Zona artigianale, ammesse in graduatoria altre dieci ditte

(MADONIELIVE.COM – Giuseppe Spallino) Il 16 settembre il sindaco Mario Cicero con un comunicato stampa dal titolo ?Si realizza un sogno? annunciava che ?l?Amministrazione ha assegnato i capannoni e le aree per poter edificare i propri opifici? alle prime otto ditte artigiane che ne hanno fatto richiesta. Adesso la Commissione comunale per la zona artigianale, presieduta dal primo cittadino, ha redatto una graduatoria alla quale sono state ammesse altre dieci ditte. Ecco la graduatoria dal primo all?ultimo posto: 1) Fiasconaro srl, 2) Antista Pietro, 3) Colantoni Giuseppe, 4) Cicero Mario, 5) Vignieri Agostino, 6) Mazzola Vincenza amm. Eco.Edil srl, 7) Lupo Anna, 8) Di Napoli Domenico, 9) CLS Artigiani di Cicero A. e G., 10) Particolari srl di Prestigiovanni Benedetto.

2 Commenti

  1. Devono ospitare spazi di lavoro a dignità di lavoratore queile stalle per buoi o canili che da settimane e in attesa dello sforzo (attenzione all’ ernia) del presidente, Signor Giuseppe Capuana, ci tocca di vedere sul sito di Castelbuono ? Formazione, qualificazione e aggiornamento professionale; ricerca di nuovi profili artigianali (sono tanti) in grado di incominciare a rispondere alla domanda dei castelbionesi, prima, delle Madonie, poi, e della Sicilia, infine, non trovano ancora la giusta collocazione nelle manti del Sindaco, dei componenti della Commisione dei gettoni da fame (perché quelle ricompense ? Per stare seduti qualche oretta senza proporre nulla ? E allora vien quel “cornuto” di castelbuone che è il sottoscritto per offrire al Sindaco la collaborazione dello Studio PAA PiroArchitektenAssoziierte per la redazione di progetti ed esecutivi di cantiere (all’ inizio solo il rimborso delle spese vive e la consulenza via-internet gratis et amor Dei) per i capannoni, istretto contatto con i titolari delle singole attività artigianali sino ad oggi noti e gli altri per i profili artigianali da individuare. Edilizia sostenibile, risparmio energetico, risanamento energetico degli edifici esistenti sono ambiti che potrebbero offrire infinite risorse di lavoro innovative a chi farebbe del suo impegno l’ occasione di soddisfare la domanda locale all’ insegna della qualità e della professionalità. Corsi di formazione per apprendisti e maestri-artigiani in stretto contatto con Camera di Commercio e Industria; stretto contatto con istituzioni della Germania e contatti con operatori della Germania (lavori in ferro e metallo; falegnemeria; carpenteria in legno per tetti; impermeabilizzazioni di tetti piani e quant’ altro è necessario all’ edilizia; esecuzione di giardini pensili per quelle ditte che operano nel settore del giardinaggio e dei fiori; lavori di intonaco esterno e interno; lavori per l’ interno con proedimenti a secco, etc.). Quante cose si potrebbero fare per Castelbuono e per l’ Italia e dare così, una risposta seria e concreta agli sforzi del Prof Monti e della sua squadra di Governo. Con la mente e i piedi ben saldi in Germania è penoso vedere l’ arrancare (almeno fosse tale) del nostro Paese che potrbbe fare tanto. Più di quanto è possibile immaginare se . . .
    Io allora propongo a chi è armato (animato !) di buona volontà di contattarmi. Chiedermi consigli. Per e-mail, fax, telefono potrebbe tentare almeno uno sforzo. Si, tanto per . . ., insomma. Sul sito http://www.paa-teorico.eu gli interessati trovano nella rubrica “Contatto” i miei dati e un formulario all’ uopo attivato. Svegliamoci e vediamo cosa potrà venir fuori. Credetemi: non è difficile. Intanto il Signor Capuana, se c’ è, batta un colpo e ci faccia sapere cosa c’ è di serio nel sedicente Piano Particolareggiato della zona artigianale.

  2. Se il valore della cultura edilizia sostenibile di Castelbuono dovesse dipendere dalla valutazione dello stato di conservazione del patrimonio edilizio urbano e di quel complesso a mo’ di un canile comunale da adibire a spazio di lavoro a soglia del XXI Secolo già superata, beh . . . allora non resterebbe che pelarsi i capelli, cospargersi il capo di cenere, mettersi davanti ad uno specchio e schiaffeggiarsi. E si, in quanto a proposito di specchi la cultura del costruire e del conservare quanto pervenutoci dal passato altro non è che lo specchio della società. E quella di Castelbuono, ad essere sinceri, è veramente deludente in conseguenza di quel clima di proletarizzazione spirituale e morale instaurato con l’ avvento della sindacatura – naturalmente espressa e voluta dal popolo – del Signor Mario Cicero con alle sue terga tutto l’ apparato del culturame del partito che l’ ha espresso. Se stanno così le cose, la riedizione della stessa esperienza vettoriata da altri personaggi della stessa famiglia non farebbe sperare certamente nulla di nuovo e di buono, alla faccia deil’ impegno (soltanto verbale) dell’ attuale capo del Governo nelle sue prediche quotidiane a base di “fase 2” del suo programma e “crescita” che dovrebbe essere economica e di sviluppo. Le cose però non stanno così, vuoi in quanto il Sindaco è impegnato o a giocherellare con il giocattolino della politica per posizionare nella via Isnello il nome di Sandro Pertini (il pari primo cittadino di Milano, messo in un angolo Craxi, è alla ricerca di una piazza per Enrico Berlinguer) o a tessere chissà quali programmi da consegnare al suo successore per fare di Castelbuono – dopo il paese dei vini – un cenacolo della cultura. Lo spessore dell’ interesse culturale per l’ architettura e l’ arte del costruire all’ interno della società, almeno nei Paesi della Mitteleuropa, si riconosce dalla qualità dell’ edilizia residenziale e industriale, in ispecie nella Svizzera dove il concorso (non la concorrenza !) di progettazione sia nel pubblico che nel privato è prassi quotidiana finalizzata a produrre una migliore cultura edilizia. È a mio avviso importante sensibilizzare la società circa il significato culturale del costruire, specialmente per l’ impresa (piccola, media o grande) che ha l’ opportunità di far conoscere la sua Corporate Identity e dimostrare l’ impegno con il quale intende manifestare i propri valori imprenditoriali sia in termini innovativi che per quanto attiene il linguaggio (formale) dell’ architettura, in ragione del fatto che in un Paese normale e in via di sviluppo come il nostro, il “posto di lavoro” dovrebbe essere considerato come il luogo nel quale si trascorre la maggiar parte della vita. Per sfortuna l’ imprenditoria del nostro Paese non è ancora sensibile al significato e al valore della buona architettura anche per il fatto che i produttori di questa soffrono di stiticità e a loro poco importa il miglioramento dell’ immagine dell’ impresa, delle condizioni di lavoro dei suoi dipendenti e di conseguenza il loro identificarsi nei valori che esprime l’ impresa stessa. Affinché l’ architettura industriale nel futuro possa contare di più, deve semplicemente esprimere qualità , senso di responsabilità dell’ imprenditore e fantasia. Ma, soprattutto, essere capace di coinvolgere il progettista, il politico, la P.A., la società in uno sforzo comune. Architettura e cultura edilizia, dunque, avranno la forza di diradare le tenebre che avvolgono il polo artigianale di Castelbuono ? Io ho i miei fondati dubbi.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.