Universit?: la via siciliana alla cattedra facile.

[PANORAMA – Antonio Rossitto – 15/11/08] Quanti diciottenni vorrebbero studiare in un paesino di 3.330 anime sulle Madonie, perso a 1.100 metri d?altezza e abitato per met? da ultracinquantenni? Tanti, si sono risposti gli insigni cattedratici dell?ateneo di Palermo riuniti attorno a un tavolo per decidere dove dislocare nuove sedi. E Petralia Sottana, uno dei posti pi? suggestivi e ameni dell?isola, sembr? a tutti una scelta azzeccatissima. Ritirati in un convento a qualche chilometro dall?abitato, frotte di neodiplomati avrebbero frequentato la facolt? di Scienze e tecnologie dei beni culturali.

Invece le previsioni si rivelarono inesatte: dopo cinque anni, gli iscritti sono appena 35. Pochi e votati al sacrificio: frequentano i laboratori a Palermo, per specializzarsi dovranno andare ad Agrigento e non sanno ancora quando comincer? quest?anno accademico. Giovani ammirevoli, come gli sforzi economici che il minuscolo comune delle Madonie ha sostenuto per la sua miniuniversit?: 141.037 euro, che hanno cospicuamente contribuito al dissesto finanziario dell?amministrazione.
Un?iniziativa tutt?altro che sporadica: i tre atenei statali siciliani, quelli di Palermo, Messina e Catania, hanno 36 sedi distaccate. Non esiste ormai angolo dell?isola in cui la bulimia decentrativa non abbia colpito. Ci sono corsi in citt? d?arte come Cefal? e Noto. In paesi dell?entroterra come Nicosia e Piazza Armerina. In maleodoranti centri industriali come Priolo e Gela. I risultati sono disastrosi: manipoli di iscritti, enti locali sepolti dai debiti ed eccezionale mor?a di facolt?. Con inverosimili casi limite, come quello delle due Petralie.
Considerando insoddisfacente l?offerta formativa a valle, nel 2006 l?Universit? di Palermo pens? infatti di estendersi a monte: una laurea in Scienze e tecnologie per l?ambiente e il turismo a Petralia Soprana. Un ciclo di studi sperimentale, con un innovativo metodo telematico. Non funzion?: i pochi pretendenti fecero desistere dalle intenzioni. Non and? meglio a Pantelleria, dove si ebbe la stessa idea e uguale scarsit? di aspiranti.
Migliore sorte ha avuto invece Valorizzazione della Biodiversit? a Castelbuono, 9 mila abitanti: attiva dal 2001, ha una cinquantina di studenti. Che per?, assicurano in segreteria, ?vengono un po? da tutto il mondo?. Facolt? di nicchia, quelle disseminate sulle Madonie: cos? tanto da raccogliere lo 0,2 per cento degli iscritti dell?ateneo.
Percentuale non risollevata neppure dalla vicina Termini Imerese, dove vivacchia Scienze geologiche per la protezione civile: 19 iscritti. Dopo attenta riflessione si ? deciso, nei mesi scorsi, di non riattivare il primo anno. La laurea forma personale specializzato a intervenire nel caso di frane ed eruzioni vulcaniche. Bandite per? le esercitazioni sul territorio, dato che la citt? ? bagnata dal Tirreno.
Pi? attinente alle risorse locali ? quindi l?Universit? del mare, nata nel 2004 a Campobello di Mazara, paesetto a qualche chilometro dalla costa. Dipende dal polo decentrato di Trapani: ? una sede distaccata della sede distaccata. Esempio di devoluzione accademica all?ennesima potenza, piuttosto diffuso nell?isola. Le cose, per?, promette il nuovo rettore di Palermo, Roberto Lagalla, dovranno cambiare: ?Rivedere il sistema sar? uno dei miei primi atti? assicura ?Ci sono modelli buoni, ma altri pessimi, molto costosi e senza alcuna vocazione territoriale?.
Proposito di razionalizzazione condiviso anche dal magnifico rettore di Messina, Franco Tomasello, a capo di un ateneo che ha fatto dell?espansione territoriale uno dei suoi marchi distintivi. Perch? limitarsi ai confini regionali, si sono chiesti a Messina? ? seguito dunque lo sbarco in continente: non solo a Reggio Calabria, ma anche Locri, un centinaio di chilometri a nord dello stretto.
Notevole pure l?attivit? di colonizzazione a sud, che ha permesso di spingersi fino a Priolo, nel siracusano. In verit?, non sono state disdegnate nemmeno le citt? pi? vicine, come Barcellona Pozzo di Gotto, che dista 37 chilometri: ha due corsi e circa 200 studenti. Una sede per cui si spese (e spese) nientemeno che il Parlamento, approvando nel 2003 una legge dal seguente titolo: ?Interventi per l?espansione dell?universit? di Messina nelle citt? di Barcellona Pozzo di Gotto e di Milazzo?. Non si tratt? di quisquilie, ma di ben 7,5 milioni di euro da spalmare in tre anni. Primo firmatario fu il senatore del Popolo delle Libert?, Domenico Nania. Un aiuto disinteressato? Non proprio: il politico ? di Barcellona, dove ? sindaco il cugino Candeloro Nania. Unico requisito per avere il finanziamento: creare indirizzi particolarmente innovativi. E l?estro non manc?: nacquero cos? Mediazione culturale per l?integrazione multietnica e Scienze sociali per la cooperazione e lo sviluppo.
Nei corridoi della bella sede barcellonese una ventina di studenti attende l?inizio delle lezioni in Storia delle Dottrine politiche. Il professore, Dario Caroniti, insegna a Messina. Prima di infilare l?aula, spiega: ?Il decentramento selvaggio ? una delle cause del crollo delle universit?: serve solo ad aumentare cattedre e poltrone? sostiene. ?Si assumono docenti a contratto: impiegati, assistenti sociali e insegnanti delle superiori. Mentre quelli di ruolo viaggiano malvolentieri: ci sono corsi che non partono per la mancanza di professori?.
A Patti, 28 chilometri pi? a ovest, si rischia la stessa fine. Qui c?? Scienze giuridiche, foraggiata da curia e comune. I professori raccontano di non essere pagati da due anni per le difficolt? finanziarie dell?amministrazione. ?N? le spese per le trasferte e nemmeno il costo della supplenza? specifica Emilia Calabr?, che insegna Diritto del lavoro. La raggiunge la collega a cui ha chiesto un passaggio per tornare nel capoluogo: ordinario a Messina, chiede l?anonimato: ?Gli enti locali si stanno dissanguando. I sindaci promettono: ?Daremo una laurea ai vostri figli! E le universit?, spinte da manie di grandezza, acconsentono. Ma le sedi distaccate costano?. Si sistema i capelli biondi e, sarcastica, chiosa: ?Converrebbe affittare due pulmann ogni giorno e portare i ragazzi avanti e indietro da Messina?.
Un paradosso, ma solo fino a un certo punto. Sono molti i comuni siciliani che si sono svenati pur di garantire una facolt? sotto casa. Promesse che si sono rivelate onerosissime. Per questo il rettore della Kore di Enna, Salvo And?, giura e spergiura che non delocalizzer?: ?? un sistema che ha prodotto effetti perversi. Ci sono citt? che si sono indebitate all?inverosimile pur di fregiarsi di un corso? sostiene ?Con i loro soldi si fa cassa e vengono banditi posti per docenti. Tutto a discapito della qualit??.
Pure il consorzio degli enti locali ennesi che finanzia la Kore ? finito per? nel tritacarne del dare e avere. L?ateneo di Catania lo ha citato in giudizio, chiedendo 20 milioni di euro di arretrati. Il problema ? che il decentramento si paga, e pure tanto. Circa 5 milioni e mezzo di euro sono costate all?universit? etnea i due corsi di laurea in Scienze dell?amministrazione e quella in Economia aziendale attivate a Modica, nel ragusano. Il comune, che doveva farsi carico della spesa, per adesso ha pagato solo 378 mila euro.
A Comiso, dove tre anni fa ? nato un corso in Informatica applicata, le cittadine del circondario si erano impegnate solennemente: i soldi li metteremo noi. E chi li ha visti? Catania ora reclama un milione di euro, e va avanti a decreti ingiuntivi. Ne valeva la pena? Forse no, visti i 113 iscritti. E a Caltagirone ? stato fruttifero Progettazione e gestione di aree a verde, parchi e giardini? Inaugurato nel 2002 con la sponsorizzazione di provincia e comune, arranca vistosamente. Ha 74 studenti e 830 mila euro di passivo: 11 mila per ogni potenziale agronomo.
Un?espansione forsennata, guidata con mano ferma dall?ex rettore Ferdinando Latteri, in carica fino al 2006, poi deputato del Partito democratico e, a seguire, del Movimento per l?autonomia. I conti adesso li sta facendo il suo successore, Antonino Recca: ?Quest?anno non attiveremo il primo anno in quattro sedi. Il decentramento ? servito solo ad accontentare la politica locale e a distogliere fondi. Si sono giocate intere campagne elettorali su queste promesse. Il risultato, per noi, sono 40 milioni di debiti?.
A dire il vero, non ? l?unico lascito. L?universit?, negli anni passati, ha bandito decine di cattedre in corsi ora a rischio: 23 docenti di ruolo a Modica, 7 a Piazza Armerina, 5 a Comiso. Tutti professori che potrebbero dover rientrare a Catania.
La spesa per il personale, del resto, in alcuni casi ? a dir poco scriteriata. Fortunatissimi, ad esempio, gli studenti di Scienze agrarie tropicali e subtropicali a Ragusa. Oltre a una stupefacente sede su un?altura della citt?, possono contare su insegnamenti quasi personalizzati. Per dirne una: le lezioni di Protezione delle colture tropicali e subtropicali le seguono in cinque. Non c?? da stupirsi: in tutto ci sono 220 iscritti. E i professori? Tra supplenti, a contratto e di ruolo si arriva a 62: ognuno segue in media 3,5 allievi. Meglio di una classe di recupero.
Insuperabile per? la ventura dei 66 iscritti a Economia e gestione delle imprese agroalimentari: hanno 39 docenti che devono occuparsi di meno di due studenti a testa. E dove si trova questo meraviglioso esempio di decentramento a misura di giovane? A Nicosia: 15 mila abitanti, entroterra pi? profondo dell?isola. Un posto da lupi, eletto nel 2001 a splendido luogo di studio. L?Universit? di Catania ci ha gi? rimesso 1,3 milioni di euro. Eppure a questo affaccio accademico sui Nebrodi non riesce a rinunciare.