Uomo ucciso da un cinghiale a Cefalù, dibattito alla Regione

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Dopo la morte del pensionato, aggredito da un cinghiale nelle campagne di Cefalù, il caso approda alla Regione. E’ stato convocato per oggi alle 12 un incontro in commissione Ambiente, presieduta da Giampiero Trizzino, alla presenza degli assessori al Territorio Maurizio Croce e della collega all’Ambiente Rosaria Barresi. “E’ chiaro che quello che sta avvenendo nel Parco delle Madonie – ha scritto sui social il pentastellato Trizzino – ha raggiunto i contorni di una situazione pericolosa e pertanto necessita di azioni rapide con la necessaria premessa, però, che l’eventuale abbattimento selettivo deve considerarsi l’ultima ipotesi”.

La tragedia che ha colpito Salvatore Rinaudo, 77 anni, rimasto ucciso dopo essere stato attaccato da un cinghiale fuori dalla propria abitazione in contrada Mollo a Cefalù, ha dato il via al dibattito politico sul caso, costringendo la Giunta regionale a riunirsi in tempi brevi per adottare i primi provvedimenti e contenere il fenomeno. Critico il punto di vista del Movimento 5 Stelle, con i deputati regionali pronti ad attaccare l’inerzia della Regione nel prendere le dovute contromisure: “Risale a più di un anno fa – scrive ancora Trizzino – l’audizione sul ‘sovrappopolamento della fauna selvatica’ con la quale abbiamo chiesto al Governo di individuare azioni rapide per contrastare il fenomeno dei ‘suidi’ nel Parco delle Madonie. Ancora più vecchia è l’interrogazione di Claudia La Rocca, con la quale chiese delucidazioni sulle proposte messe in campo dall’amministrazione regionale. Da allora poco o nulla sembra essere stato fatto”.

Durante l’incontro di oggi in commissione saranno presenti anche alcuni esponenti delle associazioni ambientaliste e alcuni amministratori locali. E se da una parte si apre il dibattito sul caso, dall’altra Trizzino ha voluto a sottolineare il proprio stupore per l’esistenza di un’apposita legge regionale, la numero 12 del 2008, che però non avrebbe sortito alcun effetto: “La norma all’articolo 1 dispone che ‘nei parchi e nelle riserve naturali […] ove si verifichi un abnorme sviluppo di singole specie selvatiche tale da compromettere l’equilibrio ecologico […] gli Enti gestori delle aree naturali protette predispongono piani selettivi, di cattura e/o di abbattimento, al fine di superare gli squilibri ecologici accertati. Come se non bastasse il successivo Decreto 121/2011 – continua – stabilisce ulteriormente che l’Ente Parco delle Madonie ‘è autorizzato ad attuare il piano di controllo della popolazione di suidi’ (art. 1), che ‘dovrà stipulare protocolli di intesa con la ripartizione faunistico-venatoria, l’Istituto zooprofilattico, le Asl, le associazioni venatorie e le associazioni ambientaliste’ (art. 2) e che ‘con cadenza semestrale dovrà presentare una dettagliata relazione sull’attività svolta’ (art. 3). Alla luce di queste norme c’è da capire cosa non ha funzionato e soprattutto perché”.

Intanto la Procura di Termini Imerese, dopo aver acquisito della documentazione, ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per omicidio colposo, con l’obiettivo di verificare eventuali responsabilità penali sulla morte di Rinaudo. Ieri si sono celebrati i suoi funerali nella chiesa di Santo Stefano Purgatorio, cui ha preso parte anche la moglie del 77enne, rimasta anche lei ferita dopo l’attacco del cinghiale e curata dai medici dell’ospedale San Raffaele Giglio con una prognosi di 15 giorni.

 

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