Uno schiaffio più potente della pena di morte.

E’ assurdo e innaturale che la madre della vittima debba uccidere il colpevole, spingendo la sedia su cui poggia i piedi, mentre è appeso con un cappio al collo. Succede in Iran, succede ancora oggi. Si chiama “Qisas” ed è la legge sulla retribuzione, parte della Sharia, la legge islamica basata sui testi sacri. A questa incredibile condanna è arrivato Balal, diciotto anni, colpevole di aver ucciso a coltellate il ventenne Abdollah Hosseinzadeh, per le strade di Royan. La madre di Abodollah, quando tutti si aspettavano spingesse la sedia, ha invece schiaffeggiato Balal, salvandogli la vita. Il marito della signora ha poi liberato il condannato dal cappio intorno al collo. Ne è seguito un toccante abbraccio tra le due madri, quella della vittima e quella dell’assassino, accompagnato da un pianto liberatorio. La motivazione del perdono, potrebbe stare proprio nell’aver vissuto il dolore della morte del proprio figlio e quindi compatire la madre di Balal che avrebbe provato lo stesso dolore. Per il padre, invece, sembra si tratti della conseguenza di un sogno premonitore, in cui il figlio gli avrebbe detto di trovarsi in un posto bellissimo e non sarebbe stato necessario vendicarsi. Così Balal è stato perdonato, un gesto bellissimo, un simbolo di pace, di amore di madre, che spesso supera i limiti della legge, dei precetti religiosi ormai fuori luogo e fuori tempo. E’ difficile accettare una legge che per punire un omicidio ne obbliga un altro, dopo migliaia di anni trascorsi dai tempi della legge del taglione, si sono fatti passi da gigante sotto il profilo culturale e intellettuale e la pena di morte è una realtà che dovremmo lasciarci alle spalle, invece è più che mai in voga. In Iran è pratica ancora molto comune e diffusa, si effettuano più condanne a morte solo in Cina. Eppure, la fredda vendetta delle legge sacra si è chinata, in questo caso, alla forza prorompente del perdono. Ed è questo il messaggio che mi piace evidenziare e dedicare a tutti lettori di questa rubrica per la festa di Pasqua, che significa resurrezione, rinascita, e vuole essere, per me, auspicio di rinascita culturale e segno di speranza per un mondo migliore. Anche fosse soltanto perché un uomo si è salvato da una condanna a morte. Buona Pasqua.

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.”