“Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti” (Antonio Gramsci)

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti” (Antonio Gramsci)
di Ylenia Ignatti

La crisi politica che sta attraversando l?Italia è la crisi dei partiti. Se in Italia la crisi è così consolidata è perché alla crisi di progettualità si è andata a sovrapporre una vera e propria crisi strutturale di questi. Per riaffermare la democrazia bisogna partire dalla memoria. L?associazionismo politico che resiste è quello che ha memoria. La convinzione imperante in questi ultimi decenni è stata quella di riformare il partito distruggendo il tessuto della memoria, appunto. Tanti hanno cambiato colori di bandiera e nomi, cioè quei simboli che rendono riconoscibile il partito a chi vi aderisce ( ed anche agli avversari) e la distruzione della memoria politica è un fattore importante nella crisi politica italiana. La crisi dei partiti italiani di sinistra non passerà di certo con il cambio svelto di bandiera, né con spinte giovanilistiche o di ??rottamazione??. La sinistra italiana potrà riformarsi solo dopo avere riflettuto a lungo sui mutamenti nazionali, sovranazionali della società democratica tutta, anche di quella europea. Nel nostro Paese c?è l?esigenza, urgente, di uscire una volta per tutte dall?era del ??berlusconismo??, di distruggerne le schegge rimaste in giro. Altra esigenza immediata è superare il governo di emergenza, perché la politica è stata messa all?angolo. Probabilmente sono stati gli stessi partiti che, rifiutando un gesto di coraggio, si sono messi da parte perché in momenti delicati come questo, nei momenti di crisi, a nessun partito conviene prendere decisioni da esecutivo. Nonostante ciò, c?è il bisogno di riavviare la vera politica, quella che corre al confronto elettorale con programmi e idee per il Paese. In questi giorni il tema principale, che l?opinione pubblica sta discutendo, è il finanziamento pubblico ai partiti. L?antipolitica diffusa porta molti a ritenere, in modo superficiale, che il finanziamento pubblico ai partiti è da eliminare totalmente. Di certo i costi della politica devono essere bilanciati, controllati e adeguati all?Europa, però, confondere gli errori (gravissimi) di alcuni con un elemento che sta alla base della cultura democratica è pericoloso. Cercare di guardare avanti, imitando ??modelli americani??, significherebbe fare un passo indietro. Infatti, il finanziamento pubblico in un partito popolare è linfa vitale, perché se no sarebbe un partito governato dalle lobby, come in America. In Italia dobbiamo tornare alla fine della seconda guerra mondiale quando si sentiva la necessità di democrazia e dei partiti, perché il fascismo li aveva distrutti. I partigiani hanno lottato sulle montagne per la libertà e per la democrazia, non dimentichiamolo! Non dimentichiamo che in un paese democratico c?è bisogno dei partiti, partiti credibili. In un paese dove il tasso di disoccupazione giovanile cresce, dove gli imprenditori si suicidano perché non possono più pagare i loro operai, dove non si investe sull?istruzione e la ricerca ma su gli F-35, dove nascono pericolosi movimenti neo-fascisti e omofobi; In un paese stanco e avvilito abbiamo bisogno di partiti credibili, di sezioni di partito che tornino a ricoprire le loro funzioni e che stiano vicine alla loro gente.Fino a poco tempo fa non mi ero mai schierata, mai mosso un solo dito per cambiare qualcosa. Poi un giorno ho sentito l?esigenza (ed il dovere) di farlo. Così è iniziata la mia esperienza con i Giovani Democratici, in particolare con quelli dell?Emilia Romagna. Ho abbandonato la via, deleteria, dell?antipolitica e ho scelto di stare da una parte. I GD sono una realtà stimolante, linfa che alimenta la politica in modo sincero e realmente impegnato, esempio alto di ??partecipazione alla società??. La militanza con i compagni emiliani è una scuola di formazione politica giornaliera. Racconto questo perché, adesso, mi rendo conto che fare politica richiede impegno, serietà e passione. Tutti possono fare politica, ma per farla bene bisogna essere preparati. Non si può pensare di improvvisarsi politici se non si ha consapevolezza di ciò che si sta facendo, soprattutto se non si hanno degli obiettivi chiari. Se così non è si rischia di restare ??portaborse?? di qualcuno. Mi piacerebbe che anche a Castelbuono i ragazzi iniziassero a dire che l?antipolitica non porta da nessuna parte. Si rischia di delegare, delegare per poi essere rappresentati dagli incapaci. E? un dovere Partecipare alla vita politica, troppo facile è il mestiere di chi sta a guardare a bocca aperta! I giovani di oggi devono difendere ciò che i partigiani hanno conquistato con fatica, spesso perdendo la loro vita in nome della libertà. Dobbiamo difendere la nostra Costituzione e i nostri diritti, in poche parole dobbiamo Impegnarci. Per farlo non è affatto vero che bisogna abbandonare le utopie ed i sogni. Eduardo Galeano diceva “L’utopia è là, all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai la raggiungerò. A cosa serve l’utopia? Serve a questo: a camminare” . Sperando in un futuro migliore,auguro a tutti un buon 25 Aprile!