Vincenzo Capuana (PD): «Non mi vergogno di essere castelbuonese»

Erano i primi giorni di novembre. 

Erano i giorni grigi, d’autunno. 

Con un frastuono nell’aria di prediche e litanie desuete di una grancassa che suona senza  una orchestra o peggio ancora, con libero arbitrio, assegna patenti su capacità e di  moralità o fa l’esame del sangue agli altri per distinguerlo dal più rosso che è il proprio. 

Fra ultimi clienti affezionati, l’orchestra (per modo di dire) suonava come sul Titanic già squarciato dall’iceberg della pandemia. 

Erano i giorni dove era demodè non esser “covid free”. 

Erano giorni di pubblicità ingannevole di territori vergini e bellissimi senza il mostro  pandemico ad attanagliare, con paure ed angoscie, diffuse fragiltà. 

Ma erano giorni di malattia: nascosta, quasi fosse vergogna riconoscerla ed ammettere, che si diffondeva come macchia d’olio ma non accertata nei report ufficiali. 

E al pubblico ludibrio addidati coloro, pochi ed isolati, che erano in connessione con la  sofferenza reale del paese reale. 

Erano giorni in cui qualcuno pubblicava chat che confermavano in pubblico ciò che  veniva scritto in privato; scritto, proprio perché le parole scritte “leggiri si hanni” non si possono fare ricami. 

E dopo poche ore qualcuno pubblicava un documento “ci vergogniamo come castelbuonesi e denunciamo lo sciacallaggio del Pd”. 

Devo esser sincero: in quell’8 novembre ci furono ore di solitudine dove ho pensato di scrivere una lettera di dimissioni come segretario pro-tempore del Circolo del Pd non perché avevo qualcosa di cui vergognarmi ne tantomeno avesse ragione chi ha pubblicato la chat e/o scritto quel documento; semplicemente perché mi sono chiesto a  che cosa servisse un impegno totalizzante quando un pezzo di comunità anche politica,  anche la mia, non meritava un impegno così totalizzante. La vicinanza di molti, non  tutti, nella mia comunità politica dentro e fuori Castelbuono e soprattutto la vicinanza  delle sofferenze reali del paese reale, quello conosciuto per mezzo di una compagna di  vita che ha fatto la sua missione di vita aiutare chi ha bisogno ed è sola nel bisogno,  non solo mi ha fatto desistere ma ha dato ancor più la forza per cambiare e costruire  con gli occhi di un bambino l’alternativa all’esistente.

Ieri un altro squarcio: una verità, la verità etica con parole disprezzanti la dignità umana  (non me ne importa nulla di quella giudiziaria). 

Ho aspettato ore per leggere prese di posizioni di chi ha la responsabilità pro-tempore di  amministrare questa comunità. 

Attendevo immediati documenti dove si affermasse, in linea con quello dell’8  novembre, “di vergognarsi di essere castelbuonesi”. 

Ed invece solo il frastuono del silenzio e quel documento che appare come un vecchio  foglio di giornale trascinato via dal vento; gli ultimi clienti affezionati scomparsi sulle  scialuppe di salvataggio, gli amici andati via e quella misera orchestrina che non suona  più, ed abbandonata al suo destino, come sul Titanic ormai quasi affondato. 

Ma io no, non mi vergogno di esser castelbuonese. 

Vincenzo Capuana