentire o leggere, a qualche parte, che il Generale avrebbe posto fine al l’esilio e nello stesso giorno … la delusione e ripetuti pericoli di crolli psicologici e così, ogni giorno, veniva caratterizzato da un insieme di amarezza, paura, ansia, panico, pressione arteriosa alta, tensione, crollo psicologico, disorientamento, sfiducia, rabbia. Tutti i giorni così!

E … ne ho contati ben 780 giorni lunghi, infiniti, snervanti e opprimenti che mi hanno fatto sentire, pur vivendo all’aria aperta, come nel fondo di un tunnel, dove la luce si oscurava sempre più e quello che mi pesava di più era il macigno, rappresentato dal “Donec a/iter provideatur” … provvedimento che non si realizzò mai. Devo dire però che potevo godere provvidenziali boccate di ossigeno, da cui ho potuto trarre coraggio e fiducia nel Signore che mi ha sempre sostenuto … tutte le volte che avevo la possibilità di esercitare il ministero sacerdotale … ma, 780 giorni erano veramente troppi, tanto che, al solo pensiero,di tutto questo tempo … io affogavo ,così, ho deciso di voltare le spalle all’esilio.

780° giorno di esilio. Ero ben deciso e altrettanto determinato di dirigermi verso Castelbuono. Questa cittadina che, sapevo, avrebbe fatto bene alla mia salute, l’ho raggiunta con tanta ansia e col cuore aperto e raggiante. Sono stato accolto, con tanta cordialità, dai fratelli Enza e Rosario Targia, che, con tanta amorevolezza, mi hanno aperto la porta e mi hanno introdotto nella loro casa, con tutti i riguardi che appartengono a speciali personaggi, e, io, fin dall’inizio, ho avuto la sensazione di essermi trovato in un altro mondo, decisamente diverso dal precedente, accogliente, disponibile e con persone del tutto positive. Ricorderò sempre con tanto affetto, questi fratelli, e prego il Signore che ricompensi, Lui, questi fratelli, tanto disponibili, Enza e Rosario, con tante grazie e la Sua Provvidenza.

L’ultima stoccata, strana e terribile, è rappresentata dal fatto che dopo le amare vicende della mia vita, quando ritenevo di essere libero i Frati Cappuccini e la chiesa locale, mi hanno fatto ritrovare come sospeso a divinis senza che io ne sappia la ragione e su quale fondamento, Infatti non mi ritrovo nessun documento che giustifichi questa sospensione. Più volte ho chiesto ragguagli e spiegazioni e non sono stato onorato di una sola risposta e questo fatto lo reputo una ingiustizia. Infatti sono stato privato di una realtà vitale che mi aveva sostenuto per tanti anni nell’esperienza dell’esercizio ministeriale, durante il quale non avevo avuto mai rilievi di sorta o note …… Ho lavorato intensamente nel campo pastorale, sociale e culturale, nella dinamica del campo educativo e formativo e, giunto all’età quasi del 60″ anno di Sacerdozio e di dire Grazie al Signore, per questo importante traguardo, ho raggiunto il paese natioo e mi sono rivolto alla chiesa locale. Rimango stranamente sconcertato per un rifiuto fattomi, concretamente da Parroco di S. Matteo, cui mi ero rivolto, per riconciliarmi … ma finora, non sono riuscito a capire in nome di chi parlava … Il fatto è che la chiesa locale non mi ha riconosciuto il carisma Sacerdotale e per farla completa, Vescovo e Presbiteri , dopo due anni mi ignorano ancora, come non esistessi.

Il Cappuccino fr. Felice da Nicosia era solito dire nelle difficoltà: “si a per Amor di Dio”
Mi associo volentieri a Lui
P .S. Desidero dire, per tranquillità di tutti, che nel racconto delle mie disavventure, mi sono riferito a quanto ho vissuto sulla mia pelle, ma mi sono astenuto ad esprimere giudizi, e, pertanto, nemmeno io mi giudico, ma lascio che sia Lui, giusto Giudice, a tirare le somme.

Col dovuto rispetto per tutti
Troina, 09.03.2020

Fr. Domenico Giuseppe Costanzo

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